Far finta di esser felici. Lo scudetto-ripiego di Milano

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PERDINDIRINDINA   Tre scudetti di fila a una stessa squadra mancavano in Italia dai giorni del dominio di Siena finito poi com’è finito, e non se ne sentiva la mancanza. Di un tris era stata capace la Virtus fra ‘93 e ‘95, a Milano non succedeva da ‘85-’87. Eppure a guardarli da fuori sono tre scudetti quasi senza gioia, l’ultimo più di tutti. A questo siamo, il campionato è ridotto a un piano-B della stagione, dove tutto è costruito in funzione dell’Eurolega – che in genere d’estate Milano ha sempre a portata di mano, ti fa una domanda in tedesco [Johannes Voigtmann] e ti risponde in siciliano [Messina, Ettore Messina].

 | Così la Gazzetta ha già ricominciato: “A Milano si lavora per una grande Olimpia” ha scritto Giorgio Specchia. Armani stavolta potrebbe regalarsi Gallinari, dice Domenico Latagliata dal Giornale, mentre Walter Fuochi da Repubblica Bologna considera che in effetti da un pezzo va progettando un domani migliore. Saranno affari suoi i prossimi salassi, inclusivi di nomi eccellenti, curiosi di capire se un plebiscito farà stracciare le carte di un divorzio già avviato con Melli

 |  Lo scudetto, quel cosino che si cuce sulla maglia, farebbe impazzire 15 delle 16 partecipanti al campionato. Invece lo vince la sedicesima e scivola via così, come un dettaglio del quadro. Backdoor Podcast per esempio scrive che la fotografia della Gara-4 decisiva è la coppa passata dalle mani di Nicolò Melli a quelle di Kyle Hines, un gesto nel quale è possibile leggere un passaggio di consegne di leadership, nella sera in cui finalmente si è scatenato Mirotic, la sua migliore prestazione scrive Giuseppe Sciascia sul Corriete della sera: Nell’ultimo atto di una stagione difficile per lunghi tratti, scoppia l’amore tra il Forum e Nikola Mirotic. Il fuoriclasse montenegrino indossa i panni del leader nella sera dello scudetto, cancellando l’espressione un po’ algida che non aveva convinto ad inizio stagione. Trenta punti e 12 rimbalzi.

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Il basketmercato dice che a Milano è in arrivo “una iniezione di freschezza atletica (Dimitrievic, Bolmaro, Nebo)” [ancora il Corriere della sera]. Massimo Pisa su Repubblica spiega che “Ettore Messina festeggia il suo tricolore numero 7 in carriera in capo alla più tormentata delle sue stagioni armaniane, con una squadra nata male, corretta in corsa, spesso eterogenea e scollata ma alla fine salda e capace di dimenticare la crisi di rigetto con cui venne accolto proprio Mirotic, preso last minute dal Barcellona per annaffiare sogni europei ma spesso vissuto all’interno più come un orpello da ignorare che come un fuoriclasse da innescare. Trovata una tardiva quadra, con Melli che ha accettato il ruolo di pivot che fu di Meneghin e Shields retrocesso suo malgrado a secondo violino (ma primissimo nel colpo esterno di Gara 1 che ha deciso la finale), il più forte ha fatto pesare la sua legge

 |  Roberto De Ponti firma sul Corriere della sera un commento nel quale parla di sollievo. Non felicità, non commozione, non orgoglio. Sollievo. Dopo una stagione passata sotto le forche caudine di un’Eurolega con qualche lampo e troppi momenti bui, e Supercoppa e Coppa Italia sprecate, e i tifosi — avversari ma soprattutto amici — a dire «con quello che avete speso…», con il miglior attaccante d’Europa preso e messo fuori ruolo, per giocatori e allenatore dell’Olimpia conquistare il titolo italiano numero 31 è stato prima di tutto un sollievo. Milano è l’unico caso nella storia dello sport in cui conquistare uno scudetto significa salvare una stagione. Come se fosse facile, vincere uno scudetto. Come se fosse obbligatorio

 |  Questo scudetto, in questi termini, potrebbe allora essere la chiusura di un ciclo per buona parte dell’organico, mentre la concorrenza si assottiglia, non ha i mezzi economici per inseguire gli zeri di Milano. Pianeta Basket ricorda che la stessa Virtus Bologna aveva iniziato la stagione tra mille incertezze come l’addio a Scariolo a una settimana dal via della Supercoppa e un budget già ridotto dalle traversie del gruppo Zanetti. Ha portato a casa la Supercoppa e una stagione di EuroLeague che l’ha vista a lungo protagonista alternandosi tra il secondo e il terzo posto. Segafredo ha annunciato il rinnovo della sponsorizzazione per una cifra inferiore, ma comunque intorno ai 5-6 milioni e garantendo così l’iscrizione alla prossima EuroLeague. Una sola annata, ma sarebbe stato quasi impossibile strappare di più al nuovo amministratore delegato del gruppo, chiamato a risanare una situazione debitoria.

E adesso via, testa al preolimpico della nazionale, preceduto da tre-quattro uscite di Gianni Petrucci.

 

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