Lo Slalom del 23 febbraio | Cosa leggere, sapere e vedere

 

 

 

domenica 23 febbraio 2025

 

ATTESE

Antoine Dupont, un fenomeno all’Olimpico

Un metodo deve esserci. Forse lo conoscerà soltanto lui, ma deve esistere. Altrimenti non si spiega come faccia Antoine Dupont a calciare ogni volta una palla storta in maniera così dritta, non si spiega come le faccia attraversare una buona metà del campo in larghezza per farla atterrare tra le braccia dell’ala, a quel punto solo chiamata a spingersi oltre la linea di meta. A riguardare le immagini delle partite della Francia, questa è un’azione che si ripete e si ripete, il gesto perfetto del rugbista che oggi passa per essere il più forte del mondo. 

Lo è alla maniera in cui i migliori diventano i migliori. Sanno far tutto. L’età degli specialisti è finita, o forse si è soltanto assopita e si risveglierà in futuro. Ma oggi chi vuol essere il numero uno, deve saper mettere più cose in un corpo solo. Deve essere un centro di 2 metri e 21 che sa palleggiare, uno di 2 metri e 10 che sa passare e tirare da tre, deve essere un ciclista che sappia andare sulla strada, sulla ghiaia, nel fango. Deve essere un saltatore con l’asta che corre i 100 metri in 10.37. Oppure devi essere Dupont, l’evoluzione del mediano di mischia, il numero 9 che ha reso quasi superfluo avere un 10 accanto a lui – come ha spiegato L’Équipe in un’analisi tecnica qualche giorno fa. Lui sa passare, calciare, placcare, attaccare in prima persona la difesa avversaria, batterla con linee di corsa elusive per poi fornire assist decisivi ai compagni e anche finalizzare all’occorrenza: 13 mete in 57 presenze in nazionale [Paolo Malpezzi, Sky Sport Insider]

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IL CALCIO ITALIANO

Il ribaltone di Sergio Conceiçao

Adesso Sergio Conceiçao è sul filo. Il calcio scrive sempre le sue verità sulla sabbia. Un mese fa aveva scosso il Milan e lo aveva guidato alla Supercoppa. Incrociava per avversario suo figlio Francisco e diceva che in campo sono tutti nemici. Incrociava il suo amico Simone Inzaghi e diceva che in campo sono tutti nemici. Fumava il sigaro, alzava la Coppa e diceva che non puoi lavorare al Milan se hai la pancia piena. Voleva essere un duro. Marco Bucciantini su Sky Sport Insider ha scritto che in circa 50 giorni ha consumato più retorica d’un romanzo avariato, ha cavalcato tutte le battaglie più facili, quelle più suggestive per un tifo deluso, esaltato dalla miracolosa tournée araba, con le due avversarie più importanti e aspre battute in rimonta, e il conseguente trofeo, venduto con impeto western. Un imprudente racconto della vittoria che s’è logicamente ribaltato. Troppo in fretta ha voluto marcare il successo, così da essersi costretto da subito ad additare altri per le sconfitte o le sofferenze, rincorrendo giocatori per il campo, punendo e assolvendo e punendo ancora e perdonando ancora ma non troppo: un disorientamento che deve aver minato la credibilità del tecnico. Nell’agire è stata troppo ostentata la posa

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GESTI Il rigore di Lorenzo Lucca

Volevo essere un duro, l’ha detto esplicitamente Lorenzo Lucca alla Lucio Corsi nel post con cui su Instagram ha spiegato il suo gesto da … [spazio bianco a disposizione per aggiungere una cosa a scelta fra: egoista, bullo, macho, attaccante vero, cazzimma, garra]. Forse si è solo trattato di obbedienza, forse voleva accontentare tutti quelli che si lamentano perché sono spariti i gesti del calcio da strada. Eccolo qua. Il pallone è mio e il rigore lo tiro io. 

Da ieri sera gira una versione affascinante. Qualcuno ha ricordato che in un’intervista Lucca ha raccontato di aver fatto una squadra al Fantacalcio e di essersi comprato. Si mette sempre titolare. Voleva il +3 del rigore e va apprezzato il fatto che non abbia avuto paura del -3: il calcio è pieno di rigoristi che si sono tirati indietro – e bene hanno fatto se non se la sentivano. I compagni invece non hanno apprezzato e non sono andati ad abbracciarlo. Così almeno lo fanno perdere al Fantasanremo.

IN CENTO PAROLE  La Vittoria dell’Inter sul Genoa

Paolo Tomaselli sul Corriere della sera: L’Inter non è ancora brillante, anche se nel finale va più volte vicina al raddoppio (Leali stoppa Lautaro, Taremi non si sblocca) e raccoglie una vittoria simile a quella contro la Fiorentina di due settimane fa: più di nervi, che di qualità, ma comunque di capitale importanza in questo snodo trafficatissimo. I cambi stavolta aiutano Inzaghi, anche perché dalla panchina si alza Calhanoglu, mentre Zielinski sembra pronto al sorpasso su Mkhitaryan

AMERICHE

Non è finita solo la stagione di Victor Wembanyama, a San Antonio. Secondo Shams Charania di ESPN, anche il grande capo Gregg Popovich non sarà più in panchina per le prossime partite, di qui fino alla metà di aprile. Popovich è in fase di recupero dopo un lieve ictus subito il 2 novembre, Mitch Johnson è stato l’allenatore capo ad interim della squadra e rimarrà in panchina fino al termine della stagione regolare. Secondo Charania, il futuro di Popovich da allenatore rimane incerto dopo quasi 30 anni di carriera leggendaria, membro della Hall of Fame, cinque campionati NBA vinti,  leader per vittorie, tre volte coach dell’anno. 

Ha 76 anni e siede su una panchina dal 1973, contando pure le esperienze nel basket universitario. Aveva firmato nel 2023 un’estensione del contratto di cinque anni con gli Spurs. Mitch Johnson ha raccontato di averlo consultato regolarmente in questi mesi per preparare la squadra, gli stessi giocatori sono in costante comunicazione con lui. Ma non è ancora pronto per tornare. 

  VITE OLIMPICHE

Il libro De silence et d’or racconta l’incredibile storia dello spagnolo Sebastian Rodriguez, condannato a 84 anni di carcere nel 1986 per aver preso parte a un omicidio come mebro di un movimento terroristico, e arrivato poi a vincere otto titoli paralimpici di nuoto. La notizia della sua impresa aveva conquistato qualche piccolo spazio su qualche quotidiano nel 2000. Un quarto di secolo dopo, il francese Ivan Butel ha fatto libro, raccontando l’incredibile destino dello spagnolo, condannato per la sua appartenenza a Grapo, gruppo della estrema sinistra, ingaggiato nella lotta armata e giudicato colpevole dell’assassinio di un dirigente aziendale. Ivan Butel ripercorrere la vita di Rodriguez e il contenuto del suo libro in questo pezzo scritto per L’Équipe

Sebastian ha perso l’uso delle gambe durante uno sciopero della fame in carcere, cominciato nel novembre ‘89 e durato 432 giorni. Uno dei suoi compagni di cella è morto. Nel 1994 a lui è stata concessa la libertà condizionale per le sue condizioni di salute. Quando è uscito dal carcere di Vigo ha trovato lavoro come venditore di biglietti della lotteria per la Once, l’associazione famosa per aver sponsorizzato la squadra di ciclismo di Indurain. Scoprì nel nuoto la sua passione, tutto è cominciato così. Rodriguez aveva in animo di ripresentarsi ai Giochi di Parigi, ormai all’età di 67 anni. Nel mese di aprile è stato trovato positivo al testosterone. Dice che la colpa è di un integratore. Forse ci fanno un film. 

RUOTE

La scommessa del ciclismo in Rwanda

    I francesi e i belgi sono sei, i tedeschi tre e gli italiani due: Alessio Gasparini e lo stagista Enea Sambinello. Non è venuto nessuno dei migliori 100 corridori al mondo. Nessuno dei partecipanti ha corso l’ultima Sanremo e nessuno correrà la prossima Roubaix. La vedette della corsa è l’eritreo Henok Mulubrahn, ma non è per questo motivo che da oggi si guarda il Giro del Rwanda. 

C’è una guerra nelle regioni al confine della Repubblica Democratica del Congo e fra sette mesi la federazione ciclistica internazionale dovrebbe portare a Kigali i Mondiali su strada, per la prima volta in un paese africano. I belgi della Soudal-QuickStep hanno preferito restare a casa: potrebbe essere un tema dei prossimi mesi. Il nuovo patron Jurgen Foré ha giudicato che la situazione non fosse abbastanza tranquilla. Gli organizzatori hanno temuto che la defezione avrebbe avuto ripercussioni su altre squadre straniere. Non è successo. 

Due arrivi di tappa sono posti a pochi km dai luoghi degli scontri delle scorse settimane. Goma è a nord del lago Kivu, Kubavu a sud, al secondo punto di valico tra i due Paesi coinvolti. 

Da una decina di giorni molto sembra essersi calmato, la vita a Kigali non pare sia stata turbata dal conflitto. Nel 2024 la rivista Jeune Afrique ha classificata la città al 2° posto tra quelle più attraenti in Africa. Ci sono tre ore di strada fra la capitale e la guerra, fra la capitale e ivicini congolesi, le cui ramificazioni politiche in Belgio – spiega stamattina L’Équipe alla vigilia della cronometro che apre la corsa – non sono un segreto per nessuno.

Un dplomatico spiega che «la visione degli europei non è la stessa che abbiamo qui in Africa. Il Rwanda di Paul Kagame – dice – suscita invidia perché va contro l’ideologia postcoloniale ancora vigente in alcuni paesi europei. Come nel 1994, prima dei terribili eventi che causarono la morte di un milione di Tutsi, anche negli ultimi mesi si sono visti gli stessi segnali che annunciavano un nuovo genocidio. Nonostante i mezzi utilizzati siano stati violenti, il Rwanda si è difeso per proteggersi e non vivere la stessa tragedia 30 anni dopo». 

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     IL TELECO-SLALOM

 Guida allo sport in tv di oggi

 Oggi si chiude il Giro degli Emirati Arabi Uniti sulla salita dello Jebel Hafeet e sarebbe sorprendente se Tadej Pogacar non se andasse da solo lasciandosi tutti alle spalle. Si chiude anche il Giro dell’Algarve, dove uno svizzerino di vent’anni sta sorprendendo tutti. L’Équipe ha scritto che ha un sorriso un po’ da bambino e un po’ da cannibale. È ovviamente un compagno di squadra di Pogacar.

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   SLALOM VINTAGE 

Da dove viene quel Gianni Motta così antipatico

23 FEBBRAIO 1965

Ormai il Motta campione, quello che insulta anche chi cerca di soccorrerlo o almeno di assisterlo in gara, una bestia velenosa tutta contratta sui pedali, ma che, passato lo striscione d’arrivo, si placa immediatamente spiegando il sorriso luminoso d’una perfetta dentatura; non mai delirante, anzi controllatissimo, e persino indulgente, talvolta amabile, lo conoscono tutti, quasi un cliché, ormai. Ma da dove venga questo ragazzo, intendo dove abbia preso quel suo metallo speciale, duro, inflessibile, tagliente, quella volontà smisurata, pari soltanto all’ambizione, un’ambizione tuttavia fredda e sicura, intinta di protervia, quel suo sprezzo che rasenta la superbia, questo mi chiedo. Perche in Lombardia ragazzi di tale natura non ne trovate molti: ruvidi sì, schietti sino alla rustichezza, spavaldi da parer sfacciati, eppure sempre con una stilla di timidezza al fondo, e non mai con quella tempra metallica, quella sicurezza che rende intransigente il Gianni sino alla scortesia, almeno nei momenti eroici della sua vita di corridore, e preciso nella determinazione dei suoi traguardi.

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TENNIS

La precocità di Mirra Andreeva

Mirra Andreeva ha vinto la sua prima partita da professionista nel maggio del 2023 a Madrid, tre giorni prima del suo sedicesimo compleanno. Se non è precocità questa. Sono passati solo due anni e domani mette piede per la prima volta fra le prime-10 al mondo, alla fine di una settimana in cui a Dubai ha battuto Vondrousova, Swiatek e Rybakina per diventare la giocatrice più giovane a raggiungere una finale e vincere un torneo WTA della categoria 1000 da quando è stato introdotto il formato nel 2009. È la donna più giovane ad aver battuto tre campionesse in carica di uno Slam nello stesso torneo da quando ce la fece Maria Sharapova a Wimbledon nel 2004. Compirà 18 anni il 29 aprile. 

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REWIND  

 La giornata di ieri in un posto solo

Il gigante di Brignone e il record del mondo nella marcia di Fortunato

La giornata storica di Flora Tabanelli. I gol della serie A, della Premier League e della Bundesliga. I Mondiali di biathlon. Le corse di ciclismo della settimana

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  IL CANALE WHATSAPP

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