| E adesso la palla chi la tiene? Adesso che stiamo parlando di identità invertite, di dna scambiato come bambini nelle culle, ecco, stasera in Spagna-Italia, chi è che si diverte a palleggiare e chi se ne sta in agguato nell’ombra?
L’era del tiki-taka di Spagna può anche essere finita, ma la sua eredità continua a dividere. Lo dice Dermot Corrigan su The Athletic, citando la famosa serie di 136 partite ufficiali con più possesso palla interrotta contro la Croazia, dalla finale degli Europeo del 2008 quando tutto cominciò fino a qualche giorno fa. “Si è tentati di vedere la fine di quell’incredibile corsa statistica come un peccato”, scrive, “invece, molti dentro e fuori il campo spagnolo hanno celebrato la perdita del possesso palla come la modernizzazione attesa da tempo di uno stile di gioco obsoleto e sempre più impopolare”. È sempre così che vanno le cose. Un giorno si spezza un diaframma e todo cambia. Il tiki-taka ha smesso di avere un buon ufficio stampa.
De la Fuente sa che esistono ragioni tecniche, si chiamano Lamine e Nico, Ferran e Ayoze. Se la Spagna dispone di Yamal, Williams, Torres e Perez, deve usarli, non ha senso rinunciare ai loro tratti specifici. Gli avversari della Spagna, dice The Athletic, in questi anni sapevano che “il modo migliore per batterli era sedersi, assorbire la pressione e colpirli in contropiede o rischiare su calci piazzati. Ciò ha portato ad alcuni dei più grossi imbarazzi nella storia calcistica del paese”. Tipo il 79% di possesso palla contro la Russia ai Mondiali del 2018 con 23 tiri in porta e una sconfitta ai rigori, o il più celebra 77% contro il Marocco ai Mondiali 2022, senza neppure un tiro in porta, e un’altra sconfitta ai rigori.
“Il dibattito sul tiki-taka – ricorda The Athletic – ha prodotto alcune scene assai bizzarre negli ultimi anni. Nel settembre 2013, i tifosi e gli esperti del Barça criticarono l’allora allenatore Gerardo Martino per aver perso il possesso palla contro il Rayo Vallecano, anche se avevano vinto 4-0. Dall’altro lato c’erano invece coloro che si erano annoiati o si dicevano sconvolti dall’ossessione per il possesso palla. Alcuni commentatori l’hanno etichettato come un riflesso del wokism all’interno delle più ampie guerre culturali tra diverse aree della società”.
MA FORSE E’ UNA FANDONIA
Solo che. Siamo proprio sicuri? Cioè. Tutti nella Nazionale spagnola sanno che dominare il possesso palla e uscire dai tornei è una cosa spiacevole e poco gradita alla pancia del paese. De la Fuente e i suoi giocatori, secondo The Athletic, sono ben felici che i titoli dei giornali stiano sottolineando il cambio di stile. Gli fa bene alla reputazione. Ma attenzione: “la Spagna è ancora piena di giocatori che toccano e palleggiano, come Rodri, Fabian e Pedri. La Spagna ha avuto una media di possesso palla del 68% nelle partite con De la Fuente prima di sabato, anche se ha aggiunto nuove ali e parla di un approccio diverso. Potrebbero avere più possesso palla contro l’Italia e probabilmente lo avranno contro l’Albania lunedì”.
Tutto è capire cos’è progresso e cos’è conservazione, in un paese – come scrive Giulia Zonca su La Stampa – che “alle ultime elezioni europee, non è andata verso l’ultradestra, la loro è violenta e fiera di dichiararsi tale, così il centro, la garanzia, mette ancora un argine. Quando il voto si è cullato sull’onda del populismo, la novità si è spenta in fretta, vedi Podemos, e la Spagna poggia ancora sui partiti storici, popolare e socialista mentre noi abbiamo da un pezzo archiviato la prima Repubblica. Tenaci sostenitori della corrida pure in un’epoca in cui chiunque altro la vede come una pratica bruta. Per la Spagna è Dna e non si discute. Mediamente religiosi quanto noi, ma più radicali nell’iconografia delle feste sante che sono occasioni di massa, con processioni rispettose di cerimonie antiche. Reiterate in eterno. La società non sta ferma, come il calcio evolve e il ritratto di tutori della ripetizione va ovviamente stretto a un Paese che, per esempio, su diritti civili, come il matrimonio tra persone dello stesso sesso, si è mosso ben prima di altri. Di sicuro prima di noi”.
IL NUOVISMO
“La Spagna cerca il salto contro la sua grande nemesi” ha scritto David Alvarez su El Pais. L’Italia è l’avversaria con cui si è confrontata di più nella sua storia e “quella che ha segnato le sue maggiori svolte”. La Spagna cerca pure un nuovo re, una nuova figura di riferimento, aggiunge Rafa Cabeleira sempre su El Pais. “Tutti ricordano dov’erano il giorno in cui Iniesta segnò quel gol contro l’Olanda, il gol che incoronò la squadra campione del mondo per la prima e unica volta nella sua storia. Nessuno ti giudicherà se salti dalla sedia per festeggiare un gol di Carvajal”.
È una vigilia in cui la Spagna conta il carico di minuti di Rodri che mette in allerta la Roja [QUI] e ammira il Bel Calafiori, simbolo della nuova Italia [QUI], “il difensore centrale paragonato a Cabrini, una scommessa di Spalletti per la sua uscita da dietro con la palla al piede”.
Il nuovo della Spagna è anche Fabian Ruiz, uscito di scena il 28 giugno 2021 al Parken di Copenaghen, dove la Spagna vinceva 2-3 contro la Croazia e quasi nel recupero, in avvio di azione, Fabián non seguì la marcatura, la Croazia pareggiò e Luis Enrique mise la croce sul ragazzo che sabato a Berlino ha giocato da nuova stella del centrocampo.
Fabián Ruiz non è mai più tornato in Nazionale con l’asturiano, ma per Luis de la Fuente è intoccabile. Il nuovo cittì dice che se non si chiamasse Fabián, si parlerebbe molto di lui. De La Fuente ha quest’atteggiamento paterno per via del suo percorso, tante Under, tante giovanili in federazione. Paolo Tomaselli sul Corriere della sera si domanda: “Meglio un «entrenador de la casa» come Luis De La Fuente o un guru della panchina domenicale come Luciano Spalletti? È uno scontro fra filosofie anche questo, perché l’ultimo allenatore «federale» dell’Italia è stato Maldini al Mondiale 1998. La Spagna invece dopo la delusione con Luis Enrique è tornata all’antico, scegliendo il tecnico della cantera, il vivaio, proprio com’era Cesarone: De La Fuente conosce i giovani perché li ha visti crescere, non è ingombrante mediaticamente e costa sei volte di meno, dato che percepisce un ingaggio di 600mila euro, rispetto ai 3,5 milioni di Luis Enrique (Spalletti è a 2.8, esclusi i bonus). Una bella differenza”.
FABIAN
El Mundo racconta allora che Fabián non è stato molto contento quando il PSG ha tirato fuori 23 milioni per prenderlo dal Napoli. È arrivato in Francia e si è ritrovato davanti l’allenatore che lo aveva cacciato dalla Nazionale senza dargli spiegazioni. Ha iniziato la stagione giocando poco, nel mese di dicembre è entrato nell’ufficio di Luis Enrique e gli ha chiesto dove volessero arrivare. Se farai quel che ti chiedo, giocherai di più, gli disse l’ex cittì. In effetti da quel momento è sempre stato titolare nelle partite importanti, compresa la Champions League. A quel punto aveva già ritrovato il suo posto in Spagna, De la Fuente non aveva smesso di contare su di lui.
A Fabian non piacciono le interviste, non si sente sicuro, mercoledì scorso per l’incontro con i media internazionali a Donaueschingen si è fatto raggiungere dalla Spagna da una persona di sua fiducia. È nato a Los Palacios, la stessa cittadina di Jesús Navas e Gavi, il Betis bruciò il Siviglia sul tempo offrendo a sua madre Chari un lavoro nella lavanderia della cittadella dello sport. È stato Davide Ancelotti, figlio di Carlo, a innamorarsi di lui e volerlo a Napoli. A Parigi vive in periferia con la sua ragazza e il suo cane Bella. In casa c’è una palestra con una macchina per la crioterapia. Fabian ha anche assunto un cuoco che gli prepara la cena, “per non deviare nemmeno di un millimetro dalla strada della professionalità, e su questa strada si inserisce anche l’assunzione di fisioterapisti privati”, spiega El Mundo.
LA CRISI MORALE
In questa età della mutazione genetica, lo sbandamento vero è ai piani alti. L’ex presidente della Federcalcio spagnola, Luis Rubiales, è stato rinviato in giudizio per il celebre bacio non consensuale a Jenni Hermoso durante la premiazione della Coppa del Mondo femminile in Australia dell’agosto dello scorso anno. Dal 3 al 19 febbraio 2025 ha un appuntamento con il tribunale. Insieme al presidente sono stati citati l’ex allenatore della nazionale femminile Jorge Vilda, l’ex direttore sportivo Albert Luque, il responsabile dell’area marketing Rubén Rivera. Rubiales dovrà rispondere di violenza sessuale e di coercizione, capo di imputazione che condivide con il resto degli indagati.
Nelle stesse ore un altro giudice ha accusato gli ex presidenti del Barcellona, Rosell e Bartomeu, per i pagamenti effettuati all’arbitro José María Enríquez Negreira, il numero 2 dell’associazione. Sono coinvolti anche il figlio dell’ex dirigente arbitrale e gli ex allenatori Albert Soler e Óscar Grau. Ecco, lì ci sarà da difendersi sul serio, altro che tiki-taka.
TITOLI
◇ Corriere della sera: “La voglia matta” – Il piano anti Spagna di Spalletti «Vogliamo comandare il gioco concedere poco, evitare le pause per non avere rimpianti al 90’» ➔ Alessandro Bocci ha scritto: “Sino adesso l’Italia spallettiana ha giocato una sola partita a cinque stelle e l’ha persa, lo scorso ottobre contro l’Inghilterra“
◇ Repubblica: “Il rimpianto spagnolo, l’ultima ferita di Buffon: <Che ingiustizia nel 2012> – L’unica partita che Gigi vorrebbe rigiocare è la finale di Kiev: 4-0
◇ La Stampa: “Avanti tutta” – C’è Italia-Spagna: noi sfavoriti, ma Spalletti mantiene l’identità azzurra. “Fedeli alle nostre idee, mostriamo che siamo una scuola importante”. Una vittoria ci porterebbe in testa al girone e già agli ottavi da primi
◇ La Gazzetta dello sport: “Italia, vai a testa alta” – Gli azzurri in cerca di bel gioco e autostima contro una rivale al top: se vinciamo passiamo come primi nel girone ➔ Luigi Garlando ha scritto: “La Spagna toglierà il velo che ancora ricopre questa giovane Italia, ricostruita in fretta e furia dopo le imbarazzanti dimissioni di Roberto Mancini. Quando la Nazionale di Marcello Lippi sbarcò in Germania nell’estate marcia di Calciopoli, 2006, era avvolta dallo scetticismo, ma dentro di sé sapeva di essere forte. Nelle 11 partite azzurre, Spalletti ha incontrato una sola squadra più forte, l’Inghilterra, e ci ha perso nettamente a Wembley“.
◇ Il Giornale: “Italia-Spagna, il futuro sta nascosto in miniera” – Il tunnel dello stadio scavato nella roccia Negli anni 2000 una sfida che porta in finale ➔ Davide Pisoni ha scritto: “È diventato a tutti gli effetti un classico europeo. Che attraversa tutto lo sport italiano: dalla leggendaria finale di pallanuoto ai duelli di Valentino Rossi con la pattuglia di piloti spagnoli fino a Marc Marquez. E ora Alcaraz contro Sinner, con l’azzurro numero uno del mondo che ieri ha alzato il clima della vigilia: «Se vinciamo, scrivo al mio amico Carlos»”.
◇ La Gazzetta dello sport: “Spagna-Italia ai maratoneti. Rodri stanco, Di Lorenzo top azzurro” ➔ Filippo Maria Ricci ha scritto: “L’uomo dei 5000 minuti. Bryan Cristante. Il centrocampista della Roma è l’unico tra i 52 rappresentanti di Italia e Spagna ad aver superato la fatidica cifra di minuti giocati prima che iniziasse l’Europeo. Sabato entrando per Pellegrini ha aggiunto ancora qualcosa a questo numero incredibile. Dopo il primo turno della competizione ha saltato l’ostacolo anche il suo dirimpettaio Rodri, che era arrivato in Germania a quota 4935 e con gli 86’ giocati a Berlino contro la Croazia ha scavallato la fatidica quota 5000”.
◇ Corriere della sera: “La traiettoria perfetta di Yamal e le strade spesso tortuose degli azzurri” – Dalle giovanili alla Nazionale, ecco cosa facevano (e dove giocavano) i nostri alla sua età ➔ Paolo Tomaselli ha scritto: “Ma voi, all’età del fenomeno spagnolo Lamine Yamal — che compie 17 anni il 13 luglio — vi ricordate come eravate ? Lui studia in ritiro per gli esami online, punta l’avversario e dribbla. O almeno ci prova. Sempre. E tenere il suo ritmo può essere un problema. Qualche azzurro alla sua età era già un campioncino, Donnarumma su tutti, già protagonista nel Milan, dove ha esordito a 16 anni e 8 mesi. Ma anche El Shaarawy aveva già messo piede in A col Genoa, Bastoni stava per farlo con l’Atalanta e Darmian con la maglia del Milan di Ancelotti. Scamacca era emigrato al Psv, lasciando le giovanili della Roma: il Guardian lo aveva inserito tra i migliori sessanta teenager del futuro. Altri erano già stati «battezzati» come predestinati”
◇ La Stampa:”Morata fa la voce grossa, Scamacca alla prova del nove”
◇ Corriere della sera:”Scamacca al bivio, una partita può dire chi sarà” – Il c.t. lo ha accusato di pigrizia, poi lo ha chiamato: ora servono i suoi gol ➔ Fabrizio Roncone ha scritto: “Scamacca, ragazzo: sai, forse è arrivata la tua partita. Qualcuno ha il cellulare di Scamacca? Dovete scriverglielo, spiegarglielo. Avvertite anche il procuratore, parlate con la fidanzata. Siate chiari, definitivi, brutali. Ma senza perdere la tenerezza. Come Paolo Sorrentino. Quando fa dire a Sean Penn, nei panni della rockstar Cheyenne in «This Must Be the Place»: «Lo sai qual è il vero problema, Rachel?». «Quale?». «Che passiamo senza neanche farci caso dall’età in cui si dice: un giorno farò così… all’età in cui si dice: è andata così»”.
◇ Corriere dello sport-stadio: Intervista a Francesco Calzona. I dodici anni con Sarri e uno con Spalletti, i tre mesi hot al Napoli e l’avventura slovacca. Il selezionatore più sorprendente dell’Europeo ci presenta la sfida alla Spagna: «L’Italia ha un’anima» «Maurizio è stato il mio maestro in tutto. Di Luciano ammiro la gestione feroce. Gli azzurri sono di poco inferiori agli spagnoli. Kvara da Pallone d’oro se migliora in soli tre punti. La mia favorita è l’Inghilterra, se solo penso a chi ha potuto lasciare a casa. Il calcio di Sarri è attualissimo. Tante nazionali giocano come lui. Anche il Belgio. Il livellamento certo che c’è stato, ma non parlerei di abbassamento della qualità».