Adattarsi. È il verbo più usato e ascoltato nel paddock di Las Vegas, ai bordi di questo GP che indigna Verstappen e che eccita Liberty Media. Adattarsi è quel che ha sempre fatto la Formula 1 da quando esiste. È la sua forza, dice Frédéric Ferret che la segue da tempo per L’Équipe. Accadrà anche stavolta, sicuro, “perché quello che ci aspetta sembra mostruoso”.
La questione è il jet lag. La questione sono i tre GP consecutivi in tre settimane, con i fusi orari da gestire e con l’atterraggio sul pianeta Nevada, in una corsa pensata per partire alle 22 e finire oltre mezzanotte, alle luci di “uno spettacolo incredibile, brillante come l’albero di Natale del Rockefeller Center. Per i team e tutti coloro che lavorano nel paddock – scrive il giornale francese – questa gara assomiglia più a un tuffo nell’inferno, anche se le notti nel deserto del Nevada sono tutt’altro che torride, anche nei casinò”.
Quindici anni fa, al GP di Singapore, correre in notturna fu sorprendente, “e quasi scioccante – spiega L’Équipe – seguire il programma di Fernando Alonso al venerdì. La sua intervista ci è stata rilasciata quasi alle 2 del mattino. In Europa erano solo le 20. Da allora la F1 ha trasformato il programma notturno in un’abitudine, ancor di più dal 2017 con l’ingresso di Liberty, la modifica degli orari e la decisione di non definire più il programma della stagione su un modello unico”.
Ci sono team che hanno riscritto la scansione delle loro giornate. Quando arrivano al circuito, qualunque ora sia, si fa colazione. Il pranzo viene consumato tra le due sessioni delle prove, la cena viene servita una volta terminata la giornata di guida e la riunione finale. A quel punto bisogna solo mettere del nastro adesivo intorno alle porte, sigillare le camere d’albergo, e andare a dormire. Mezzo paddock ha avuto disturbi intestinali in Messico o l’influenza in Brasile. Sono gli effetti del jet lag. Gli organismi soffrono, ha spiegato Toto Wolff a Interlagos. L’Équipe racconta che presso la Alpine esiste un sofisticato sistema di assistenza. Tom Clark, il fisioterapista di Esteban Ocon, è uno specialista. Si è laureato con una tesi sul jet lag. Conosce perfettamente il metabolismo e le abitudini di Ocon, sa quando va a letto, di quante ore di sonno ha bisogno. Ha una tabella di marcia personalizzata per lui, uno schema per il resto della squadra.
“L’idea è semplice, anche se un po’ tortuosa” spiega il giornale francese. In sostanza: la Alpine si è spostata verso gli Stati Uniti vivendo sul fuso orario del Giappone. Senza altri aiuti esterni, la raccomandazione è di rimanere al buio nella propria stanza il più a lungo possibile ed evitare il sole. Il ds della Red Bull Jonathan Wheatley obietta. Dice che però esiste un problema di socializzazione. Diventa impossibile. Almeno in Qatar si poteva fare sport o andare in piscina. A Las Vegas neppure questo. Un diabolico paradosso nella città della vita notturna.
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Un altro paradosso si è manifestato durante le prime prove libere, durate otto minuti. Nel GP dei 700 milioni di dollari, si è fermato tutto per un incidente causato dall’allenamento di un tombino.
Spiega Julien Pereira su Eurosport France: “Per evitare questo tipo di problemi, soprattutto sui circuiti cittadini, tutti i chiusini devono essere sottoposti a un doppio trattamento: avvitatura e saldatura, così da resistere all’effetto suolo e alle forze generate dalle monoposto. Nel caso specifico, sembra che l’asfalto intorno a questa bocca sia stato completamente divelto. Il che, diciamocelo, non è molto rassicurante”.
L’organizzazione si è messa a ricontrollarli tutti, uno per uno. La seconda sessione è slittata alle 11 del mattino in Europa, ma per i piloti sono le 2 di notte. Bene, no?
“Tra qualche anno – dice l’Équipe – la F1 avrà trovato la soluzione. O forse no. Il contratto con Las Vegas dura tre anni”
in tv oggi ore 11 Sky: prove libere | domani ore 5.30 e 6.30 Sky: prove libere | 9 Sky: qualifiche | domenica ore 7 Sky: il GP
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