Pioli spiega perché sono quasi tutti ex centrocampisti
➣ In Italia quasi tutti gli allenatori sono centrocampisti. Salvo due eccezioni: Inzaghi che era attaccante e lei che giocava da difensore.
«Vero, però nel settore giovanile giocavo mezz’ala e sono rimasto in mezzo fino a un’amichevole con la Samp. L’allenatore del Parma, Marino Perani, visto che mancavano tutti i difensori mi chiese di schierarmi da difensore. Marcai Francis, giocavo benissimo e da lì sono diventato difensore a vita».
➣ Però di testa è restato centrocampista… «Fossi stato allenatore di me stesso mi sarei messo in mezzo. Difensore non mi è piaciuto, però mi vedevano lì…».
➣ Perché un centrocampista è più predisposto a fare l’ allenatore? Perché vede tutti i momenti del gioco? «Perché sa leggere meglio le situazioni offensive e difensive. Anche se non credo che sia così importante il ruolo dove hai giocato, per far bene l’allenatore. Sono la passione, la curiosità, la voglia di metterti in discussione e le conoscenze a formarti completamente. Non penso che giocare mezz’ala, terzino o centravanti o non aver giocato a certi livelli non ti possa permettere di arrivare ad essere un grande tecnico».
➣ Si potrebbe dire che chi non ha giocato, come Sacchi, Mourinho, Sarri, è più innovatore perché meno carico dell’ esperienza di calciatore? «Può essere, può essere una chiave di lettura giusta. Noi allenatori siamo degli studiosi ma è anche vero che inventare qualcosa di nuovo è difficile e per pochi. Quelli che ci sono riusciti sono sicuramente degli allenatori di altissimo livello».
➣ In questa discussione tra giocatori e risultatisti, la sua idea di calcio dove si colloca? «Io credo sempre che giocare meglio dell’avversario ti dia più possibilità di vincere. Però per vincere non serve solo giocare bene. Servono altre componenti caratteriali che un allenatore non può tralasciare».
➣ Quanto pesa un allenatore in una squadra di calcio? Percentualmente? «Penso conti tanto. Io, da allenatore, riesco a vedere nei miei colleghi avversari quelli che incidono veramente e quelli che pesano meno. Quindi chi incide veramente è bravo». | Intervista di Walter Veltroni, la Gazzetta dello sport
La scuola italiana della pallavolo: 7 nostri ct all’estero a caccia di un posto ai Giochi. Tra tutti mettono insieme un palmares monstre: a livello di club 18 scudetti (5 all’estero), 4 Mondiali, 6 Champions più altre 11 eurocoppe. L’Olimpiade, però, è un’altra cosa: l’hanno già vissuta soltanto in 4 e l’unico ad essere salito sul podio fu Silvano Prandi, ct azzurro a Los Angeles 1984, preistoria della pallavolo. Nessun altro sport vanta una presenza così massiccia di coach di alto livello sparsi nel mondo. Oggi che, specie a livello di club, la pallavolo italiana è tornata padrona, sembra quasi normale. Ma anche nei meno felici tempi recenti i nostri allenatori sono sempre stati i più richiesti. E hanno vinto con regolarità.
Hanno tra i 38 e i 72 anni e rappresentano quasi tre generazioni. … Per tutti, il traguardo è ripetere nel volley quel che a Sergio Scariolo, oro mondiale sulla panchina spagnola, è già riuscito nel basket: portare anche l’altra Italia» a Tokyo. Con la differenza che la pallavolo per le sue due Nazionali ha già i biglietti pronti. | Roberto Condio, la Stampa
~ Chi sono: Giovanni Caprara (Paesi Bassi femminile), Andrea Giani (Germania maschile), Alberto Giuliani (Slovenia maschile), Giovanni Guidetti (Turchia femminile), Roberto Piazza (Paesi Bassi maschile), Silvano Prandi (Bulgaria maschile), Daniele Santarelli (Croazia femminile)
I tablet in panchina. Nel corso del girone di ritorno della Serie A TIM 2019/2020, la Lega Serie A doterà tutte le panchine di un tablet con installato il “Football Virtual Coach” sviluppato da Math Sport, startup italiana incubata in Polihub (Politecnico di Milano), che oltre a fornire dati in real time li analizza e sarà in grado di restituire, grazie all’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale, indicazioni tecniche precise per gli allenatori e per tutto lo staff. Il Virtual Coach, infatti, sarà in grado di supportare le decisioni dei mister mettendo in evidenza le situazioni critiche e quelle positive della propria squadra e degli avversari. Le informazioni, che arriveranno agli staff tecnici attraverso notifiche push, saranno personalizzabili in base al proprio sistema di gioco e alle strategie da adottare. | Calcio & Finanza
La tecnologia e le vecchie generazioni. Lo sa dove sono?, chiede il Maestro Tabarez dall’altro capo del telefono e del mondo. No. «Al centro tecnico della federazione perché qui non ci si ferma mai, c’è sempre una nazionale da seguire e preparare». Ecco l’essenza di una vita da “maestro“, la passione per l’insegnamento, calcio o altro poco conta, l’amore per il proprio lavoro, la partecipazione e il coinvolgimento. Oscar Tabarez sta per arrivare a 40 anni di panchina.
➣ Come sta? «Ovviamente non miglioro, però non peggiorare è già buona cosa visto che soffro di una malattia degenerativa. E questo è l’ obiettivo. Nel complesso comunque la risposta è bene».
➣ Quando ha cominciato non c’era nemmeno il computer, ora stanno per portare le tablet in panchina. «Il mondo è cambiato e il calcio si adegua, segue l’evoluzione del mondo. La tecnologia ci offre una serie di informazioni impensabili 40 anni fa. Due esempi. Il gps ti da una serie di dati su come si allenano i tuoi uomini, quanto si muovono, cosa fanno, come stanno. Siamo passati dalle impressioni personali ai dati reali. O le informazioni sui rivali: prima se eri fortunato avevi un video, o una relazione di qualcuno che avevi mandato a spiare l’avversario. Oggi sai quasi tutto».
➣ E come si adatta un tecnico di un’altra generazione all’uso massiccio della tecnologia? «Mi vede lei a star dietro a quello che mi dice una tablet durante una partita? La tecnologia serve, aiuta e la uso, ma va aggiunta un’altra considerazione: il calcio non è cambiato. Continua ad essere una questione tra persone, e questo è l’aspetto più rilevante. Il fattore principale nel rendimento di un calciatore è la capacità individuale e collettiva espressa dagli uomini che abbiamo a disposizione. Il grande protagonista è il giocatore, che solo quando da un significato preciso a ciò che sta facendo riesce a crescere. Il calciatore che arriva da una sconfitta, da un infortunio, da difficoltà personali e riesce a reinventarsi, a dare un senso calcistico alla propria vita è quello riesce ad imporsi. Il talento non è sufficiente. È importante per arrivare a un certo livello professionale, però per diventare un vincente, un leader, per fare come il Liverpool di Klopp, al momento l’espressione più brillante del calcio mondiale, servono anche altre cose. Penso all’unione del gruppo, alla condivisione di valori e obiettivi, al riuscire a dare un significato a ciò che si sta facendo. Questo rende straordinaria una squadra normale. E sono cose che dipendono dalla capacità dello staff tecnico, non te le da un tablet. La differenza la fa sempre il fattore umano». | Intervista di Filippo Maria Ricci, la Gazzetta dello sport
Esistono gli allenatori della Playstation. Daniele Paolucci, classe 1996, conosciuto online con il nickname Prinsipe. A oggi, è uno dei più forti giocatori al mondo di Fifa, il famoso videogioco di calcio della Electronic Arts. I suoi match sono seguiti online da tutto il globo: nel 2017 ha vinto l’Europeo a Madrid di Fifa 17 (assegno da 30.000 euro), è stato medaglia di bronzo al mondiale successivo, e fra poche settimane disputerà, a Parigi e dal vivo, un’altra finale mondiale, questa volta con Fifa 20. … Paolucci guadagna migliaia di euro al mese in un mercato, quello degli eSports, che conta un bacino italiano di almeno 1,2 milioni di spettatori settimanali secondo una analisi della scorsa estate di Aesvi. Il suo è uno stipendio tra i più alti rispetto ai cento-duecento videogiocatori professionisti presenti in Italia.
➣ Ci sono anche gli allenatori? «Certo, ai tornei dal vivo io vado con un allenatore, che studia l’avversario e mi aiuta con la tattica e con un mental coach che mi sostiene nei momenti di stress o bui, perché si arriva a giocare 6-7 ore per un paio di giorni». | Nicolas Lozito, il Messaggero