Grazie, grazie mille, ma meglio le macchine. Sbagliano meno, forse costano anche meno, non dormono in albergo, non pranzano, non cenano, non prendono aerei, così sono pure più ecologiche. Grazie, grazie mille, ma dal 2025 nei tornei ATP facciamo così, i giudici di linea stanno a casa, anzi spariscono, si cercano un altro lavoro, e a sorvegliare le linee ci mettiamo gli occhi elettronici. Se vi state scandalizzando, pensate al vostro T9 e ai correttori automatici dei vostri fogli di testo. Per i tornei del Grande Slam la situazione è diversa, non dipendono dal sindacato giocatori. La decisione è lasciata ai signoli organizzatori. US Open e Australian Open avevano già aderito, Wimbledon ha annunciato mercoledì che farà lo stesso dal 2025. Un cambiamento esteso anche alle qualificazioni. Interesserà all’incirca 300 persone. Un’altra implicazione delle decisione è che i giocatori non avranno più bisogno dei challenge con l’Occhio di Falco, perché la tecnologia su cui facevano affidamento in precedenza a chiamata, verrà utilizzata in modo stabile, continuamente. I giudici di linea, per ora, sopravvivono al Roland-Garros, una decisione che si spiega con la sua superficie, la terra rossa, dove il segno della palla ancora lascia un senso all’umano che va a guardare. Ma è pure il segno di un limite: come dire che oggi un umano può guardare e decidere solo se la palla lascia un segno.
Il Guardian ha chiesto un parere e una testimonianza a Wendy Smith, giudice di linea a Wimbledon da 40 anni, la donna che era sul campo quando Andy Murray vinse il titolo, la stessa che una volta intervenne su un punto di Andre Agassi e lo sentì imprecare. Nel suo intervento scrive che “un computer può essere perfetto, ma il tennis ha bisogno del tocco umano”, in sostanza tutto quel che abbiamo già sentito dire nel calcio quando è arrivata la VAR. Nei primissimi tempi, era ancora alla Juventus, Marotta disse che così si perdeva la poesia del calcio, sul serio lo disse, non è uno scherzo, senza precisare in che cosa poi consistesse questa famosa poesia del calcio, questo amore che nel cor resisteva per il calcio naïf mentre allargavano la partecipazione della Coppa dei Campioni da una a 4 squadre per le nazioni ricche, mentre chiudevano i campi di allenamento al pomeriggio ai nonni con i nipotini, mentre i club negavano i calciatori alle Nazionali, mentre gli stadi mutavano i loro nomi, via i santi, via i comunali, via gli olimpici, e dentro quei bei marchi poetici delle aziende. Alla fine si intuì da certe altre interviste in tv e qualche editoriale sui giornali che la poesia del calcio e l’elogio dell’errore umano consistevano nel far fesso l’arbitro, nel farsi una risatina di nascosto dopo essersi tuffati in area di rigore.
Comunque. Una volta che il genio è uscito dalla lampada, dentro non ce lo infili più. Per tornare a Wimbledon. Wendy Smith ha scritto sul Guardian di essere rimasta distrutta quando ha sentito la notizia, “mi ha fatto ancora più male perché l’ho scoperto solo quando è stato annunciato nei notiziari e il mio telefono ha iniziato a squillare con persone che mi chiedevano come mi sentissi”. Insomma, la ATP non aveva fatto una telefonata a tutti i giudici di linea del mondo per avvisarli, nemmeno un messaggino su whatsapp, niente, senza poesia. “Fino a poco tempo fa – scrive Smith – ci pagavano solo le spese di viaggio, quindi i giudici di linea facevano il loro lavoro puramente per amore del tennis. Ci si faceva strada attraverso i diversi eventi locali e si veniva valutati dal giudice di sedia, finché alla fine non si veniva considerati abbastanza bravi per Wimbledon, il sogno. Alcuni colleghi mi hanno detto che non si prenderanno la briga di rinnovare le loro licenze ora che non possono più puntare ad arbitrare a Wimbledon, quindi temo che anche i tornei più piccoli faranno fatica a trovare presto giudici di linea. Immagino che l’All England Club abbia preso questa decisione perché i giocatori vogliono l’uniformità delle decisioni computerizzate, anche se a molti di loro non piaceva affatto Hawk-Eye quando è arrivato. Ma un giudice di linea umano fa cose, tante cose, che un computer non può offrire. Di sicuro manteniamo le tradizioni del tennis, gli spettatori possono imparare molto sul gioco quando vedono le discussioni tra un giudice di linea e l’arbitro di sedia. Tutto questo andrà perso”. Come direbbe Achille Lauro a X Factor, non vi fate ingannare dalla trappola dei sentimenti, cinismo, senato, cinismo. Se non volete cedere al progressismo, cedete almeno alla voce di Mameli che ruggisce dentro. Se vi siete commossi al pensiero della poesia perduta, allora pensate pure che forse l’Italia avrebbe una Coppa Davis in più, se al posto dei giudici di linea ci fosse stato l’Occhio di Falco in Cecoslovacchia nel 1980.