Lo Slalom del 7 febbraio | Cosa leggere, sapere e vedere

 

 

venerdì 7 febbraio 2025

 

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|   Ogni osteria ha la sua malizia

Proverbio italiano

 

AMERICHE

Il trumpismo tra le righe del Super Bowl

E così il miglior giocatore della NFL è Josh Allen. Coup de theatre. Il mormorio che si sente in sottofondo [Oooh] è quello dell’America tutta, stupita e sorpresa, sorpresa e stupita che il premio sia andato proprio a lui. O meglio. Non tanto che sia andato a lui, ma che sia andato a lui in questo momento. 

Fra due giorni Patrick Mahomes dei Kansas City Chiefs va in campo per vincere il quarto Super Bowl della sua carriera: nei tre precedenti è stato il migliore in campo. Lamar Jackson è il quarterback che ha ridefinito il suo ruolo, il primo giocatore nella storia della NFL a raggiungere 4.000 yard di passaggio e 900 yard corse nella stessa stagione. È da un mese che negli USA si chiedevano se ce l’avrebbe fatta a farsi eleggere per la terza volta come il miglior giocatore del campionato. Allen non sarà al Super Bowl e non ha le statistiche di Jackson. Eppure. Così i più inclini alla malizia stanno notando che Josh Allen è un bianco. Vince nell’anno in cui Donald Trump sarà il primo presidente degli USA a presenziare a un Super Bowl, lui che ebbe un ruolo nel mettere prima all’angolo e poi alla porta Colin Kaepernick dalla lega: bastò un giro di telefonate a qualche amico che ha fra i proprietari. 

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10 FEBBRAIO 2023

The Athletic adopera una formula. Scrive che il premio di MVP per il quarterback dei Buffalo Bills è meritato ma è una grossa sorpresa. È meritato se guardiamo alla sua carriera. È meritato se pensiamo che l’anno scorso fu una mezza ingiustizia non darglielo. Ma è una sorpresa se arriva ora. Allen ha 28 anni e diventa il secondo quarterback della storia a essere nominato MVP senza essere stato selezionato dall’Associated Press nella squadra ideale dell’anno. Curioso, no? Era successo solo a John Elway, che prese il premio al posto di Joe Montana nel 1987. 

Settima scelta al Draft 2018, Allen ha guidato i Buffalo Bills a una stagione ottima [13-4], non abbastanza per arrivare a giocarsi il titolo. Si è fermato all’AFC Championship Game, una partita di distanza dal Super Bowl. Buffalo non gioca la partita delle partite dal 1993. Ha concluso la stagione con 3.731 yard, 28 assist per un touchdown e sei intercetti, sei touchdown suoi, nessun pallone perduto in tre partite di play-off. 

Molti dei suoi compagni di squadra nel 2023 – scrive Joe Buscaglia su The Athletic – hanno avuto la sensazione che Allen fosse stato derubato, nonostante avesse statistiche migliori di Jackson

Allen è stato il giocatore scelto nel sondaggio anonimo condotto da The Athletic tra i giocatori NFL del 2024: chiedevano a chi sarebbe andato il premio. Come dire che lo aveva vinto prima di vincerlo. In genere lo chiamiamo risarcimento. Oltre a far avverare quella profezia – dice The Athletic stamattina – i ruoli si sono invertiti. Allen non ha statistiche così vistose quanto Jackson, Jackson se ne va con il titolo di vincitore morale.

L’EDICOLA

 Le prime pagine dei giornali

 Che cosa stanno leggendo in Europa

In Inghilterra la celebrazione del Liverpool qualificato per la finale di Coppa di Lega In Italia la sconfitta dell’Inter a Firenze In Spagna i cinque gol del Barcellona 

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IL CALCIO ITALIANO

La serata più nera dell’Inter

Quando alla batteria del campionato rimane una carica del 40%, ora che gli asterischi delle partite rinviate o sospese non riguardano più i primi cinque posti, c’è una Fiorentina in più in corsa per la Champions e un’Inter che smette di considerare virtuale il distacco dal Napoli. Adesso esiste e sono 3 punti. Non è un solco. È un elastico. Si colma o si crea in una giornata storta di uno o l’altra. Solo che di giornate da vivere in campo il Napoli ne ha quindici, l’Inter non meno di sei in aggiunta, verosimilmente qualcuna in più, nei suoi desideri almeno tredici. 

Se il quadro è questo, per sentire dove si alza il vento resta da scavare fra gesti, atteggiamenti e sentimenti. La malmostosità di Antonio Conte per un mercato di chiacchiere e distintivi è visibile ma taciuta, sta là, sotto traccia, disinnescabile finché il Napoli resterà in corsa. Se fosse saltato pure Okafor, sarebbe saltato pure il tappo: restava da chiamare Lavezzi. 

Ma scavare tra i gesti dell’Inter stamattina è forse peggio, come scrive Paolo Condò sul Corriere della sera non c’è stata reazione, né ribellione e nemmeno un’attiva disperazione” dinanzi al tracimare della Fiorentina. 

Il Caso ci mette sempre la sua mano, succede ogni volta che si compone un calendario, ancora di più quando il calendario sfrigola e poi va sistemato. Il 1° dicembre la Fiorentina era per l’Inter un’avversaria da 10 vittorie nelle ultime 11 partite.  Una volta congelata la partita per il malore di Edoardo Bove, recuperarla tra il 15 dicembre e il 15 gennaio voleva dire giocare contro un’altra squadra, una Fiorentina senza vittorie in sei partite, anzi con quattro sconfitte. La Champions ha impedito a Inzaghi di incrociare in quel periodo quella Viola appannata. L’ha ritrovata invece adesso, nella condizione d’animo di due mesi fa: la data d’origine. 

Un’accettazione quasi ineluttabile della sconfitta – dice Condò sul Corriere  – da parte di una squadra ferma, smarrita in un reticolo di passaggi orizzontali o all’indietro perché incapace di trovare un’idea alternativa allo sfruttamento delle fasce, bloccate da Palladino. La Fiorentina ha segnato tre gol sfiorandone altrettanti, l’Inter ha costruito una sola occasione crepuscolare fallita da Arnautovic, e comunque la gara era già andata. Un dominio «travestito» perché la Viola si è preoccupata di contenere e ripartire lasciando la palla all’Inter, ma appena la recuperava — e non era difficile, perché la circolazione lentissima del possesso nerazzurro era a rischio — la quantità di giocatori viola che ripartivano veloci e ben distribuiti negli spazi era impressionante

Anche Sebastiano Vernazza sulla Gazzetta la definisce la peggiore Inter dell’era di Simone Inzaghi, ma dunque se è così, se è stata molle, svuotata, lenta di gambe e di pensiero si tratta davvero di una serata – come si dice – troppo brutta per essere vera. 

Nelle pagelle di Paolo Tomaselli il voto più alto l’ha preso Kean per aver toccato il 15esimo gol in serie A per la prima volta [8.5, giudizio: Fuoriserie]. Nell’Inter ci sono una sola sufficienza per Barella e tutta una serie di sfumature che vanno dal 4 al 5.5. Giudizi. Dumfries è uno sprinter senza pista, Calhanoglu è soporifero, sonnolento. Mkhitaryan “monotono, Lautaro “illusorio perché parte bene ma poi si incarta

TESTIMONI  Riccardo Viola, figlio di Dino

 ➣  Come fa a comprare la Roma?

«Malgrado le dimissioni aveva continuato a frequentare la società e gli spogliatoi, rompendo letteralmente le scatole a tutti. L’obiettivo era prendersi la società e grazie anche a qualche pressione di Andreotti riuscì a comprarsela, se non ricordo male per circa 3 miliardi di lire. Nell’estate 1979, dopo avere venduto la Simmel, tornò a casa e ci comunicò la notizia dell’acquisto».

 ➣  Aveva qualche rito?

«In famiglia teneva al rito domenicale della consegna delle tessere di abbonamento. Prima di andare allo stadio le consegnava e poi, finita la partita, se le riprendeva. Mentre la sera della domenica mangiava pastasciutta, se aveva vinto, oppure minestrina».

 ➣  È stato senatore della Dc.

«Ha sempre utilizzato la politica, ma frequentava poco il Parlamento: era un fumatore accanito e lì non si poteva fumare. Sfruttava con grande abilità ogni situazione. Paolo Mantovani era presidente della Sampdoria e deteneva il cartellino di Pietro Vierchowod, mio padre lo aiutò a incontrare Andreotti e in cambio ottenne in prestito gratis Vierchowod. Questo era mio padre». – intervista di andrea ducci, Corriere della sera

TESTIMONI  Jordi Cruyff, figlio di Johan

 ➣  Ci viene in mente la finale del Mondiale del 1974, persa contro la Germania Ovest.

«Io glielo ricordavo spesso: “Quella medaglia non era d’oro, era di un altro colore”. E lui, convinto: “A me va bene così, con il Total Football abbiamo rivoluzionato il calcio. Preferisco che la gente ci ricordi per questo che per il colore della medaglia”. Lo ripeteva sempre, sempre, e non era una difesa, eh? Era il suo modo di intendere la vita». 

 ➣  In questa palazzina il nome di Johan resta vivo.

«Sì, grazie alle mie sorelle e a tanti professionisti. Mio padre ha fatto tanto partendo sempre dall’esperienza personale. Non aveva finito le scuole e si era reso conto di essere stato molto fortunato perché non si era mai fatto male. È stato durissimo con noi figli in tema di studi: se prendevo brutti voti non mi allenavo. Con la scuola ha cercato di dare un’opportunità a chi non l’aveva. Lo stesso in tema di inclusione: quando vivevamo in America i vicini avevano un figlio con sindrome di Down. Gli altri ragazzi per strada lo escludevano, così mio padre scese a giocare con lui. Andò in viaggio e quando tornò il bambino era parte del gruppo: papà si rese conto della forza sociale dello sport, e da lì sono partite tante iniziative. Noi cerchiamo di portare avanti il suo pensiero, le sue idee, la sua filosofia, anche nel football. Con orgoglio».

intervista di filippo maria ricci, Gazzetta dello sport

  Corriere della sera: Joao Felix e Gimenez, è amore a prima vista. Nasce il Milan da rimonta  

La Gazzetta dello sport: Leao spalle al muro Se non copre Rafa in panchina e spazio ai nuovi

Corriere della sera: Figurine Panini: inizia il tempo delle donne

Corriere della sera: Juve, assetti variabili in cerca della continuità” – Motta non si fida del Como ma vuole i 3 punti: «I momenti migliori? Quando vinci». Massimiliano Nerozzi ha scritto: Thiago è sulla soglia di un ciclo tremendo, con la sfida all’Inter nel mezzo dei playoff di Champions, e il primo round martedì. S’annunciano assetti variabili, con Kolo Muani (favorito), la prima convocazione per Lloyd Kelly e, chissà, l’esordio per Alberto Costa. Da qui alla fine, serviranno tutti.

Repubblica: C’è una Rolls sul lago di Como. Tra hotel e palestra da solo, Dele Alli e l’Italia per rinascere” – Due anni senza giocare, il suo rientro si sta avvicinando. Su di lui ha puntato il presidente Suwarso. La città, dove arriva con la fidanzata modella Cindy Kimberly, già lo ama. 

  EFFETTO DOLLY

 Ogni  maledetto 7 febbraio

 La clonazione di Slalom

🟨  Paolo Volponi e il calcio: i suoi cent’anni da scrittore

2024 L’anniversario dello scrittore. La sua passione per il pallone

 🟨 Quando il record lo fece Kareem

2023 La NBA si dispone all’attesa del record assoluto di punti in arrivo da parte di LeBron James: la ricostruzione di quando lo batté Kareem, al quale stanno per portarlo via

🟨 Peng Shuai ha parlato con L’Equipe

2022 In occasione delle Olimpiadi invernali di Pechino, il giornale francese riesca a intervistare la tennista che pareva sparita dalla scena. Un grosso caso politico e sportivo

🟨 Che cosa è il football per l’America

2021 La filosofia, l’estetica e l’antropologia del Super Bowl. Frasi d’autore, saggi, studi sullo sport che meglio rappresenta gli USA

🟨 Se Bolt avesse avuto le scarpe magiche, avrebbe corso in 9.19

2020 Le scarpe Nike di nuova generazione si stanno diffondendo anche oltre le gare su strada. Lo studio sulle loro prestazioni e cosa sarebbe successo se fossero state a disposizione del giamaicano

NEVI

Cosa c’è dietro l’argento di Federica Brignone

A forza di guardarle e riguardarle, anche chi non ha mai messo ai piedi un paio di scarponi e di sci ha imparato quali sono le piste giuste per Federica Brignone e Sofia Goggia. Questa di Saalbach no, non lo era. Nel database dei risultati di Goggia il nome di Saalbach non esce mai, in quello di Brignone si incontra per una vittoria ma in gigante. È il dato più presente nelle analisi del dopo-argento in Super-G, la seconda medaglia italiana al secondo giorno dei Mondiali [dopo l’oro nel parallelo a squadre]. Brignone ha perso di 10 centesimi da Stephanie Venier – non è parente di Mara – 31 anni, tirolese di Oberperfuss, inseguita dalla pressione ma non schiacciata. Daniele Sparisci sul Corriere della sera racconta che non aveva chiuso occhio la notte prima della gara. L’ex velocista Christian Walder, suo fidanzato, ha raccontato ansia e aspettative di lei: «Mi ha svegliato dicendo che aveva fatto un incubo. Continuava ad aprire la finestra perché aveva caldo, poi la richiudeva dicendo di sentire freddo…». La notizia è che nella squadra austriaca non sono sessuofobici: hanno lasciato che dormissero insieme. È bello credere che sia stato decisivo per recuperare il minimo sindacale di serenità prima di un evento. 

Brignone è uscita dal cancelletto morbida ma decisa, ultimamente schizza decisa in partenza, va subito molto forte, aveva 40 centesimi di vantaggio già nella parte alta, al salto è andata lunga, molto lunga, una trentina di metri, alla velocità di 119.5 km orari in uscita, precisa su tutte le pendenze, giusta in tutte le entrate in curva, sciando in continuità, così ha detto Daniela Mereghetti in telecronaca su Eurosport accanto a Gianmario Bonzi, un capolavoro di velocità lo hanno chiamato. 

Andrea Chiericato su Raceski Magazine scrive che Brignone ha dimostrato ancora una volta quanto sia brava ad adattarsi e a gestire i carichi in queste condizioni. È frutto del lavoro portato avanti negli anni con il suo staff, delle ore e ore trascorse per provare a migliorare la scorrevolezza, lei che pennella con estrema facilità sui muri ripidi e ghiacciati. Che poi Federica Brignone quando parla di rischio intende linee tese e di misura, senza girare dove non serve, perché da sempre ha una sciata solida e in pieno controllo. Pur volando a gran velocità sulle piste di mezzo mondo

Parole di Brignone. Uno: «È molto più difficile andare forte sul “facile”, io preferisco i muri di 50 metri pieni di curve». Due: «Sto sciando bene, la pressione non mi serve» Tre: «Andare bene in ogni disciplina era il mio sogno da bambina. Quattro: «Giorgia Collomb mi piace, è combattiva, la conosco da sempre. Lasciamola crescere: io non posso essere Compagnoni, lei non può essere Brignone».

Parole di Goggia. Uno: «A qualcuno deve capitare, stavolta è capitato a me: da una parte un po’ mi veniva da piangere ma dall’altra sono grata di essere qui». E basta.

POP-CORN 

I primi 40 punti di LeBron James da 40enne

 Lo Slalom mentre succede

🟨 La 23esima tripla-doppia per Nikola Jovic I 90 punti in 48 ore per Anthony Edwards: le immagini più belle dal campionato di basket americano

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rotte

  Un anno meno un giorno

MILANO-CORTINA    A proposito di nevi. Ieri al Piccolo Teatro di Milano è iniziato il conto alla rovescia per i Giochi italiani. Il presidente del CIO Thomas Bach ha detto che l’Italia è pronta a scrivere il prossimo capitolo della sua storia olimpica, e vabbè. Ha fatto un magnifico slalom quando gli è stato chiesto di Malagò e la sua presidenza del CONI dicendo che con lui si lavora bene e che lo trova un magnifico leader. Del resto che doveva dire. Nel 2026 Bach non sarà più il presidente del CIO. Fatti vostri, starà pensando. 

Malagò ha invece raccontato che «il mondo lo stiamo già stupendo con un’idea molto originale. Pensai a Milano e Cortina, chiamai il Cio e chiesi: dal 1896 c’è sempre stata una sola città, se ne possono mettere due? Mi risposero: come due? Due giorni dopo mi chiamò un alto rappresentante del Cio e mi disse che si poteva fare perché non c’erano impedimenti. Nel 1894, quando il barone Pierre de Coubertin radunò tutti a Le Pre Catelan, non ci avevano pensato. Se avessimo presentato solo Milano o Cortina come nel ’56, per me, non ci avrebbero votato vincitori e sarebbe stato improponibile».  

Ora si spiega tutto. Visto che ha funzionato, gli italiani si sono fatti prendere la mano e i Giochi del 2026 sono diventati di Milano-Cortina-Bormio-Livigno-Predazzo-Anterselva-Tesero-quasi quasi Lake Placid. Siamo sempre un po’ figli di Risi e Monicelli. Per fortuna. 

Il Corriere della sera dice che Milano-Cortina ha sconfitto gli scettici ma poi Marco Bonarrigo fa notare che Cortina, si sa, non è un posto a buon mercato ma tra un anno esatto, per la discesa libera femminile, attesissima dagli italiani, servono almeno 1500 euro al giorno. A Livigno ne occorrono 900, ad Anterselva 400. Le località montane dei Giochi saranno prese d’assalto prevalentemente da un turismo mordi e fuggi. Ora è decisivo ragionare sulla rete di trasporti perché, anche se alcune opere stradali sono vicine al completamento (le nuove gallerie della Statale 48 delle Dolomiti), la viabilità sarà il problema principale

     IL TELECO-SLALOM

 Guida allo sport in tv di oggi

11.50 Ciclismo, UAE Tour femminile: tappa-2, Al Dhafra Fort-Al Mirfa – EUROSPORT

La tappa più piatta e la tappa più breve della corsa. Una chiamata alla vita per le sprinter. c’è il meglio del meglio delle velociste: le olandesi Lorena Wiebes, Charlotte Kool, Sofie Van Rooijen e le italiane Elisa Balsamo, Chiara Consonni, Martina Fidanza. Oltre queste due bandiere si può immaginare di trovare fra le intruse la finlandese Anniina Ahtosalo.  Lorenza Wiebes ha la maglia di leader perché ieri ha vinto la prima tappa alla prima corsa della stagione. Guida con 4 secondi di vantaggio su Kool per il gioco degli abbuoni. Nel 2024 aveva vinto 64 corse, compreso la penultima dell’anno e nel 2023 era arrivata a 62. Kool ha toccato la considerevole cifra di 20 secondi-posti in carriera.

13.00 ATP Rotterdam, quarti di finale – SKY SPORT

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