I miracoli speciali di Pozzecco e la differenza tra Gravina e Petrucci

Embed from Getty Images

La Nazionale di calcio manca i Mondiali per due edizioni di fila, esce agli ottavi di finale degli Europei dopo aver vinto quelli precedenti, ma è tutto da rifare, tutto da azzerare, dai vertici della federazione al cittì, lui è in confusione, lui è sopra le righe, tabula rasa, via, bisogna ricominciare. I presidenti dei club mediaticamente più in vista sono d’accordo.   

La Nazionale di basket manca i Mondiali per tre volte su sei, non sale su un podio europeo da vent’anni, si è qualificata solo una volta per le Olimpiadi dal 2004 in avanti, l’ha fatto con un cittì mandato via nel giro di 10 mesi perché il presidente federale ne voleva uno più mediatico, ne voleva proprio uno sopra le righe, perché «tutto è comunicazione» andava ripetendo in quei giorni Gianni Petrucci. 

I due cammini hanno delle analogie, quello del calcio è finanche migliore. Eppure il basket, questo piccolo mondo antico rimasto inchiodato alla Prima Repubblica, con la stessa guida che c’era trent’anni fa, questo mondo palesemente distante dalla contemporaneità, senza un’idea per la riforma dei campionati, un mondo che perde per strada piazze storiche, che ignora e trascura la Nazionale femminile – questo piccolo mondo antico merita ancora fiducia negli stessi luoghi dove le stesse dinamiche del calcio sono da bruciare. 

COSA SI DICE IN GIRO

Antonino Morici sulla Gazzetta scrive un commento nel quale sostiene che per uscire da questa pagina negativa in modo costruttivo è necessaria un’analisi più ampia dei problemi del basket italiano, senza sprecare il lavoro svolto negli ultimi anni, che non è da buttare“. 

Punti di vista. Negli ultimi anni, da questo divano pare più evidente il lavoro fatto da altre federazioni: l’atletica, il nuoto, la pallavolo, la pallanuoto, arrivano segnali finanche dal rugby. Tutte federazioni capaci di arrivare a punte di eccellenza negli ultimi due anni, quelli che la federbasket ha dedicato a inseguire Paolo Banchero invano.

L’Italia – dice la Gazzetta – ha bisogno di reclutare i campioni di domani in modo più efficace, tenendo al centro del suo orizzonte l’eredità preziosa del lavoro svolto in questi anni: la coesione del gruppo, la capacità di vincere sfide al limite delle proprie possibilità e, in definitiva, il diritto di sognare

Si associa Daniele Dallera sul Corriere della sera, dove si legge che La Svolta, con la lettera maiuscola, si può attuare senza rivoluzioni, senza far fuori il c.t. Gianmarco Pozzecco che il suo mestiere di selezionatore lo sa fare, aspettando in serenità le elezioni federali che ogni fine quadriennio olimpico prevede”. Il Corriere della sera ha trovato che la reazione dopo la batosta con la Lituania (88-64) è la solita, quasi scontata, soprattutto sui social, molto di pancia e poco di testa: «Via Pozzecco…», il ct, «Basta con Petrucci…», il presidente federale. Come se Pozzecco giocasse ancora, come se Petrucci andasse in campo: entrambi hanno le loro responsabilità, ma la Nazionale è questa, siamo seri.

Eppure nemmeno Gravina va in campo e Spalletti è stato un giocatore peggiore di Pozzecco. Il Corriere della sera difende Petrucci perché è uno dei dirigenti sportivi più preparati del panorama italiano, altrimenti non si governa il Coni per 14 anni. Il suo curriculum tra basket, il suo sport, che vive con passione, ma anche calcio, parla per lui. Poi, basta aspettare: non c’è nulla di più democratico di una elezione. L’anti-Petrucci è stato trovato, un suo ex vecchio amico e collaboratore, che evidentemente si è stufato dell’amicizia e della collaborazione, l’avvocato Guido Valori, che si candida alla guida della Federbasket“. 

Prima ancora di vedere come sarebbe andata a finire, il presidente a fine mandato, ma già intenzionato a candidarsi per un altro, aveva annunciato la proposta di rinnovo contratto a Pozzecco, al quale aveva concesso nei mesi scorsi il via libera per allenare un club, un club francese, l’Asvel, dove nel giro di un paio di mesi hanno cambiato idea e l’hanno esonerato. In una intervista con Umberto Zapelloni sul Foglio, prima che iniziasse il nuovo naufragio a Porto Rico, Petrucci aveva detto che Pozzecco è l’uomo dei miracoli, In effetti sono speciali. Sono così speciali che non si vedono. 

LEGGI ANCHE

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.