Cos’è questa storia della chicane prima della foresta di Arenberg

La Roubaix non comincia domenica. La Roubaix domenica parte, ma in realtà è già cominciata. È iniziata nelle stanze di chi scruta nuvole e venti. È iniziata nelle stanze dell’organizzazione che studia la sicurezze delle strade. È iniziata per gli allevatori che come ogni anno mettono a disposizione delle corsa le loro capre. Gli studenti delle scuole superiori di orticoltura offrono braccia e schiena per grattare il fango dalle strade, le capre mettono stomaci e golosità al servizio della Francia per smangiucchiare l’erba cresciuta in questi mesi fra una pietra e l’altra.

Piove nei paraggi di Roubaix da qualche giorno. Non dovrebbe durare. I meteorologi si sono riuniti come ogni anno al Chez Françoise Troquet, a Troisvilles, e hanno stabilito che sabato farà caldo, la strada si aciugherà, avremo 24 gradi e la temuta Roubaix del fango diventerà una temuta Roubaix della polvere. Fin dal primo dei 29 settori, verso Inchy, racconta L’Équipe, si vedono le pozzanghere del 2021, quelle che Sonny Colbrelli attraversò con la sua bici in una giornata che i francesi sanno definire in un solo modo: dantesque

Se si fosse corse martedì, le condizioni sarebbero state estreme allo stesso modo. Al settore 20 [da Haveluy a Wallers] e al settore 15 [da Tilloy a Sars-et-Rosières] a stento si intravedevano i blocchi di pietra sepolti da acqua e melma. 

Se i signori del meteo hanno ragione, se spunta il sole che s’aspettano, non sarà necessario passare lo spazzolino da denti in ogni settore, tra pietra e pietra, come in certi casi diventa urgente fare. Casomai minaccia di essere rischiosa la tradizionale ricognizione del venerdì da Denain in avanti. 

  STRADE

La foresta con la chicane

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La 121esima edizione della Roubaix sarà la meno asfaltata da trent’anni a questa parte: 55,7 km di pietre su 259,9 totali. Il miglior tributo a François Doulcier, presidente dell’associazione Amici della Parigi-Roubaix dal 2011 al 2023, morto in agosto all’età di 58 anni. Ha dedicato la vita a salvare il percorso classico. Una stele in suo onore è stata inaugurata martedì a Mons-en-Pévèle. 

C’è stato tutto un lavorio diplomatico fra corridori e organizzazione per ridurre ulteriormente i pericoli, all’ingresso della foresta di Arenberg, uno di quei punti che suscitano la frase più ascoltata nel ciclismo dopo «gruppo compatto». La frase è «qui non si vince la Roubaix, ma qui certamente si perde». Il guaio è che spesso si perde prima l’equilibrio, qualcuno ci perde pure una clavicola, per dirla alla Gaber. 

Su richiesta del sindacato ciclisti, la Parigi-Roubaix sta per aggiungere una chicane prima di Arenberg, così da ridurre la velocità all’ingresso del settore, un rettilineo di 2 km e 300 metri. Thierry Gouvenou, il direttore tecnico che si occupa dei tracciati delle corse per ASO, racconta a L’Équipe di aver corso dodici volte la Roubaix e per dodici volte è arrivato ad Arenberg davanti a tutti, chiedendosi come ne sarebbe uscito. Intende dire: se integro o a pezzi, se ferito o no. La foresta viene attaccata generalmente a 60 km orari, l’ideale sarebbe arrivarci alla metà della velocità. Dopo il passaggio a livello posto a una quarantina di metri dalla Trouée, i corridori dovranno allora svoltare a destra prima di tornare a sinistra e immettersi nel rettilineo in mezzo al bosco. Il tachimetro dovrebbe così calare a 25-30 km orari. La prefettura ha dato il via libera, ma la chicane porta altri interrogativi. 

Anche vedere un intero gruppo rallentare bruscamente prima di un settore rischia di causare danni spiega il giornale francese. Ai ciclisti pare che vada bene così. Per quest’anno. Ma Gouvenou avverte che sarebbe meglio pensare a più lungo termine, per esempio ai materiali, responsabili di alcune cadute.

Se la curiosità morde come la fame, qui sotto c’è il video girato sul percorso dal giornalista RAI Stefano Rizzato:

 

A dirla tutta, pare che Mathieu van der Poel non l’abbia presa benissimo

 

 

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