C’era un varco grosso così al quale era atteso il Real Madrid dopo almeno una stagione di risultatini e basta, di numeri senza sostanza, di arrosticini senza profumo. Quando il principale argomento è che l’hai sfangata, succede che prima o dopo non la sfanghi più, e un cameriere ti porta il conto. Se sei una provinciale alla periferia dell’impero, puoi fare del realismo sincretico la tua corrente letteraria. Se aggiungi Mbappé a Rodrygo, Bellingham e Vinicius, nelle trincee ci dovresti mandare gli altri.
Marca ha girato del tutto lo sterzo. Ieri aveva una prima in cui a tutta pagina diceva che solo il Madrid può fare certe imprese, stamattina scrive che senza gioco non ci sono miracoli.
| Orfeo Suarez imbraccia la lira e su El Mundo parla del Real Madrid come di quegli amanti sempre in ritardo, quelli che ti fanno impazzire mentre aspetti. “Cento volte decidi di andartene e cento volte decidi di restare, perché credi che la fine della notte sarà unica. Quando lui non si presenta lo maledici, ma sai che sarai di nuovo nello stesso posto, con la stessa eccitazione, al prossimo appuntamento. Lo sanno tutti coloro che hanno percorso la lunga, secolare processione verso il Bernabéu, sperando in una rimonta che questa volta non c’è stata, perché la partita esigeva passione, certo, ma le passioni migliori sono accompagnate da carezze, e nessuno del Madrid le ha offerte al ballo”.
Tutta la vigilia – fino a ieri mattina – era stata accompagnata dalla mistica e dalla retorica della remontada, lo spirito di Juanito, la manita. Nella settimana santa, dice El Mundo, il giornale più critico verso Ancelotti, il calvario di Carletto è iniziato.

“L’allenatore aveva parlato di testa, di cuore e di palle, con un sorriso. La massima delle tre C è stata coniata da Seve Ballesteros. Ancelotti ha dimenticato di menzionarne una quarta: la cualidad. Il Madrid non l’ha mai mostrata, come se il ritorno dei quarti di finale fosse allo stesso tempo una metafora e un’iperbole della sua stagione. Un po’ di caos va bene se serve a sbilanciare l’avversario in un inizio infuocato. Ma dopo il gioco è necessario. Il problema non è che il Madrid non è riuscito a trovarlo al Bernabéu, il problema è che il Madrid non l’ha trovato praticamente mai per tutta la stagione”.
E dunque la partita con l’Arsenal viene letta come “un collage di tutti i problemi strutturali a cui Ancelotti non ha trovato soluzione dopo la partenza di Kroos. L’ingresso tardivo di Modric è stato inutile perché non è più lo stesso Modric e perché il croato non sente più lo stesso livello di autorità di un tempo. Ceballos attraversa il centro del campo come due genitori attraversano la stanza di un adolescente. Rimettono le cose al loro posto, ma niente di più”.
Al Real restano la finale della Copa del Rey e il Clásico al Montjuïc, tutt’e due le partite chiave contro il Barcellona – in Spagna gli piace così. Ha già perso due volte in stagione contro i catalani, e “il miglior alleato del Madrid sono le statistiche perché è difficile perderne quattro”. Ma secondo El Mundo il Barcellona è un esempio. Aveva bisogno di nuovi stimoli nello spogliatoio e prendendo Flick li ha trovati. “Florentino Pérez dovrebbe riflettere se il Real ha bisogno di Ancelotti, con tutto il rispetto per l’allenatore che ha vinto più titoli”.
L’impressione lasciata dall’Arsenal è che abbia fatto meno di quanto potesse, non ne aveva bisogno, non in attacco. Arteta ha chiesto ai suoi di congelare il gioco, di tenere la palla più a lungo possibile lontano dall’area, ha scelto il possesso lungo per difendersi. Brera avrebbe chiamato in causa i masturbatores pilae.
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| Julian Ruiz è il giornalista che su El Mundo qualche settimana fa diede dell’ottocentesco arrogante presuntuoso al totem Carletto. Anche lui deve aver affilato la punta nel temperamatite per una settimana e stamattina scrive che Ancelotti e Florentino Pérez hanno trasformato il Madrid in una squadra perdente. Alla maniera del vecchio Josè si domanda: “¿Por qué? Perché l’italiano è il massimo della sfacciataggine e perché il presidente ha previsto una squadra senza difensori, senza centrocampisti, perché non ha cacciato l’allenatore italiano quando il Barcellona gli ha segnato quattro gol. Quindi, la colpa è al 55% del disastroso italiano e al 45% di Pérez. Hanno creato un piccolo Frankenstein, incapace di vincere una partita vera. Florentino resta perché è il presidente ideale del Madrid, ma ha commesso l’errore di non formare una squadra equilibrata, priva di difensori dopo gli infortuni a Carvajal e Militao. Non ha ingaggiato nemmeno un centrocampista quando gliene servivano due”.
L’altra schiena su dietro cui stamattina si appuntano i cuppetielli è quella di Mbappé perché “il francese era arrivato per vincere la Champions League dopo aver guadagnato tutti i soldi che poteva. Ma dovrà aspettare”. E mon Dieu non voglia che nell’attesa debba vederla sollevare – che so – a Dembélé, Doué o Kvaratskhelia.
“Pérez ha puntato tutto sul fenomeno – scrive ancora Ruiz – e ha distrutto la stella, scomparsa in una squadra senza strategia. Ha giocato una partita mediocre, intrappolato in quella posizione da centravanti che non sarà mai la sua a causa di Vinicius, paragonabile a Rodrygo come giocoliere con dei limiti. Giocare con i due brasiliani insieme è come giocare con due in meno”.
Per l’editorialista di El Mundo il Real era un esercito ferito, senza gol, senza fortuna e convinto dell’esistenza di una cospirazione della UEFA dinanzi a un Arsenal che “ha giocato una partita terribile, ritirandosi come un agnello, con una linea difensiva composta da sette persone. Non sembrava nemmeno una squadra della Premier League. Francamente, l’Arsenal sarà una marionetta nelle mani di Luis Enrique. Ma il re d’Europa è morto. Lunga vita al re”.
UNA SETTIMANA DI ILLUSIONI
| A un corazón tan blanco come quello di Manuel Jabois, firma della cultura di El Pais con frequenti incursioni nello Sport, non rimane che cercare un modo di restare integro. Allora si dice che “bisogna perdere ogni tanto per sapere com’è quando vinci. Come si apprezzano sei delle ultimi dieci Champions League? Perdendo. Lo diceva Borges: gli unici paradisi sono quelli perduti”. Ma sotto la scorza della letteratura c’è la polpa del calcio, e la polpa del Real è inesistente anche agli occhi di uno dei suoi tifosi più fedeli. “A volte il misticismo non arriva, la storia non arriva, il Bernabéu non arriva. A volte, anche se può sembrare incredibile, per segnare bisogna tirare in porta. Ci siamo scontrati con il calcio. Il Madrid non è una squadra; È uno stato d’animo vulcanico che in certi casi esplode e travolge tutto, come l’anno scorso, altre volte resta morto, esposto alle fotografie dei turisti e alla profanazione degli avversari”.
Jabois dice che è stata “una settimana divertente e irrazionale, con un pizzico di euforia suicida dovuta esclusivamente al DNA del Madrid, un diritto acquisito attraverso tante folli imprese. Noi tifosi ci siamo concessi sette giorni di follia perché solo noi potevamo farlo. Ogni club ritiene di avere qualcosa che lo distingua dagli altri; ogni squadra si vanta del fatto che appartenerle la distingue e la rende unica. Probabilmente è vero. Gli avversari hanno sempre detto che il Real è il potere, il pilota automatico di chi si avvicina al calcio e sceglie il bianco come fanno le spose convinte che non esista un altro colore per quel giorno. La verità è che il Madrid, soprattutto il fanatismo anti-Madrid che anima il Real Madrid, ha dimostrato in questi giorni la sua unicità: sette giorni a fantasticare su una rimonta talmente scontata che la gara di ritorno pareva quasi superflua. Questo accade solo al Santiago Bernabéu. Dove sono passati un Arsenal fantastico e i suoi tifosi fantastici. Nel minuto di silenzio per Leo Beenhakker e per Mario Vargas Llosa, nemmeno una mosca è volata dagli spalti inglesi. Dei signori. E il Real ha ricambiò il favore con un silenzio scrupoloso ogni volta che arrivava nella loro metà campo”.
| È la terza volta che l’Arsenal si qualifica per una semifinale di Champions ed è la trentesima per una inglese. Solo le spagnole [38] ne hanno di più. L’unica volta che i londinesi avevano vinto quattro partite di fila nel torneo era stato vent’anni fa. Le ultime quattro eliminazioni del Real Madrid sono state tutte contro inglesi [Man City nel 2020 e 2023, Chelsea nel 2021], mentre è la seconda volta che l’Arsenal fa fuori i campioni in carica [come con il Milan nel 2008]. Mikel Arteta è il decimo allenatore spagnolo diverso a raggiungere una semifinale e solo l’Italia ne ha avuto di più [11]: sono tutti dati di Opta.
Vista da Londra questa partita è The Neverending Story giunta alla sua ultima pagina. La foto della serata è quella di Bukayo Saka in piedi sul lato nord del Santiago Bernabéu, Bukayo Saka che solleva le spalle e fa: beh, che ne dite? Il capitano di “un esercizio di pazienza, controllo e maturità” ha scritto Sid Lowe sul Guardian. Saka aveva sbagliato il solito rigore che avrebbe potuto aprire le porte alla catastrofe, avrebbe potuto far uscire … [spazio bianco a disposizione di chi legge per aggiungere il lupo dal bosco o il leone dalla foresta].