Lo Slalom del 17aprile | Cosa leggere, sapere e vedere

 

 

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1 giorno al rientro di Remco Evenepoel

  

 Che cosa stanno leggendo in Europa

 🟨   In Inghilterra la celebrazione dell’Arsenal e di Saka – In Spagna e in Francia l’eliminazione del Real Madrid e di Mbappé –  In Italia la semifinale dell’Inter

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|   Il Real è un magnete

Sami Khedira

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La Champions adesso sembra la NBA

Avremo la settima finale diversa in sette anni

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LA QUALIFICAZIONE DELL’INTER

La Germania è dunque fuori dalle semifinali benché sia la quarta nazione con più Coppe e la quarta con più finali. Può dirsi una sorpresa ma non una novità. È  la quinta volta nelle ultime sette edizioni. Il Bayern inoltre è stato eliminato ai quarti di finale in quattro delle ultime cinque stagioni. Harry Kane ha segnato contro la 21esima avversaria diversa di Champions. Ha superato così Paul Scholes [20] tra gli inglesi, mentre Lautaro Martínez è diventato il secondo argentino a segnare in cinque partite di fila di Champions dopo Lionel Messi [lo ha fatto in 3 occasioni]: i suoi otto gol stagionali ora sono secondi solo ai 9 di Hernán Crespo del 2002-2003. Sono tutti dati Opta. 

Scrive Paolo Tomaselli sul Corriere della sera che è stata “una notte controvento” per Simone Inzaghi, “ma senza mai perdere il timone. Notte da tregenda che un po’ diventa leggenda. C’è ancora strada da fare. E l’Inter ha una voglia matta di farla”. Nelle sue pagelle ha dato il voto più alto [8,5] a Lautaro Martinez, l’ha visto come un “capitano Achab nella tempesta iniziale, arpiona ogni pallone utile con una pulizia tecnica quasi perfetta. Il gol di prepotenza toglie l’Inter da un’apnea devastante. Toro infinito”.Ma ci sono anche un paio di 7,5 per Acerbi e Bastoni. Il primo è “Ministro della Sofferenza, dirige una difesa che nel suo piccolo vuole scrivere la storia. Una pagina bianca ogni tanto ci sta, ma 5 gol in 14 partite restano una primizia”, il secondo merita l’appellativo di “Bastonbauer oggi più che mai, anche se il gol di Dier è un rebus. Il suo recupero all’inizio, alle spalle di Olise lanciato in area, ha lo stesso peso di un gol. E anche in attacco rulla il tamburo”.

  L’Équipe torna a cantare le gesta del pelide Donnarumma e stamattina dedica due pagine fotografiche a i cinque bijoux di Gigio, i cinque momenti decisivi in cui si è opposto agli attaccanti dell’Aston Villa pesando sull’esito della qualificazione alle semifinali. 

  Sempre su L’Équipe intervista a Paulo Fonseca nel cuore della sua squalifica per aver messo la testa contro la testa dell’arbitro, una delle immagini della crisi di nervi in cui il calcio francese si dimena da tempo. Fonseca dice che gli costa, gli costa moltissimo stare lontano dal campo, ma suggerisce l’ipotesi che la sua squalifica abbia compattato la squadra, con sollievo per la classifica. Scusa Fonse’: e allora fatti squalificare sempre, no? Stasera il Lione è in casa del Manchester United per l’Europa League. 

 

Curtis, Mao e compagnia: l’età dei post sdraiati

  Correre: Anoressia atletica: cos’è e come riconoscerla  ➔  È un disturbo alimentare che si manifesta principalmente tra atleti e runner, caratterizzato da una restrizione calorica eccessiva e un’attività fisica intensa, con l’obiettivo di migliorare la performance o mantenere un peso corporeo ideale. Sebbene non sia ancora riconosciuta ufficialmente nei manuali diagnostici come disturbo autonomo, condivide molte caratteristiche con l’anoressia nervosa e può avere gravi conseguenze sulla salute degli atleti. [tutto qui]

  Spazio Ciclismo: Doping, solo 4 casi in tutto il mondo per il ciclismo nel primo trimestre del 2025 Il dato emerge dal rapporto diffuso dal Movimento per un Ciclismo Credibile, organismo a cui aderiscono molte (ma non tutte) squadre professionistiche. Dei 4 casi rilevati, 3 riguardano l’attività su strada e uno la pista; inoltre, i 3 sopradetti sono riconducibili tutti all’adozione, da parte della Federazione Ciclistica del Portogallo, del passaporto biologico anche per le formazioni di categoria Continental. Di fatto, quindi, non è stato rilevato nessun caso di doping al di fuori del Portogallo, per quel che riguarda l’attività su strada, nei primi mesi del 2025  [tutto qui]

       

Il calcio di Mario Vargas Llosa

 

Quando Nando Martellini disse e sono tre, e sono tre, quando Spillo Altobelli segnò il terzo gol alla Germania, Mario Vargas Llosa nella tribuna del Bernabéu stava dettando al Giornale il suo pezzo dicendosi “stregato da questi italiani che in finale, sul 2-0, con una arroganza che ora noi apprezziamo, invece di difendere il trionfo, si lanciarono all’attacco

Il premio Nobel per la letteratura sarebbe arrivato quasi trent’anni più tardi, ma nel frattempo se ne stava circondato da quella straordinaria fioritura di premi Strega inviati dai giornali al Mundial 1982: Giovanni Arpino per La Stampa, Manlio Cancogni ancora sul Giornale, Mario Soldati per il Corriere della sera [a parte Brera, Mura, Sconcerti, Beha, Oreste Del Buono].

Soldati sul Corriere della sera scrisse che il romanziere peruviano Mario Vargas Llosa, che segue il Mundial come me, scrivendone per vari giornali, e che ha avuto contro la nostra squadra parole perdonabili visto che la squadra del suo Paese è stata eliminata, ha però colto nel segno col suo giudizio sui giocatori argentini. La guerra delle Malvinę, la disastrosa follia del generale Galtieri, la confusione che oggi regna a Buenos Aires hanno demoralizzato i biancocelesti, hanno avuto su di loro, al momento di scendere in campo, l’effetto di un peso di piombo, hanno minato subliminalmente la loro sicurezza e la loro voglia di vincere e quell’allegria per il gioco. Non poteva essere detto meglio

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Ma quali arrotini: la terra battuta è fatta per i creativi

Fermi tutti. E se avessimo sempre sbagliato? E se avessimo sembre sbagliato a considerare la terra rossa come la superficie cara e adatta ai più noiosi fra gli interpreti del tennis? Massì, ci siamo capiti, noiosi sta per pallettari, io la tiro di qua, tu la tiri di là, non deve mai succedere niente se non il tuo errore. Alberto Berasategui, per esempio. Gianni Clerici li chiamava gli arrotini. Fiorirono tutti insieme nel campo spagnolo, prendendo la scia di Sergi Bruguera – che però era un’altra cosa. I pallettari sono quelli che ti danno l’idea di non conoscere nemmeno le regole del gioco che stanno giocando. Loro tirano di là e questo gli basta. Ma già è diverso colui il quale cerca la riga, gioca vicino vicino ai confini del campo. 

Ecco. Fermi tutti. E se avessimo sbagliato? Se invece fosse proprio la terra battuta la superficie dove si vede più tennis in purezza? O forse lo sta diventando, ecco, forse è questo, forse lo sta diventando. Se possiamo ancora rintracciare nel rovescio a una mano il gesto della limpidezza tecnica – sempre che lo sia, sempre che lo sia stato – bisogna prendere atto che ai quarti di finale di Monte-Carlo sono arrivati in tre che lo giocano così.

Rémi Bourrieres per Eurosport France ha scritto che la prestazione di Lorenzo Musetti ha dimostrato come in un’epoca in cui la potenza è l’arma predominante nel tennis, la terra battuta offre ancora spazio all’espressione di profili più creativi e artistici. Al punto da essere l’ultimo baluardo?

È una faccenda molto suggestiva. Ai bei tempi avrebbe richiesto un supplemento d’indagine di un paio d’ore di discussione con l’amico geniale di Slalom. Accontentiamoci di Toni Nadal che in una intervista a Le Monde dice: «Nel tennis, la dimensione della rete è immutabile, mentre l’altezza media dei giocatori è passata da 1,75 dei miei tempi a 1,90. Sono anche più potenti. Suggerisco di ridurre le dimensioni delle racchette, perché la natura stessa del gioco è cambiata. Quando mi chiedono consigli tattici, non so cosa dire se non: devi colpire più forte» [suggerimento nel quale riecheggia una vecchia barzelletta ambientata nel golf che Slalom propose nel gennaio 2022, rintracciabile nel numero #846 per i collezionisti oppure qui per i più pratici].

Comunque. Uscendo da questo flusso di coscienza, Patrick Mouratoglou condivide l’analisi di zio Toni, pensa che «il tennis soffre i troppi ace e i troppi servizi vincenti». Lassa fa’ a isso, po’: lui è l’inventore dell’Ultimate Tennis Show, tra le cui regole c’è una sola palla di servizio. 

Il talento grezzo – si legge su Eurosport France – non è altro che una brutta abitudine se non si hanno i muscoli per sostenerlo. Proprio come il rovescio a una mano sta gradualmente scomparendo dai campi da gioco, il tennis creativo non ha più diritto di esistere in un mondo dove è meglio essere un bruto tozzo che un artista dal cuore tenero. È vero ovunque ma un po’ meno sulla terra battuta, forse perché è l’unica superficie a non essere stata modificata negli ultimi anni, conserva le sue ancestrali specificità in termini di lentezza e altezza di rimbalzo, sembra allora essere diventata il ritrovo per eccellenza dei poeti scomparsi dal circuito. La loro Arca di Noè, dove hanno ancora un certo diritto di espressione, anche se poi l’ultima parola spetta comunque alla potenza a tutti i costi.

È paradossale. La terra, a differenza dell’erba, ha premiato storicamente la disciplina e la ripetizione del gesto, più la meticolosità che il genio. Se batti a 200 km orari, non hai neppure il tempo di scendere a rete. È già tornata indietro la risposta, e la risposta potrebbe essere un passante. Dove te ne vai? Stai dietro. 

Stefanos Tsitsipas sostiene che a differenza del rovescio a due mani, con il quale si riesce a compensare anche una posizione più sbilenca, il colpo una mano chiede una posizione perfettamente stabile, un’impresa complicata man mano che il gioco diventa sempre più veloce. La terra offre al rovescio a una mano una libertà di movimento che consente di generare più topspin. Le statistiche di Eurosport France segnalano che fra i primi-10 rovesci con più effetto ci sono sette giocatori che lo eseguono a una mano, con Tsitsipas Dimitrov e Musetti in testa. Per non dire di quel colpo vintage che è la smorzata. 

Il tennis sulla terra battuta crea arabeschi spesso sublimi e offre un gioco multidimensionale che va ben oltre i primi due colpi di racchetta così comuni sul cemento. Così, quando alla terra battuta si addiziona un tipo come Carlos Alcaraz, il tennis ridiventa il territorio di tutte le possibilità: tutti i colpi sono ancora permessi, compresa la possibilità di conservare qualche grammo di finezza in questo mondo di bruti.

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«Sinner? Amo il suo tennis, ma a me avrebbero dato 20 anni. Non posso fare a meno di pensare a Maria Sharapova e provare pena per lei»

SERENA WILLIAMS a Time

 

     

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