Parigi 2024, le Olimpiadi della parità. Non per le allenatrici

PARIS 2024

L’Olimpiade delle pari opportunità e del gender equality. È così che il CIO mette i Giochi di Parigi sul mercato delle idee e dei valori, ma è dentro la parola parità che poi bisogna andare a guardare. Quasi mai è possibile che la percentuale sia davvero 50-50 sul campo. Se la Nazionale di pallavolo si qualifica e quella femminile dello stesso paese no, son già un bel po’ di posti in meno. Inoltre non esiste solo il campo. Per esempio. La Reuters ha scoperto che tre anni fa a Tokyo solo il 13% dei coach erano donne. Un ruolo da allenatore d’élite – appunto – va a un allenatore.

«La barriera principale è il club dei bravi vecchi ragazzi”, ha detto l’ex campionessa mondiale di ciclismo e allenatrice francese Marion Clignet, una delle tedofore del sacro fuoco di Olimpia tra le strade della Francia. Le sue opinioni sono condivise da molte altre allenatrici, convinte che le donne debbano lavorare il doppio per essere ascoltate, per rompere il muro, per evitare di «essere trascurate e sottovalutate». 

Henriette Mero, allenatrice norvegese di triathlon, sostiene che bullismo e discriminazione da parte degli uomini sono diffusi, ma molte donne sono riluttanti a parlarne apertamente per paura di perdere il lavoro. Dice alla Reuters che la cultura presente nella sua squadra nazionale era così negativa che lei ha smesso di farne parte per concentrarsi sull’allenamento privato. «Abbiamo una lunga strada ancora da percorrere. Non riguarda solo la Norvegia. Altre donne di altri paesi mi hanno detto la stessa cosa»

Un mondo a misura di uomini

Non è misoginia ma una questione culturale più ampia, legata agli orari di lavoro, il tempo da trascorrere lontano da casa per ritiri e gare, il ruolo antico della donna nella società, le responsabilità familiari a senso unico. Le coach a Rio erano l’11%, alle Olimpiadi invernali di Pechino il 10%. Vicky Huyton, fondatrice del Female Coaching Network, una piattaforma globale che si occupa della questione, sostiene che il problema di fondo è lo sport, lo sport in sé, un mondo che nasce da uomini e creato per uomini.

Pierre de Coubertin aveva del resto bandito le donne dai primi Giochi nel 1896, affermando in seguito che le Olimpiadi erano finalizzate all’esaltazione dell’atletismo maschile con gli applausi femminili come ricompensa. È il motivo per cui la Francia lo tiene sullo sfondo delle celebrazioni di questa terza Olimpiade parigina, la prima senza di lui. Alle Olimpiadi del 1900 le donne parteciparono a una manciata di eventi, ci sono voluti altri 112 anni prima che potessero competere in tutti gli sport. Nel frattempo, i posti di vertice negli organismi sportivi internazionali continuano a essere occupati in prevalenza dagli uomini. 


LEGGI ANCHE


«Le dinamiche di potere nello sport non sono mai realmente cambiate» dice Huyton. Molte donne aspettano che il CIO faccia qualcosa, intervenga su certe dinamiche, ma ai vertici del CIO la sola Nicole Hoevertsz è tra le vicepresidenti di Thomas Bach. Dice: «La cosa importante per me non è tenere l’ascensore su, ma farlo scendere in modo che più donne possano raggiungere le posizioni di leadership». Hoevertsz spiega che il CIO sta lavorando con gli organismi sportivi per allargare ilm campo delle opportunità. Gli sport all’avanguardia sono la lotta, lo skateboard, il judo e il taekwondo. 

Nel 2019 il CIO ha avviato un programma di formazione per dotare le donne di strumenti che consentano di allenare ai massimi livelli. Un programma che finora ha formato 123 coach in 22 sport e 60 paesi differenti. Sei di loro saranno a Parigi. Henriette Mero sostiene che una coach sia un modello di ruolo per le ragazze e le giovani donne che fanno sport, alcune di loro lo ritengono indispensabile per avere come interlocutrice una persona che conosce il corpo femminile, che sa cosa succede durante il ciclo mestruale, come vengono influenzate le prestazioni, come adattare alimentazione e allenamento, come alcuni infortuni abbiano un impatto diverso rispetto agli uomini.

Come intervenire

Altre allenatrici ritengono che avere più donne in posizioni di guida riduca il rischio di abusi e molestie sessuali: gli sport che hanno restituito più casi sono il nuoto, la ginnastica e il tennis. Scandali più recenti sono stati segnalati nel basket in Mali e tra lo snowboard negli Stati Uniti. 

Una lamentela comune è che una figura femminile nell’area coach viene spesso fraintesa: dalla sicurezza dello stadio agli altri allenatori esiste la tendenza a scambiarla per una fisioterapista, una madre, qualcuna con un ruolo di assistenza. Ai Giochi di Rio gli steward bloccarono Ans Botha mentre cercava di scendere in pista per abbracciare Wayde van Niekerk dopo l’oro nei 400 metri. L’allenatrice di pentathlon moderno Nicola Robinson ha confessato di usare un nome neutro, Nic, nelle e-mail. «Mi rende la vita più facile. Non voglio preconcetti»

Robinson tiene anche un corso universitario per coach. Solo il 10-15% delle iscritte sono donne, ma «vedere qualcuno che ha raggiunto un obiettivo è fondamentale – dice – i ragazzi vedono gli allenatori uomini sotto i riflettori e pensano: ‘mi piacerebbe questo lavoro. Ma chi ispira le nostre ragazze. È una sfida difficile. Prendiamo la maternità. Le istruttrici di nuoto iniziano a lavorare molto presto, gli asili nido non aprono alle 6 del mattino. L’atletica prevede lunghi ritiri, quanto è facile per una madre allontanarsi due settimane?».

Robinson sostiene che dovrebbe essere più semplice poter portare i figli piccoli ai campi di allenamento e alle competizioni, con un partner o un amico che li assista: dovrebbe essere considerato normale. Emily Handyside, sviluppatrice di coach presso l’organizzazione benefica UK Coaching, denuncia una grande disparità di trattamento tra calcio maschile e femminile, mentre Vicky Huyton trova che il reclutamento attraverso canali informali e social network è un altro fattore che offre un vantaggio agli uomini, per scarsa trasparenza nella pubblicità e mancanza di donne nelle commissioni che esaminano e selezionano. «Dobbiamo sistemare il sistema – dice – non le donne» 


LEGGI ANCHE


 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.