martedì 7 gennaio 2025
#5 giorni agli Australian Open di tennis
COSA STAI PER LEGGERE, COSA SAPERE, COSA VEDERE
QUELLO CHE STA SUCCEDENDO
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| Falar não enche barriga
[Parlare non riempie la pancia]
Proverbio portoghese
IL CALCIO ITALIANO
Modello Conceiçao: mezzo Allegri e mezzo Mihajlovic
Ora la mistica di Sergio Conceiçao può solo crescere. Tra le righe del suo ritorno in Italia aveva fatto in tempo a piantare due semi che nelle prossime ore, nei prossimi giorni, nelle prossime settimane, avranno agio di fiorire aiutati da qualche annaffiatoio.
Seme numero uno – chiamiamolo il Seme Max: la dichiarazione secondo cui il calcio è semplice. Seme numero due – chiamiamolo il Seme Sinisa: mio figlio è mio figlio, Inzaghi è un amico, ma in campo siamo tutti avversari. Hanno l’aria di essere le due colonne ideologiche su cui poserà il nuovo castello milanista, nel quale Sergione ha portato ormoni nuovi [adrenalina] con cui sostituire la mitezza di Pioli e di Fonseca. Se alla tua seconda partita in panchina porti già un trofeo, non sei solo bravissimo. Sei di più: porti un bacio del cielo sulla fronte.
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OGGETTI DI SCENA
Il sigaro di Conceiçao
Prima ancora della moda lanciata dai giocatori della NBA, può darsi che sotto sotto c’entri Winston Churchill. La prima volta che scoprì gli habanos, fu durante l’occupazione spagnola di Cuba. Era in missione diplomatica. Raccontano che nella sua residenza inglese di campagna, nel Kent, tenesse una scorta di oltre tremila sigari in una stanza accanto allo studio privato, nelle confezioni originali, in scaffali diversi, in base alle dimensioni. Come a dirci che ci sono sigari e sigari, ci sono vittorie e vittorie. I suoi preferiti erano i Romeo y Julieta oppure El trovador selection nr. 60. Era tale la sua incapacità di separarsene, che sotto un bombardamento di guerra su Londra, temette non per sé e la propria vita, ma per la tenuta dei sigari presso il negozio Dunhill. Una bomba prese la vetrina durante un raid aereo. Alle due di notte, una volta constatati i danni, il direttore lo chiamò al telefono per informarlo che i sigari erano in salvo. Il suo pronipote Randolph raccontò che se li portava dietro ovunque si trovasse. Il famoso gusto del sigaro in trasferta. Se non fosse intervenuta l’UEFA, si potrebbe dire che fuori casa vale doppio.
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EUROGOL
La tragedia di Celine Haidar in Libano
Il 10 agosto dell’estate scorsa Celine Haidar stava ballando al piano superiore di un bus scoperto color cremisi. Intorno a lei, 19 anni, ballavano pure le compagne di squadra della Beirut Football Academy, al ritmo di clacson, tamburi e piccole trombe semi sfiatate. Stavano festeggiando il primo scudetto nel campionato libanese, vinto da imbattute. Ma intorno a loro c’erano pure altri rumori, tipo il ronzio dei caccia dell’esercito israeliano, l’eco delle bombe in risposta all’appoggio della milizia sciita Hezbollah all’alleato Hamas.
Tra ottobre e novembre l’Idf ha intensificato la sua caccia. I civili, tra cui Celine e la sua famiglia, sono stati evacuati da Beirut e hanno cercato rifugio a Baakline, un villaggio sui monti Chouf fuori dalla capitale. Durante una pausa nei bombardamenti, il 15 novembre Celine è toranata a Beirut per allenarsi e per lavorare. Quando il giorno seguente c’è stato un nuovo ordine di evacuazione, mentre saliva sulla sua motocicletta per prepararsi a partire, Celine è stata colpita sul lato destro della testa da un pezzo di scheggia. Il video dell’incidente è stato condiviso sui social media. Si vede Celine con dei pantaloni bianchi, delle scarpe da ginnastica bianca, una giacca verde chiaro. È distesa sull’asfalto circondata da macerie. Ha del sangue sil viso e i capelli in una pozza di sangue. A distanza di due due mesi, Celine è stata operata alla gola, era il 20 dicembre, finalmente è uscita dal coma ma non riesce ancora a muoversi né a parlare, raramente registra i suoni intorno a lei.
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Inghilterra
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Alle spalle del Liverpool vanno tutte piano
Con tre vittorie e 14 gol segnati fra la vigilia di Natale e l’ultimo dell’anno, il successivo 2-2 del Liverpool contro il Manchester United viene definito un tentennamento. A wobble. Un barcollo, una esitazione, ma poco seria, poco credibile, un uòmmeco. Lo dice lo storico del calcio Jonathan Wilson sul Guardian. NOn è che dica uòmmeco, che ne sa povero Wilson, lui dice wobble perché “senza una sfida sostenuta da parte di chi insegue” il Liverpool può permettersi questo e altro giacché “le corse al titolo non riguardano mai solo i vincitori”.
In altre circostanze, fa notare, una serie di tre pareggi in sei partite potrebbe essere motivo di preoccupazione. Potrebbe dare l’impressione di essere una squadra che stringe i denti. Ma anche se fosse così, non importa. A inizio dicembre aveva nove punti di vantaggio sull’Arsenal e oggi sono sei con una partita da recuperare. La sintesi: non è successo niente, se non che esisre un mese in meno per rimontare. Il City è a -12 con una partita in più, “la sua corsa realisticamente è finita, Il vero sconfitto del periodo festivo è stato il Chelsea”, due punti in quattro partite. Resta l’Arsenal, che finora ha dovuto affrontare sette delle prime nove in classifica fuori casa. Il Liverpool sette le ha giocate ad Anfield.
Spagna
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Vinicius sembra Catilina
Vinicius resta il grande dilemma del Real Madrid. Meraviglioso e insolente, dribblatore sfacciato, l’ultimo degli scostumati, il giocoliere impudente che per brevità chiameremo stronzo, di tanto in tanto anima riflessioni e considerazioni non tanto sul suo gioco, ma sui contenuti collaterali che ci propone. La manata con cartellino rosso a Valencia, per esempio. Ancelotti lo ha difeso, l’ala colta del madridismo no. Manuel Jabois su El Pais ha scritto che è stato imperdonabile per tanti motivi, giacché “ci sono partite in cui è più importante non perdere i nervi che la palla, anzi in quasi tutte”.
Il titolo della settimanale incursione tra le pagine di sport è “Fino a quando, Vini”, una ciceronesca irritazione per “il percorso psicologico che resta da fare”. Jabois ricorda che già l’anno scorso c’era stato un precedente con il portiere Stole Dimitrievski, era del Rayo Vallecano e si buttò a terra senza essere sfiorato. Vinicius si mise a ridere guardandolo e gli gridò una cosa tipo: vediamocela per la strada, vediamocela per la strada, “nell’episodio numero 34 della serie: con questo ragazzo bisogna parlare”.
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AMERICHE
L’importanza di Lamar Jackson nel ridefinire il ruolo del quarterback
Quando due anni fa Jalen Hurts e Patrick Mahomes si sfidarono per il Super Bowl, l’America offriva agli afrodiscendenti un lavoro nella sanità ogni 10, nel giornalismo 8 su 100, negli studi legali e di architettura due in meno, mentre i posti da quarterback titolari in 56 edizioni della partita per il titolo erano stati nove in tutto. Nove fino a quella sera. Il decimo e l’undicesimo arrivarono insieme, definendo così la fine della diffidenza verso i registi neri in NFL.
Due anni più tardi la prova della caduta di un muro sta nella corsa di Lamar Jackson a un secondo titolo MVP consecutivo e nelle considerazioni di William C. Rhoden per Andscape, piattaforma dedicata alla Black Identity di proprietà della Walt Disney Co., con un ramo editoriale di libri, una divisione cinematografica e televisiva, un gruppo editoriale musicale, una reimmaginazione e un’espansione della precedente The Undefeated.
Ebbene, Andscape racconta in queste ore il testa a testa verosimile nel voto per il premio di MVP tra Lama Jackson e il bianco Josh Allen, cioè il più dinamico quarterback della sua generazione contro un 28enne protagonista di una grande stagione. Jackson è diventato il primo giocatore nella storia della NFL a raggiungere 4.000 yard di passaggio e 900 yard corse nella stessa stagione.
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LA PAROLA CHE NON VI HO DETTO Foil
Le lamine che hanno cambiato la Coppa America, le lamine che creano una spinta verso l’alto nello scafo di una barca, contrastando la gravità e facendo aumentare la velocità, sono arrivate a rivoluzionare pure la Vendée Globe, la regata accompagnata dalla romantica definizione delle tre S: in Solitaria, Senza assistenza, Senza scalo.
Eppure. Eppure la tecnologia ha inciso pure la carne della gara più estrema che esiste nella vela. A una settimana dal probabile arrivo a Les Sables-d’Olonne, ci sono 50 possibilità su 100 che la spunti Charlie Dalin, le altre cinquanta vanno a Yoann Richomme, ma ormai è sicuro che saranno battuti due record. Il primo: la durata. I 74 giorni 3 ore 35 minuti 46” secondi di Armel Le Cléac’h su Banque Populaire VIII del 2017 cadranno miseramente. “I giorni guadagnati – prevede L’Équipe – si conteranno sulle dita di entrambe le mani”. Secondo: i più piccoli divari mai esistiti tra il primo e il secondo saranno abbassati, sia le 3 ore e 17 minuti che ci furono tra François Gabart e Le Cléach nel 2013, sia le 2 ore e 31 minuti tra Yannick Bestaven e Charlie Dalin nel 2021
.Tutto spiega con il foil, con “il progresso tecnologico sconcertante che solleva in parte le barche dall’acqua” ha scritto Stéfan L’Hermitte sul giornale francese.
RUOTE
C’è un’altra versione sulla borraccia di Coppi e Bartali
Eccolo qua. È arrivato un altro testimone dello scatto più famoso nella storia mondiale delle fotografie di ciclismo, e forse dello sport intero. La borraccia. Lo scambio della borraccia tra Coppi e Bartali o tra Bartali e Coppi, adesso dopo tanti anni vallo a sapere. Lui si chiama Bernardo Ruiz e a El Mundo dice che il buono in questa storia è Gino. Lo spagnolo ha compiuto 100 anni e si è regalato questa incursione mediatica con la rivelazione sul Tour del ‘52, undicesima tappa, quella che portò il gruppo sulla salita del Col du Télégraphe, il primo Tour passato all’Alpe d’Huez. La foto di Carlo Martini, pubblicata sul numero 28 della rivista Calcio e Ciclismo Illustrato, è stata modificata in modo che apparissero solo gli italiani. Nell’originale, scoperta da Carlo Delfino per Tuttobici, compariva anche il belga Stan Ockers, secondo a quel Tour. Ma dietro Bartali si vedono il piede e il braccio di un altro corridore, si vede l’ombra della sua ruota. Quel corridore nascosto è Bernardo Ruiz.
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CLIC
Che cosa sta inseguendo Wout van Aert
E questa allora? Non è forse bellissima anche questa? È Wout van Aert durante la prova di Coppa del mondo di ciclocross a Dendermonde, una città fiamminga il cui nome significa Bocca. La bocca di van Aert è spalancata. Davanti a lui non c’è nessuno. È in testa da solo. Eppure ha lo sguardo di chi insegue. Sta inseguendo il fiato. Oppure con gli occhi un airone sopra il fiume. Chi lo sa.
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FOGLI DI GIORNALE
1935 La pubblicità della Magnesia S. Pellegrino
[Il Littoriale, 7 gennaio 1935]
È quello che un giorno verrà definito il momento della svolta nel primo anno di Maradona in Italia. Ma la percezione fu immediata. È di svolta che parlano in tempo reale i giornali del 7 gennaio per il 4-3 del Napoli di Diego contro l’Udinese.
La squadra è andata in campo sotto un nubifragio e un freddo che non ve lo dico e non ve lo ‘conto per salvare la panchina di Rino Marchesi, alla fine di un leggendario ritiro a Vietri sul Mare, nel quale lo spogliatoio si dice tutto quel che si deve dire, Bagni finalmente entra in sintonia con Maradona, Daniel Bertoni tira fuori tutte le perplessità sull’allenatore e si chiariscono.
“È stato, quello della formazione partenopea, un messaggio chiaro, probante, definitivo. Il destinatario, la società. Il testo del messaggio? Quattro sole parole: Marchesi non si tocca. Il Napoli ieri ha dato la più lampante dimostrazione del suo attaccamento al tecnico. Nella partita più delicata dell’anno – scrive Rosario Pastore sulla Gazzetta – quella decisiva per le sorti di Marchesi, la squadra si e stretta compatta intorno all’allenatore. La vittoria del Napoli sull’Udinese, cercata, voluta, agguantata su un terreno infame, ha questa principale spiegazione”.
Dopo la partita fra le pozzanghere Maradona regala la sua maglia numero 10 al piccolo Federico Taglialatela, un ragazzino di Ischia la cui famiglia è stata sterminata nella strage del rapido Napoli-Milano di Natale. Francesco Rasulo sulla Gazzetta dice: “Non è la prima volta che Maradona calcia due rigori nella stessa partita. Ne aveva tirati due al suo esordio nel campionato argentino, in Boca-Talleres, nel 1976. realizzandoli entrambi. E ne aveva sbagliati due in un’amichevole col Velez qualche anno più tardi, sempre con la maglia del Boca Juniors”.
«Mi avevano detto che Brini – dice Dieguito – è uno specialista dei calci di rigore. Non per questo ho avuto paura: ho tirato come sempre, per far gol. Sul secondo rigore si è avvicinato Tesser per condizionarmi. Mi ha detto che noi del Napoli piangiamo troppo, per questo ci danno tanti rigori. Si vede che Tesser non ha visto molte partite: contro il Milan ci hanno negato il più grosso rigore che si sia visto mai in una partita di calcio. In questo Napoli c’e la volontà di cambiare tutto, e la vittoria con l’Udinese segna una svolta nel nostro campionato».
In effetti l’arbitro ne combina parecchie. La Stampa con Giulio Accatino scrive che è stata sbagliata la designazione. Per una partita così delicata è stato mandato un arbitro troppo giovane e inesperto. È Tullio Lanese. Piero Dardanello su Tuttosport interviene con un fondo in prima pagina e in una domenica di molti rigorini dati e tanti rigoroni non visti dice che “il regolamento è soltanto uno”.
L’ULTIMO SCROLL
Gli odori del martedì
ZOLFOIl bob olimpico di Milano-Cortina
Neppure il tempo di convincerci. Neppure il tempo di farci credere, come si cominciava a sentire in giro, che il Grande Scandalo della pista di bob recuperata a Cortina con svariate decine di milioni stava diventando un’Operazione di Italiche Virtù. Il progetto è avanti, il progetto marcia, il progetto ha cambiato passo, ha cambiato segno, ha cambiato verso. Forse, sarà così, ma nel frattempo la Fondazione [presidente Giovanni Malagò] ha ammesso quel che i giornali americani raccontavano da qualche tempo. Esiste eccome un Piano B, e quel piano B è Lake Placid. Dall’altra parte del mondo. Ora la faccenda si fa due volte bizzarra. Primo perché le voci sovraniste si erano sollevate con un buon tasso di indignazione dinanzi all’ipotesi si gareggiare a Sankt Moritz – praticamente dietro l’angolo. Secondo: perché gli sport invernali già accusati di ignorare il tema del cambiamento climatico, aggiungono pure un bel volo transoceanico per andare nello stato di New York – Stati Uniti d’America – anziché restare nei paraggi, in Svizzera oppure in Austria, se non Cesana come chiedeva la politica piemontese. C’è qualcosa che non torna. Oppure tutto torna.
Slalom ha un canale Whatsapp, dal quale diffonde non più di due aggiornamenti quotidiani, probabilmente un riepilogo serale con rassegna mattutina e nuovi sviluppi. Non vi impressionate. È una cosa riservata, per pochi intimi. Siamo un centinaio, niente di che. Nessuno disturba, non ci sono riunioni di condominio, mai un messaggio prima delle 8.30, mai uno dopo le 20.30.
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