AMERICHE
Ohtani come Messi, Trout come Mbappé
Il Giappone ha vinto il World Baseball Classic
Sul diamante di Miami è accaduto quel che abbiamo visto a dicembre in Qatar. Due compagni di squadra, verosimilmente il numero 1 e 2 al mondo, avversari con le loro nazionali per il titolo mondiale. A Doha erano Messi e Mbappé, in Florida sono stati nella notte l’americano Mike Trout e il giapponese Shohei Ohtani, tutt’e due dei Los Angeles Angels.
“Anche se forse non aiuta a far crescere il gioco in tutto il mondo, anche se non dà a tutti i giocatori la possibilità di rappresentare i loro paesi, anche se non ha offerto un baseball di qualità tale da spezzare la monotonia degli allenamenti primaverili, il World Baseball Classic ha fatto ciò che in cinque stagioni gli Angels non sono riusciti a fare: permettere ai due migliori giocatori del mondo di esibirsi in una finale per qualcosa”.
È dal 2018, dalla prima stagione di Ohtani in MLB, che lui e Mike Trout non arrivano più su del terzo posto. Eppure si sono spartiti due degli ultimi quattro trofei da mvp e sono arrivati secondi altre due volte. Ma non vincono. Gli USA si sono spinti in finale battendo Cuba 14-2, il Giappone ha drammaticamente superato il Messico nel finale per 6–5, senza essere stato mai in vantaggio prima.
“Era difficile immaginare una finale migliore”, ha scritto Sports Illustrated. Ma soprattutto era difficile immaginare un duello migliore: Trout contro Ohtani. «Un bene per il baseball» lo ha chiamato il centrocampista giapponese Lars Nootbaar, nato negli Stati Uniti. Patrick Sandoval, mancino messicano, compagno di squadra dei due, ha detto che questa finale sarebbe stata «un bene per Los Angeles e per tutto il baseball».
È finita con la vittoria del Giappone. Il New York Times con Steve Wagner celebra Ohtani, “un fenomeno doppio, battitore designato del Giappone per tutta la partita, decisivo al nono inning, con uno strikeout di sei tiri per eliminare proprio Trout, il suo compagno di squadra. Ohtani ha mandato il Giappone nel pandemonio. L’incontro che molti avevano sognato”