MERCOLEDI 17 LUGLIO 2024
#9 GIORNI ALLE OLIMPIADI
LEGGI ALLORA: Che cosa c’entra Leo Borg con la penicilina
QUELLO CHE STA SUCCEDENDO
COME LA PENSIAMO A SLALOM SULLA SITUAZIONE DELLA PALLACANESTRO ITALIANA |
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EUROGOL
Ciao, Southgate: la tua eredità si misura in molti modiAnche senza una Coppa
Quel signore gentile col gilet, quel signore che ha portato l’Inghilterra dove l’Inghilterra non era mai stata eccetto che nell’estate di Michelle e di Paint it black – ecco, quel signore si è stancato di stare appeso come un sughero alle pareti dei pub per farsi colpire con le freccette. Dopo 8 anni e 120 partite, Gareth Southgate ha immaginato che si possa fare altro nella vita, oltre il mestiere di capro espiatorio per tutte le manchevolezze del calcio inglese. Se n’è andato, e se n’è andato come voleva lui, quando diceva lui. Bisogna avere uno sguardo distante per cogliere in pieno la sua parabola, bisogna avere lo sguardo che manifesta Rory Smith sul New York Times, dove ha scritto che ci siamo rassegnati al pensiero che un cittì inglese debba andarsene “per un esonero, per umiliazione, per disgrazia, vittima di un massacro o di una caccia alle streghe, castigato da una stampa scandalistica, macchiato di sputi e disprezzato dal pubblico in generale. Ai cittì inglesi non è consentito, in nessuna circostanza, di conservare la loro dignità”. Southgate ce l’ha fatta. Se ne va integro, prima che di lui restino sul pavimento la polpa e quattro ossa. Fuori dal suo ufficio a St. George’s Park, la struttura di allenamento della Nazionale, sui muri stanno in fila 14 ritratti, i 14 predecessori “nel ruolo che un tempo era descritto come il secondo lavoro più importante del paese” racconta Smith. Sono le immagini che ci dicono meglio di qualunque saggio “la rarità e la sacralità di un dovere a lui era toccato quasi per default” eppure ricoperto in un modo tutto suo, solo suo. La lettera dell’addio. I nomi dei candidati alla sostituzione. Il dibattito in Inghilterra: chi vuole un cittì patriota e chi vuole Klopp.
| FIGURINEIl primo Mbappé madrileno
Sei un nuovo attaccante del Real Madrid. Facile così. Ma attaccante cosa, come, dove? Kylian Mbappé è arrivato, ha messo la sua maglia con il numero 9, ha salutato alcune decine di migliaia di tifosi e ha descritto come un dettaglio il posto che occuperà in campo nella squadra di Carlo Ancelotti. Ma a Madrid la questione sta già facendo discutere, come sottolinea L’Équipe che dedica la prima pagina di oggi allo sbarco del francese nella Liga post-Messi e post-CR7, la Liga dei campioni d’Europa. Damien Degorre ha scritto che il Real può mantenere lo schema della scorsa stagione, un 4-4-2 nel quale Mbappé andrebbe ad affiancare Vinicius in prima linea, oppure può passare al 4-3-3 mettendo Mbappé al centro, Vinicius e Rodrygo ai suoi fianchi, Bellingham alle loro spalle. “Giocare con quattro elementi molto offensivi non è un’opzione che Ancelotti ha privilegiato spesso in carriera – ricorda L’Équipe – ritenendo che una Champions League si vince con un blocco difensivo solido. Ma anche Ancelotti sa adattarsi”.
TOUR DE FRANCE Quei matti che guidano una macchina al Tour de France
Nei suoi due decenni da ciclista professionista, Matthew Hayman ha sempre pensato che ci volesse un carattere speciale per fare il suo lavoro. Salire in bici, pedalare fino all’orlo dell’esaurimento delle forze e vincere forse una volta ogni morte di papa. È dopo il ritiro che Hayman ha preso in considerazione l’ipotesi che esista qualcosa di più folle che correre al Tour de France: fare il direttore sportivo al Tour de France. Ne scrive dall’America il Wall Street Journal raccontando cosa sia questa “vera prova di resistenza, riflessi, concentrazione e sanità mentale”, che fa parte del mestiere: guidare l’auto di una squadra in un convoglio in fila indiana, pronti a “fornire cibo, acqua, tattiche, ruote di scorta e incoraggiamenti volgari, tutto facendo del proprio meglio per non urtarsi a vicenda”.Un caos organizzato, così lo definisce Hayman, e secondo Joshua Robinson del WSJ la faccenda è resa più complicata dal fatto che le macchine sono tutte guidate da ex ciclisti, “una popolazione senza un normale rapporto umano con la velocità o con la paura. Si muovono in spazi ristretti mentre le moto si infilano tra loro, e trattano le regole della strada come semplici suggerimenti. Suonano il clacson liberamente. Al Tour de France, ogni autista diventa un po’ francese”. *** | DISCUSSIONIPossiamo fidarci dei matti che invece guidano la bici?
Quelli che non si calmano stanno in testa alla classifica. Tadej Pogacar primo, Jonas Vingegaard secondo, Remco Evenepoel terzo, e tutt’e tre hanno scalato il Plateau de Beille più velocemente del Pantani 1998. Ieri mattina La Stampa ha rilanciato in un titolo “i soliti sospetti” che si agitano intorno al ciclismo. La discussione in Francia è guidata da Le Monde e stamattina arriva anche sulle pagine de L’Équipe, il quotidiano di proprietà del gruppo ASO che organizza la corsa. Yohann Hautbois e Pierre Menjot riferiscono che Pogacar e Vingegaard hanno sviluppato una potenza calcolata in watt per chilogrammo superiore rispettivamente del 7,7% e del 5% rispetto a Evenepoel, e dell’11% e dell’8,2% meglio di Mikel Landa, arrivato quarto. “Un divario enorme”, scrivono. La loro analisi si divide in tre punti: quello che sappiamo, quello che intuiamo, quello che non sappiamo. Sappiamo che la Emirates spende 50 milioni di euro all’anno per il ciclismo e la Visma-Lease a bike 40, i due maggiori budget del World Tour, con tutto ciò che ciò comporta. Pogacar e Vingegaard possono permettersi compagni di squadra che sarebbero capitani altrove: Adam Yates, Ayuso, Almeida. Quelli fanno il lavoro sporco in montagna, riducono a spettri i rivali, e loro danno il colpo finale. “Il Giro – spiega L’Équipe – è stato un esempio lampante, dove Antonio Tiberi è stato l’unico ad attaccare Pogacar, una sola volta, in tre settimane”. Le risorse quasi illimitate consentono investimenti nella ricerca e nello sviluppo, nella misurazione dei dati e nell’ottimizzazione dell’aerodinamica. La squadra olandese è all’avanguardia anche sul piano dell’alimentazione, Tadej Pogacar ha rivisto il suo protocollo di allenamento per adattarlo al suo profilo fisiologico, LA TAPPA DI OGGI
LA FOTO DEL GIORNO AL TOUR SECONDO IL FACEBOOK DEL TOUR
PARIS 2024 L’America non ha più fiducia neppure nel Dream TeamNOVE GIORNI ALL’APERTURA Il declino dell’impero americano non si misura dalle sconfitte che un tempo erano vittorie. Il declino dell’impero americano si manifesta nelle convinzioni che una sconfitta possa arrivare laddove un tempo non era prevista. Il declino dell’impero americano è nel molo di Gaza costato 23 milioni di dollari e ora in fase di smantellamento. Gli USA si sono arresi all’idea che quell’idea sia stata un disastro. Le mareggiate lo hanno sfasciato di continuo, lo hanno reso utilizzabile per 20 giorni appena. Nelle foto dei suoi ripetuti brandelli c’è l’immagine di un paese che sta collassando, come ha detto Francis Ford Coppola a Cannes presentando il suo nuovo film Megalopolis. Il declino dell’impero americano si manifesta nel pensiero che la Megalopolis messa in piedi nel basket per riprendersi l’oro olimpico possa essere insufficiente al cospetto del resto del mondo che cresce. LeBron, Curry, Davis, Haliburton, la naturalizzazione di Embiid, la panchina più forte di sempre potrebbero non bastare. È un pensiero che arriva dal Washington Post, il giornale che mezzo secolo fa fece cadere un presidente. Il suo editorialista Jerry Brewer ha scritto che questo Dream Team non mette gli USA al riparo da un’altra cattiva figura dinanzi al mondo, un’altra figuraccia come quella agli ultimi due Mondiali, dove le stelle più stelle di tutte non si presentarono.
| DISCUSSIONI L’APPELLO DI AMNESTY: NON ESCLUDETE DALLO SPORT LE DONNE CON L’HIJAB I Giochi della parità, ma non per le allenatrici. I Giochi dell’inclusione e del rispetto, ma non per le donne musulmane. È la denuncia che arriva da Mónica Costa, responsabile delle campagne di genere presso Amnesty International. C’è un suo intervento sul quotidiano spagnolo Diario AS, nel quale reagisce al divieto di praticare sport con l’hijab in vigore in Francia. Una discriminazione, dice. “Gli sforzi dichiarati per promuovere l’uguaglianza di genere e l’inclusione nello sport non si applicano a un gruppo specifico di atlete. In Francia, le donne con l’hijab non solo non possono far parte di una squadra olimpica, ma non possono competere nelle categorie inferiori, giovanili o amatoriali che siano, in sport come calcio, basket o pallavolo. Le loro federazioni proibiscono di indossare abiti religiosi, ma sono in contrasto con le regole delle federazioni internazionali e le associazioni che tutelano il rispetto dei diritti umani”.
| PROSPETTIVE Dopo Nadal-Borg vogliamo Federer-McEnroe
Domani nuovo test contro Norrie, più severo: Rafa ha in testa il Roland-Garros ci siamo ripetuti nelle settimane che hanno preceduto l’eliminazione al primo turno contro Zverev. Ma probabilmente Rafa ha in testa questo Roland-Garros, la terra rossa parigina olimpica, sulla distanza di due set su tre, con l’ulteriore fascino di un doppio da giocare accanto a Carlitos Alcaraz. È per questo torneo che pare disposto a sfidare l’impossibile, sebbene le notizie della tarda sera-notte lo danno per iscritto pure a Flushing Meadows. |
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RASSEGNA..
CHE COSA SI DICE STAMATTINA IN GIROEDICOLA
Il diario di Slalom si è aperto come ogni giorno con la consueta galleria di prime pagine da tutta Europa. Mbappé con la maglia del Real, il dopo Southgate in Inghilterra, tanto tanto calciomercato.
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