È da quarant’anni che in Nevada ci pensano. Hanno speso 700 milioni di dollari all’incirca, due quinti per l’acquisto di un appezzamento di terreno, tre quinti per la costruzione di un pozzo e per la preparazione della pista, un tracciato di quasi 4 miglia intorno alle strade di Las Vegas, di cui un paio di km lungo la famosa Strip, la sede di tutti i principali hotel e casinò. Il GP di Miami tra spiagge finte e ristoranti stellati voleva imitare il GP di Monte-Carlo. Il GP di Las Vegas invece vuole surclassarlo. È l’ingresso in un altro mondo e come succede spesso quando le civiltà mutano, c’è chi vede quei mutanti come dei barbari invasori.
Abituato a star davanti a tutti, Max Verstappen si è messo alla testa pure della rabbia dei piloti. Ha detto allora di sentirsi un clown, lui e tutti gli altri. Un pagliaccio sul palco, in mezzo allo sfarzo messo in piedi per la cerimonia d’apertura di ieri sera, quando si sono esibit- John Legend e Kylie Minogue. Così come succede in pista, di star dietro a Max non ne vuol sapere Lewis Hamilton, che lo ha sorpassato e ha detto ma sì, dai, siamo in un luogo iconico, se tutto il circo stacca più biglietti ci guadagni pure tu. Mmm, ha replicato Verstappen, non credo, e comunque sia molti piloti che la pensano come lui hanno messo in dubbio l’opportunità di organizzare una gara in notturna per poi volare fino ad Abu Dhabi il prossimo fine settimana, a 12 fusi orari di distanza.
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La città si aspetta 105mila spettatori in ciascuno dei tre giorni dell’evento, fino al GP vero e proprio che si corre insolitamente di sabato e con un orario di inizio alle 22. Come se fosse Dodi Battaglia, a Stefano Domenicali pare che l’aria diventi elettrica. Ha detto che sarà incredibile in TV e sarà un evento indimenticabile dal vivo. Dedidete voi se incredibile batte indimenticabile o viceversa. Nelle intenzioni di chi ha montato il tendone, deve trattarsi di una specie di 1-1. Greg Maffei, presidente e ad di Liberty Media, ha detto che uno degli obiettivi di Las Vegas è alzare il livello della F1, perché una gara sulla Strip nel pieno della febbre del sabato sera è un’altra cosa, un altro livello di appeal e di attrazione, un quadro differente per la promozione tra il pubblico degli Stati Uniti.
Gli hotel della città hanno subito intravisto enormi possibilità di guadagno. Il Fountain Club al Bellagio vende pacchetti da 9mila dollari a persona. L’hotel Wynn si è dedicato all’offerta deluxe, con ingressi per sei persone al costo di 937mila euro, suite da 540 metri quadri, autista, sala fitness privata, biliardo, ricevimento con champagne e caviale. “Per Las Vegas – dice The Athletic – la Formula 1 ha gettato in mare i suoi principi. Nelle discussioni interne a Liberty Media, si ritiene che il GP di Las Vegas raggiungerà introiti pari al Super Bowl”.
Il biglietto più economico al circuito è quello in piedi accanto alla sala concerti. Costa 470 euro, più alto del posto medio in uno qualunque degli altri Gran Premi [all’incirca 350 euro]. I biglietti VIP stanno andando via a 14mila euro.

cartina a cura del Times
Giles Richards sul Guardian la sta chiamando Formula Trambusto, facendo notare le impronte digitali lasciate da Netflix su tutto questo. La piattaforma ha messo insieme “un bizzarro mash-up” tra Formula 1 e golf per “una questione di intrattenimento in una città che ama lo spettacolo”. Così è nata la Netflix Cup di golf, giocata da Alex Albon e Max Homa contro Pierre Gasly e Tony Finau, da Lando Norris e Rickie Fowler contro Carlos Sainz e Justin Thomas. Una maniera neppure troppo subliminale di unire Drive to Survive a Full Swing, le due docu-serie assai fiction sui due mondi, due prodotti a cui viene attribuito il merito di aver allargato la platea degli spettatori. A un corso sul nuovo mondo digitale che s’affacciava all’orizzonte, una quindicina d’anni fa il relatore disse: – Se vuoi mangiare pesce, devi andare dove stanno i pesci.
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Dell’aggressione al vecchio mercato americano egemonizzato dalla Nascar, si parla da quando Liberty Media ha preso la guida della F1. Non è il primo GP che si tiene a Las Vegas. Nel 1981 e nel 1982 fu organizzata una corsa su una pista costruita nel parcheggio del Caesars Palace, dove in genere montavano i ring per la boxe. Fu un insuccesso storico. Bernie Ecclestone cercò più volyte di prendere possesso della Strip, ma fallì sempre per l’opposizione dei casinò. Una specie di nemesi per il fatto che lo sport americano respingeva Las Vegas, la città del vizio, dove veniva considerato inaccettabile che ci fossero delle franchigie.
Per un certo periodo, sembrò che neppure la F1 potesse trovare casa negli Stati Uniti, nonostante Ecclestone si fosse sforzato di organizzare una serie di gare su strada a Detroit, a Dallas, a Phoenix, un’altra all’interno dell’Indianapolis Motor Speedway. Ecclestone trovò una sua misura portando le macchine in Texas, ad Austin, ma dovette impiegare diversi anni per affermarsi. Hanno fatto più in fretta i 6 miliardi messi da Liberty Media sul tavolo, nel pieno della neflixizzazione dello sport, quando Bobby Epstein – organizzatore di Austin – ha intuito che insieme al GP doveva offrire un concerto di Taylor Swift. Il piano in fondo era semplice: sposti l’orario della corsa più tardi e quando i motori si spengono si accendono gli amplificatori.
Nell’ottobre del 2021, il GP di Austin è stato il primo corso fuori dall’Europa e dal Medio Oriente dall’inizio della pandemia. Era diventato un’altra cosa. Per numero di spettatori, di appassionati e di curiosi coinvolti. Non c’era bar, ristorante o locale che non avesse il merchandising della F1 in vendita durante uno spettacolo di musica dal vivo.
A quel punto la strada per Las Vegas era spianata. Il rosso e il nero non sono più i colori delle roulette, sono la Ferrari e la Mercedes, sono i giocattolini che consentiranno di generare un ricavo tra 1 miliardo e 1 miliardo e mezzo. È una posizione di forsa così acclarata da potersi permettere di dare il via alle 22, quando cioè a New York è l’una di notte, nel Regno Unito sono le 6 del mattino, in Italia saranno le 7. Ma vuoi mettere le luci di Las Vegas? I residenti si stanno lamentando dei disagi per il traffico e del fatto che i balconi lungo la Strip sono stati oscurati, per impedire alle persone di vedere la pista. Si lamentano pure i tassisti perché nei prossimi giorni dovranno guidare tra le buche. La F1 pagherà i lavori all’asfalto per i prossimi sei anni, anche se il contratto con la città ha una durata di tre. Per ora.
fonti: BBC | Die Welt | The Athletic
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