Lo Slalom del 9 novembre | Cosa leggere, sapere e vedere

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   COSA STAI PER LEGGERE, COSA SAPERE, COSA VEDERE
  • MAPPE  La crisi del Medio Oriente si sta affacciando nello sport. Le radici dell’Ajax. C’era un Maccabi pure a Bologna: per fortuna non è successo niente
  • CALCIO MONDO  Che sta succedendo con il calcio femminile in Nord Corea: per favore fateci vedere più spesso Choe Il-Sung
  • EUROGOL  Il peso delle aspettative sul Real Madrid: la crisi di Ancelotti con Mbappé
  • AMERICHE  Il football americano è anche un po’ tedesco: la NFL a Monaco di Baviera. Il boom di pubblico e di seguito in Germania
  • VITE OLIMPICHE  Andiamo a vedere quanto è storta la palla quest’anno: il debutto della Nazionale di rugby
  • TENNIS  Quel portafortuna di Alex De Minaur: domani Sinner inizia il suo Masters
  • PODEMI  Il derby di Torino nel giorno dei cinquant’anni di Del Piero Perché Red Bull dovrebbe comprare il Torino, secondo Sportellate C’è Camarda a casa di Gigi Riva Domani Inter-Napoli Le novità di Luciano Spalletti
  • La guida ragionata allo sport in tv
  • Le prime pagine di sport da tutta Europa

QUELLO CHE STA SUCCEDENDO

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SABATO 9 NOVEMBRE 2024
#1 giorno AL MASTERS DI TORINO

 

CALCIO MONDO

La crisi del Medio Oriente si sta affacciando nello sport

 

È da ieri mattina che i fatti di Amsterdam vengono associati alle peggiori pagine del Novecento, le più buie. Secondo il governo israeliano, l’azione di giovedì sera contro i tifosi del Maccabi Tel Aviv in trasferta in Olanda per una partita di calcio dell’Europa League è riconducibile all’antisemitismo, alle radici dell’odio contro gli ebrei, le chiama Carlo Bonini su Repubblica. Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha inviato in Olanda due aerei per agevolare il rientro sicuro in Israele delle persone coinvolte negli scontri. Una notte di violenza e di sgomento. 

I FATTI   Per le strade di Amsterdam giovedì era stata organizzata una manifestazione di protesta contro l’arrivo dei tifosi israeliani, una iniziativa analoga a quella vista il mese scorso a Udine in occasione di Italia-Israele, quando un corteo di manifestanti contrari alla partita era sfilata lungo le strade nell’immediata vigilia: ma non ci furono scontri né violenze. 

In Olanda la manifestazione era stata vietata e spostata in periferia. Il bilancio è stato per fortuna contenuto in cinque feriti. Nelle varie ricostruzioni che si sono succedute, ci sono pure alcuni punti divergenti. Il Postsottolinea che le autorità israeliane nelle prime ore di venerdì hanno detto che alcuni dei tifosi arrivati ad Amsterdam non sarebbero al momento raggiungibili. La polizia nelle ore seguenti ha detto di non essere a conoscenza di casi di tifosi dispersi”

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Che sta succedendo con il calcio femminile in Nord Corea

Per favore fateci vedere più spesso Choe Il-Sung

 

Qualcosa sta succedendo in Corea. Quella del nord. Il movimento sportivo che si è ritratto dentro i confini negli anni della pandemia, evitando contatti con il resto del mondo, evitando perfino di partecipare ai Giochi olimpici di Tokyo. Ora il mondo lo domina: nel calcio femminile. Le sue squadre Under-17 e Under-20 hanno vinto i Mondiali nel giro di poche settimane e stamattina si dedica a questo vento dell’est Paolo Tomaselli sul Corriere della sera. Le coreane adulte sono al nono posto del ranking FIFA, ai Mondiali del 2023 causarono l’eliminazione precoce della Germania. I maschietti se ne stanno più ordinariamente al posto numero 111. 

Tomaselli racconta che nella scuola calcio nazionale di Pyongyang crescono, studiano e si allenano 200 atleti. Fanno la stessa vita di tanti coetanei in Europa, l’unica differenza – si legge – è rappresentata dalla musica e dalle coreografie di impronta militare con cui sono accompagnate certe esercitazioni. Fin dall’inizio la presenza femminile è stata attorno al 40%, segno che la Corea del Nord ha sempre creduto nelle sue ragazze e il ricambio è assicurato.

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SPAGNA

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Il peso delle aspettative sul Real Madrid

 

Tra le tante cose difficili che capita di dover affrontare nel calcio, la gestione delle aspettative è tra le più importanti. Per questo capita di sentire ogni tanto – spesso – quasi sempre – un allenatore che minimizza, riduce, rimpicciolisce i termini delle ambizioni. Ma no, non siamo noi i favoriti. Ne parla stamattina Jorge Valdano nella sua rubrica del sabato su El Pais, in riferimento ovviamente al suo Real Madrid, incupito e grigio come poche altre volte nell’ultimo decennio. La faccia più gentile del peso delle aspettative è quella sperimentata un anno fa, quando Benzema se n’è andato, nessuno lo ha sostituito e tutto l’ambiente pensava alla grande perdita che ne sarebbe derivata. Ci sono stati infortuni a ripetizione, Florentino non è tornato sul mercato, eppure la squadra ha trovato le sue risposte calcistiche ed emotive dice Valdano per risollevarsi, andando a vincere il campionato e la Champions League. Nessuno si aspettava nulla e tutto è stato ottenuto. La cornice ideale per consacrare degli eroi.

L’altro lato della gestione delle aspettative è quello apparso sulla scena in questi giorni, da quando di bianco veste Mbappé, figura planetaria. Come non credere, dice Valdano, che tutto sarebbe stato più semplice e che il talento avrebbe ripagato gli sforzi?. Tutti a Madrid stavano aspettando una passeggiata in Liga e un devastante impatto sulla Champions League. 2Ma giocare per raggiungere la gloria – fa notare Valdano – non è la stessa cosa che giocare per evitare un fallimento. Le aspettative elevate non preparano alle difficoltà

Così sono bastati due brutti risultati per far irrompere dentro il mondo del Real l’ansia, il disordine e il ruggito animalesco dell’opinione pubblica. Con l’addio di Kroos – analizza Valdano – è scomparso quel meccanismo paziente e sapiente che era una consuetudine attorno a lui. I muscoli danno presenza, ma non dominio. Senza uno stratega, le partite si aprono nel peggiore dei modi, ci sono spazi ovunque, si vive con la sensazione che tutto possa succedere. Ogni palla persa genera tensione e un senso di minaccia. Il calcio ha deciso di trasferire agli avversari pure quella quota di fortuna che premiava il Real nelle passate stagioni. Niente di cui lamentarsi, il calcio è sempre stato capriccioso a questo modo

Così Valdano fa notare che stavolta è il Barcellona a giovarsi dello scarso peso delle attese. Ancelotti ha sottolineato che stanno arrivando tempi difficili in cui dovremo lottare in contesti molto impegnativi. Alcuni problemi dovranno essere risolti dal mercato, perché il disegno della rosa attuale non è sufficiente a superare tutti gli ostacoli. Ma ci sono altre grandi leve (questa parola mi suona familiare) a sostegno della ripresa: alcuni dei migliori giocatori al mondo e l’orgogliosa cultura del club che essi difendono.

Il mercato. La squadra che ha Mbappé, Bellingham, Vinicius, Caravajal: quattro dei primi sei del Pallone d’Oro. In un mondo ideale, alla squadra di Mbappé Bellingham Vinicius e Caravajal fanno scegliere i giocatori da aggiungere alla rosa solo dopo che li hanno scelti altri 100 club. Forse 200. 

 

TITOLI

▥   La Gazzetta dello sport: Alla ricerca del vero Real – Mbappé in crisi e poco equilibrio. Ancelotti al bivio della stagione.  Al Bernabéu arriva l’Osasuna. Il tecnico pensa a dei cambi, ma la qualità della difesa è limitata dagli infortuni. E in mezzo al campo c’è un problema di personalità ➔  Filippo Maria Ricci ha scritto: Al Bernabeu arriva l’Osasuna Il tecnico pensa a dei cambi, ma la qualità della difesa è limitata dagli infortuni. E in mezzo al campo c’è un problema di personalità. Il paradosso è che se Endrick si mette in mostra rischia di fare ombra a Mbappé, una rete nelle ultime 6 uscite. Ieri Ancelotti per descrivere lo stato di salute mentale del più caro dei suoi francesi ha usato il termine “hundido”, ovvero affossato, affondato, inabissato. La sala stampa ha avuto un sussulto, poi Carlo ha mitigato aggiungendo, «Come tutti noi».

 

AMERICHE

Il football americano è anche un po’ tedesco

 

Vai a capire davvero perché. Vai a capire che cosa c’è dentro la NFL che piace così tanto in Germania, un’attrazione reciproca se è vero che domani i New York Giants giocano contro i Carolina Panthers nello stadio del Bayern Monaco. The Athletic ha raccontato con generosità di dettagli la sostanza di questa relazione stretta e arcana. Alle sette di sera di ogni domenica, decine di migliaia di tedeschi, centinaia di migliaia, si mettono seduti in poltrona e si prendono la loro dose di football americano. Sul canale che trasmette la versione tedesca di I’m a Celebrity… Get Me Out of Here!  con il nome di Ich bin ein Star — Holt mich hier raus! e quella del Got Talent sotto le spoglie di Das Supertalent, i pazzi fanatici per il touchdown guardano la diretta di due partite consecutive, in chiaro, con telecronaca in lingua tedesca. RTL ha i diritti fino al 2028. 

Il canale ha fatto in media 710.000 spettatori durante le partite delle 19 nel 2023, all’ora dei telefilm. L’anno prima erano stati 660.000 su ProSieben, sempre in chiaro. Lo scorso Super Bowl di febbraio è arrivato a 1,71 milioni con picchi di 2,27 milioni. Nel Regno Unito, a titolo di confronto, gli spettatori sono arrivati a 761.000 e 996.000, rispettivamente su Sky Sports UK e su ITV.

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SLALOM POP CORN

I Cleveland Cavaliers hanno battuto i Golden State Warriors e hanno vinto la decima partita iniziale consecutiva. La migliore partenza della loro storia. Una delle migliori di sempre in NBA. Le immagini della notte e quello che accadrà nella specie di LIVE blogging che si trova durante la giornata QUI

VITE OLIMPICHE

Andiamo a vedere quanto è storta la palla quest’anno

 

La sintesi di quel che ci aspetta nella partita che apre le Autumn Nations Series anche per l’Italia è offerta da Domenico Calcagno sul Corriere della sera: “Italia-Argentina non è una partita tra semplici conoscenti, ma tra fratelli e cugini. I legami tra azzurri e Pumas sono sempre stati stretti e tanti che hanno giocato con l’Italia avrebbero potuto giocare con l’Argentina (Dominguez, Castrogiovanni, Parisse giusto per dare l’idea). È la sfida più latina del rugby, sport anglosassone dai piedi alla punta dei capelli, e va detto che nell’esercizio i Pumas riescono meglio di noi: sono arrivati per due volte in semifinale al Mondiale, ci hanno battuti 17 volte contro 5 (più un pari) e l’ultimo successo azzurro è vecchio di 16 anni, 13-12 a Cordoba. È vero che l’Italia ha fatto il suo miglior Sei Nazioni di sempre, ma l’Argentina ha appena chiuso il suo miglior Championship di sempre con vittorie su Nuova Zelanda, Australia e Sudafrica.

Massimo Calandri su Repubblica ha intervistato Ange Capuozzo, il francese naturalizzato in azzurro per via della sua famiglia napoletana. «La nostra vera forza è l’identità che ci ha dato il ct Quesada. Abbiamo un gioco unico, tutto nostro, un progetto in cui crediamo: siamo uniti, complementari. Gli avversari ci hanno studiato e prenderanno le contromisure? Ma noi stiamo evolvendo: abbiamo avuto poco tempo a disposizione, però stiamo provando delle novità. Questi 3 test saranno fondamentali proprio per testare tante cose diverse. Preparatevi a molte sorprese».

Il test match che ha aperto le Autumn Nations Series. Gli All-Blacks sono andati a vincere anche in Irlanda come la settimana scorsa in Inghilterra, ribellandosi a questa spirale negativa dentro la quale erano finiti con le partite nell’emisfero meridionale. Una partita piuttosto deludente – dice il Guardian guardandola dal versante di casa – con una prestazione mediocre da parte dell’Irlanda, che ha subito la prima sconfitta in casa dopo 19 partite. La fase successiva sarà interessante da osservare, perché è la prima volta da quando Andy Farrell ha preso il comando della Nazionale che hanno iniziato a calare

TENNIS

Quel portafortuna di Alex De Minaur

 

Alex De Minaur, 25 anni, australiano di Sydney, detto Demon. Parla inglese, spagnolo e francese. Se vi pare bizzarro il suo soprannome, forse un’inquietudine scenderà lungo la schiena nel sapere che suo padre invece si chiama Anibal. È uruguaiano. La mamma di Alex è spagnola: la signora Esther. La sua è una storia di immigrazione in uno dei paesi dove è più difficile vedersi aprire le porte. Se ci sai fare con una racchetta in mano, la cosa può aiutare. Una delle case del tennis non vince uno Slam da 22 anni. Il ricordo glorioso più recente rimane il Wimbledon 2002 di Lleyton Hewitt

De Minaur ha portato tre quarti di finale, due gradini sotto la finale Slam giocata sui prati londinesi da Nick Kyrgios, il linguacciuto bad boy che una volta se la prende con Sinner e un’altra vola espone strane teorie sugli alieni. De Minaur ha iniziato a giocare a tennis all’età di 4 anni, era stata sua madre a iscriverlo a lezione. Presto si è trasferito ad Alicante e ha diviso il suo tempo tra la Spagna e l’Australia. Lui stesso attribuisce a questa doppia educazione il merito di aver plasmato il suo gioco. Ha fatto le elementari in Spagna e il liceo in tour, a distanza. Ha un tatuaggio con il numero 109 sul petto perché è stato il centonovesimo giocatore [o si dice il centonono?] a rappresentare la squadra australiana in Coppa Davis. 

Ecco. Quando Jannik Sinner incrocia i passi con questo ragazzo e con questa storia, spesso è il presagio di qualcosa di profumato in arrivo. Sinner vs De Minaur fu la finale della NextGen nel novembre di cinque anni fa. Sinner vs De Minaur fu l’ultimo singolare prima della festa, finale di Coppa Davis un anno fa a Malaga, l’insalatiera riportata in Italia a 47 anni di distanza dalla maglietta rossa in Cile di Panatta e Bertolucci. Sinner e De Minaur sono 7-0 nei precedenti, prima del Masters che si apre domani a Torino. 

| Paolo Bertolucci sulla Gazzetta ha scritto che domani Jannik scenderà in campo forte di uno squillante 7-0 nei precedenti contro l’australiano, una fotografia perfetta della differenza di valori. Alex è indubbiamente un ottimo tennista, con uno stile di gioco del tutto analogo a quello dell’azzurro, ma con una cilindrata decisamente inferiore. La sua spinta da fondo, la sua capacità di appoggiarsi al ritmo dell’avversario per indurlo all’errore trova nella potenza e nella velocità dei colpi di Sinner un muro invalicabile, come se si trovasse a difendersi da un maglio d’acciaio con uno scudo di cartone. Sarà interessante capire se De Minaur proporrà fin dall’inizio nuove letture tattiche, ad esempio un atteggiamento più aggressivo anche a costo di sbagliare di più, o se invece attenderà l’evolversi della partita per mutare il suo modo di stare in campo. A ogni modo il giocatore australiano rischia di finire fuori giri se il numero 1 proporrà il suo consueto, asfissiante pressing unito a una bassa percentuale di errori gratuiti.

| Stefano Semeraro ha invece intervistato per La Stampa Simone Vagnozzi, il coach che ha seguito Jannik Sinner dopo la separazione da Riccardo Piatti. Pensando al prossimo anno e più in generale al futuro, Vagnozzi dice che «la parola più importante è “equilibrio“. Quando le cose vanno bene bisogna cercare di stravolgere il meno possibile, inserendo qualcosa di nuovo. Rispetto a due anni fa Jannik è più completo, più forte fisicamente, ha più esperienza. Il piatto è quasi pronto, ma non ti puoi adagiare. Ed entrare in campo sapendo di fare qualcosa di nuovo aiuta, è fondamentale per le motivazioni. Jannik non sarà mai Alcaraz, il suo è un tennis diverso. Ma può variare di più il servizio, migliorare lo slice di rovescio. Ha aggiunto la smorzata di diritto, poi verrà quella di rovescio, può leggere meglio i momenti del match. I Tre Grandi si sono sempre evoluti, lui deve fare lo stesso. Ci sono altri che possono bene. Penso a Zverev: se si sblocca e trova l’acuto diventerà un pretendente. La cosa di cui sono certo è che Jan e Carlos resteranno lassù per tanti anni».

 

| ANTAGONISTI  Carlos Alcaraz

 ➣  Tutti qui a Torino si aspettano una sfida Sinner-Alcaraz: la vostra è una bella rivalità, come vorrebbe che fosse ricordata tra 20 anni?

«È un discorso complicato. Avendo perso i Big Three, in un certo senso, la gente vuole mettere delle etichette su chi è arrivato dopo, come noi. È vero che io e Jannik abbiamo già vissuto momenti fantastici uno contro l’altro, grandi battaglie che resteranno nella storia di questo sport, ma parliamo di due o tre anni. Dobbiamo essere bravi a mantenere questo livello almeno per i prossimi 15 se vogliamo essere ricordati come loro… Sarebbe bello alla fine della carriera aver ispirato nuove generazioni, come hanno fatto loro con noi».

 ➣  È dura sapere che sarà così almeno per altri 15 anni?

«Più che altro vorrei avere più tempo per stare con i miei cari, con la famiglia, i miei amici. E, soprattutto, cerco di non pensare a come sarà la mia vita nei prossimi 15 anni. Meglio concentrarsi su un pezzo alla volta. Cominciamo con i primi cinque, poi vedremo». – intervista di federica cocchi, Gazzetta dello sport

 

IL CALCIO ITALIANO

Il derby di Torino nel giorno di Del Piero

 

  Repubblica racconta la storia di Thiago Motta che è stato ex juventino e pure ex granata insieme, benché sia uno dei due esordienti nel derby di oggi. L’altro sta sulla panchina di fianco ed è Vanoli. Emanuele Gamba su Repubblica racconta che però Motta dentro Juve e Toro “c’è già stato, ci è cresciuto”. Nel senso che “era un ragazzetto, aveva quindici anni, indossava una maglia granata con una vistosa J sul petto, ma non c’è nulla di distopico in tutto questo: è semplicemente stato un calciatore del Clube Atletico Juventus, formazione brasiliana che dalle due squadre torinesi prese da una il nome e dall’altra i colori sociali”.

Lui ha detto: «Non potevo immaginare che Juve-Toro sarebbe stato il mio derby, ma sono felice di viverlo. Sì, giocavo in una squadra che si chiamava Juventus e aveva la maglia, come si dice? ah sì, granata: sono stati bei tempi, ero ancora giovane e con grande voglia di diventare un professionista». Gamba spiega che “quest’anno “lo” Juventus festeggia il centenario, attualmente milita della serie A2 del campionato paulista ma ha vissuto giorni migliori. Thiago Motta, che vi ha giocato dal 1997 al 1999 prima di trasferirsi al Barcellona, non è l’unica vecchia gloria del club: il più celebre è stato Julinho, attaccante della nazionale verdeoro e della Fiorentina che vinse lo scudetto nel 1956”.

  Il derby di Torino cade nel giorno in cui Alex Del Piero compie cinquant’anni. Ieri La Stampa ha pubblicato una doppia pagina di auguri al 10, cinquanta messaggi giunti da cinquanta personalità dello sport e non solo. Stamattina sul giornale torinese c’è un intervento di Evelina Christillin: Io non ci credo che oggi compia 50 anni. Non è possibile, per me Alessandro Del Piero rimane il ragazzino timido che conobbi nell’estate del 1993, grazie al cassiere della mia banca: «Dottoressa, è appena arrivato dal Veneto un giovane calciatore acquistato dalla Juventus, educatissimo, timido e coi genitori al seguito. Avrebbe mica un appartamento da affittargli?». L’appartamento c’era, in via Assarotti, in un palazzo di famiglia, abitato prevalentemente da anziane signore; panico, appena annunciata la presenza del nuovo inquilino. Chissà che chiasso, le ragazze, musica tutta la notte, viavai continuo, le prime reazioni delle madame. Passati due mesi, Alessandro era diventato il cocco di tutte loro, gli portava la spesa su dalle scale, salutava con grande cortesia e, soprattutto, non si sentiva volare una mosca

Sul Corriere dello sport-stadio ritrattone del Pinturicchio a cura di Roberto Beccantini: “Omar Sivori era l’amante «maldido» che ti adescava in fondo al tunnel. Michel Platini, l’esteta che ricamava l’eleganza con l’ago dell’efficacia. Baggio, il poeta che ha cantato il dolore e lo stupore. Del Piero non ha mai rinnegato le radici bonipertiane. E anche per questo il divorzio da Andrea Agnelli fu brusco, tra amori e rancori. Il richiamo della foresta lo spinse verso l’Australia e l’India. Ogni tanto accendevo la tv e scorgevo un Buffalo Bill malinconico e cocciuto che cavalcava una storia enorme e sparava contro i barattoli della cronaca. Era lui.


SPORTELLATE

   Perché Red Bull dovrebbe comprare il Torino

Del Torino è rimasto poco: dopo l’operazione di castrazione operata da Urbano Cairo, il club granata è diventata una squadra come tante altre, senza alcun fuoco sacro e senza alcun legame a quella vocazione che, di fatto, portava allo stadio migliaia di persone anche in B contro il Castel di Sangro nelle annate pre-fallimento. Oggi il Torino naviga stabilmente a metà classifica in A, in una posizione che non permette di retrocedere (cosa che a Cairo costerebbe più in termini finanziari e di immagine che sportivi), ma con una proprietà che non permette nemmeno di sognare. Ad oggi, se si chiede al tifoso granata se fosse attaccato più al Torino di Ferrante che azzannava i derby e rischiava di retrocedere o a questo, che nei derby si è sempre comportato da vittima sacrificale (1 derby vinto in 19 anni di presidenza), non ci sono dubbi sulla risposta: il Torino di oggi si avvicina al derby come “la seconda squadra perfetta in una città dove la prima ingombra, in un ruolo da vittima sacrificale che viene guardata dai concittadini non con rivalità, ma con compassione”.  di andrea ebana

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2 NOVEMBRE 2019

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3 APRILE 2021


C’è Camarda a casa di Gigi Riva

Milano  celebra alla sua maniera portentosa la maglia da titolare che Paulo Fonseca offre a Francesco Camarda, in campo a 16 anni al posto di Morata infortunato: un colpo alla testa preso in allenamento lo ha pure tenuto per una notte in osservazione in ospedale. Il Milan della Generazione Z titola il Corriere della sera. Più precoce di francesco Camarda – spiega Monica Colombo – c’ solo Giuseppe Sacchi. Nel 1942 contro la Fiorentina aveva 16 anni, 7 mesi e 17 giorni. Camarda diventa il secondo scalzando Donnarumma. La Gazzetta dello sport dedica a Camarda il titolo principale della prima pagina e la fotona grande: Ragazzo, tocca a te. Arrigo Sacchi benedice la scelta di Fonseca, segue racconto di Alessandra Gozzini sulle sue radici. Arrivato al Milan quando aveva 7 anni, ha un tatuaggio con la Curva Sud. La fidanzata è la figlia di Inacio Pià

A Cagliari invece si celebrano gli 80 anni di Gigi Riva che sarebbero caduti ieri. Cagliari-Milan nel 1976 fu peraltro la sua ultima partita. Fa bene al cuore ragionarci sopra, ha scritto Giorgio Porrà per Sky Sport Insider, mentre il calcio fugge altrove, verso mondi e codici a cui lui, ombrosa anomalia antisistema, era fieramente refrattario. Perché l’epica attorno a Riva, alle sue gesta, ha sempre scelto di nutrirsi di quelle folgori lessicali gonfie di sostanza. Una delle ragioni per cui, nell’immaginario comune, tutto ciò che riguarda Gigi fa orgogliosamente storia a sé

TITOLI

▥   La Gazzetta dello sport: Il re degli assist – De Ketelaere a 17. È lui il top in A. E l’Atalanta trova un mago 

▥   Il Corriere dello sport-stadio intervista Paulo Sousa con il direttore Ivan Zazzaroni. Frasi chiave: «Gasperini ha cambiato il calcio italiano. In questi ultimi anni s’è posto a autentico modello aggiornando continuamente il suo gioco. Da lui è partita una generazione di giovani allenatori di proposta. Alla Fiorentina arrivammo  davvero a un passo dal fare qualcosa di straordinario. Non ho tradito Salerno, è il posto dove sono stato meglio. Sarei rimasto a lungo» 

 

Domani Inter-Napoli

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«Vorrei giocarla per marcare Lautaro», dice Fabio Cannavaro nel titolo dell’intervista con Monica Scozzafava per il Corriere della sera, a un giorno da Inter-Napoli. L’ultimo Pallone d’oro del calcio italiano dice che «l’Inter è favorita per il titolo, il Napoli andrà in campo senza pressione» e dice di immaginarsi «un Napoli che ha la forza di gestire, anche soffrendo». La posizione di Cannavaro è chiara: l’Inter è strafavorita per lo scudetto. Anche se dovesse ritrovarsi a 4 punti di distanza. In effetti considera che la Champions sia un fattore di distrazione, se non lo vogliamo dire di stanchezza: «Ne ho giocate parecchie di queste partite, ti alzano l’autostima ma fisicamente puoi pagarle. La squadra che non fa le coppe ha vantaggi: meno infortuni da gestire e una settimana di allenamento tipo». E aggiunge non s’aspettava un Napoli tanto in alto, «non così presto ma il valore di Antonio Conte è assoluto, sapevo che avrebbe ridato solidità e serietà a una squadra comunque già forte. Un allenatore così esperto come lui non sarebbe mai andato al Napoli se non avesse saputo di avere una buona base di squadra».

La Gazzetta dello sport si avvicina alla partita con un pezzo di Filippo Conticello su Inzaghi e Conte, gli opposti, dai moduli ai rinforzi, dal rapporto con il gruppo ai cambi seguono vie diverse per lo scudetto. Eh, seh vabbè, ’o scudetto, dice De Laurentiis, «pensare oggi a rivincere il campionato è presunzione», e sembra di sentirgli aggiungere pure «amici miei», come fa con la Gialappa’s quando in tv pare sia un’imitazione di Max Giusti [in realtà sono così uguali che deve essere per forza davvero lui, il vero De Laurentiis]. In una doppia pagina più di campo, la Gazzetta vede nel duello Dimarco-Politano, in cross e movimenti una delle chiavi della partita fra la prima e la seconda della classifica. 

Sul Corriere dello sport-stadio, Pietro Guadagno e Fabio Mandarini vanno alla ricerca del tempo perduto e ricordano quando Lukaku e Lautaro erano una coppia, vestiti di nerazzurro.   «Guardami come Lukaku guarda Lautaro». C’era una volta una frase d’amore social che faceva sorridere o proprio ridere, dipende dai punti di vista. Ci pensi? Surrealtà virtuale. Già. Eppure quell’aforisma ridicolo e burroso racchiudeva il senso di una grande coppia d’attacco rimasta nella storia dell’Inter e del penultimo scudetto, con il retrogusto amaro di un’amicizia crollata per questioni di calcio

 

Le novità di Luciano Spalletti

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Nella lista dei convocati di Luciano Spalletti per le partite del 14 a Bruxelles contro il Belgio e del 17 a Milano contro la Francia ci sono tre novità: Comuzzo della Fiorentina, Savona della Juventus e Rovella della Lazio. Torna Barella, stanno fuori per scelta tecnica Pellegrini, Bellanova e Fagioli. 

CHI SONO“Comuzzo ha tempismo nelle uscite in avanti – ha scritto Emanuele Mongiardo su Ultimo Uomo – e può avvalersi di un fisico da corazziere, con cui ha limitato anche una punta della stazza di Dovbyk. La scelta di passare alla linea a quattro e di puntare su di lui e Ranieri ha permesso di rinunciare a un terzino adattato come Biraghi, poco abituato quindi ad agire da centrale, e a Martínez Quarta, tanto utile con la palla quanto fragile nella difesa pura: anche dalla scelta dei giocatori passa questo momento di maggior solidità della Fiorentina.

Per Marco D’Ottavi, su Ultimo Uomo, “Savona è il giocatore a cui Motta sembra legato proprio per la sua normalità: un giocatore fisicamente eccellente, senza particolari ambizioni col pallone, a cui puoi chiedere di dare equilibrio alla squadra.

Emanuele Atturo su Ultimo Uomo ha scritto che “Rovella ha una grande qualità nel gioco di passaggi, sia lunghi che corti, che esegue anche con un certo stile estetico. Come ci disse in un’intervista di un anno fa, il suo giocatore preferito era Snejider. È uno dei passatori più precisi del campionato, con l’89% di passaggi riusciti. Nelle statistiche spicca anche però per il suo stile difensivo cerebrale, fatto di letture. Ha uno stile di gioco da squadra d’élite, che domina il gioco e in cui lui può comandare col suo vasto repertorio di scelte di passaggio.

 

PAROLE  Arianna Rapaccioni e gli ultimi giorni con Sinisa Mihajlovic

 ➣ Che carattere aveva?

«Era perbene, schietto, buono. Non un tipo ridanciano. Non mi diceva mai: “Ti amo”. Ma tra noi era così, l’amore me lo dimostrava coi fatti. E io uguale. Negli ultimi tempi avrei voluto dirgli che lo amavo in ogni momento, ma temevo potesse capire che la situazione stava precipitando. Uno degli ultimi giorni, però, ce lo siamo detti con uno stratagemma. Lui era in clinica, era venuto l’oncologo Marchetti a visitarlo. “Grazie Paolo, ti voglio bene”, gli ha detto mentre il medico andava via. Ho preso la palla al balzo: “E a me?”. “A te ti amo, è diverso”. “Anche io”, gli ho risposto. E non vedevo l’ora». [intervista di Alessandra Paolini, Repubblica]

 

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