Cosa ci dicono i 73 punti di Luka Dončić: che sta succedendo in NBA

È storico, e va bene. Il quarto di sempre, e va bene. Il miglior europeo della storia, e va bene. Il primo a segnare più di 70 punti con il 75 per cento di precisione dal campo, e anche questo va bene. Dopo i 100 di Wilt Chamberlain, gli 81 di Kobe Bryant, i 78 ancora di Chamberlain, ci siamo svegliati con i 73 di Luka Dončić, 25 canestri su 33 tentativi, di cui 8 su 13 da tre, una serie a cui ha aggiunto 10 rimbalzi e 7 assist.

The Athletic ne parla come di “un’ascesa nei libri dei record, un remind della sua eminenza, uno spettacolo mozzafiato, una sbirciatina a cosa c’è in arrivo da una carriera non ancora arrivata a metà. Una performance che lascia incantati, ipnotizzati, affascinati, che ci fa chiedere quando arriverà la prossima. Prima o poi ci sarà”

 

Per una straordinaria coincidenza Dončić ha scalato questa montagna nella notte del quarto anniversario della morte di Kobe Bryant. [ascolta il podcast]

Era stato un discreto scherzo del Caso anche vederne segnare 70 a Joel Embiid l’altra sera nello stesso giorno – il 22 gennaio – nel quale Kobe aveva fatto appunto i suoi 81. Qualche giorno fa L’Équipe sottolineava la straordinarietà della figura del centro camerunese dal triplo passaporto [anche statunitense e francese]: dal ritiro di Michael Jordan, solo quattro giocatori hanno superato la media dei 33 punti nella stagione regolare: James Harden, Kobe Bryant, Allen Iverson e appunto Joel Embiid con 33.1 l’anno scorso, 36.1 adesso a metà stagione. Non scende sotto i 30 punti in una partita da metà novembre, fanno 22 sere di fila. Una prestazione inferiore solo a quelle di Wilt Chamberlain [tre serie da 25, 31 e 65 partite] e James Harden [32 nel 2018-19].

Va bene, va bene tutto. Solo che Magic Johnson si sta facendo una domanda e invita pure noi a una riflessione. Cosa sta succedendo nella NBA? Nella stessa sera dei 70 di Embiid, Karl-Anthony Towns ne aveva fatti 62 contro gli Charlotte Hornets. Anche nella notte scorsa, insieme ai 73 di Dončić sono arrivati i 62 di Devin Booker contro gli Indiana Pacers. Gli americani tengono il registro di ogni cosa e così ci fanno sapere che si tratta delle prima volta in 77 stagioni di storia della NBA che quattro giocatori diversi segnano almeno 60 punti nell’arco di cinque notti. Tra il 1964 e il 2022 c’erano state solo quattro partite da 70 punti, ora ce ne sono state quattro negli ultimi 390 giorni. Più ce ne sono più altri giocatori vogliono mostrare di essere all’altezza. Che valore bisogna dare a questi exploit?

  DISCUSSIONI  Qualche ragione  ► Insieme con Magic Johnson se lo stanno chiedendo anche gli opinionisti di ESPN. Chris Herring sottolinea “la combinazione perfetta tra l’efficienza e un utilizzo astronomico della linea dei tre punti”. Le difese, dice, sono più perforabili che mai. Cercano di proteggere la linea dei tre punti e lasciano spazio all’uno contro uno di giocatori come Embiid e Dončić , due che guidano il campionato per possessi offensivi. Dončić tocca la palla per un minutaggio-record di 8 e mezzo a partita e ha segnato i suoi 73 punti in una serata nella quale il co-protagonista Kyrie Irving era fuori. Così come Towns ne ha segnati 62 quando non aveva Anthony Edwards accanto. Secondo Tim MacMahon non c’era mai stata tanta qualità in NBA. “Non avevamo mai visto nessuno con una tale miscela di forza, abilità, gioco di gambe e tocco come Dončić”. 

Kevin Pelton aggiunge un dettaglio: “Il calendario svolge un ruolo. Storicamente a gennaio ci sono sempre state partite da 60 punti, più che negli altri mesi”. 

Cosa possono fare le difese? Eh, bella domanda. MacMahon risponde che se lo sapesse, si farebbe dare 40 milioni di dollari dai Milwaukee Bucks. Tutti mettono l’impresa di Dončić in cima a quelle viste in settimana, tutti pensano che nelle prossime sere avremo altri giocatori che ci proveranno. La previsione è che nel giro di un anno o due gli 81 punti di Kobe saranno sorpassati. Secondo gli analisti di ESPN i candidati al prossimo giro di stupore possono essere Kyrie Irving, Shai Gilgeous-Alexander e Giannis Antetokounmpo. 

 

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