Le religione dello step on foot. Perché non mettiamo qualche ex calciatore nella stanza della VAR?

 

Ci sono due parole in giro da ieri pomeriggio. La prima: eurogol. Copyright: Giorgio Martino e Gianfranco De Laurentiis. È il gol segnato da Piccoli per il 3-2 del Lecce sul Milan. La seconda: diabolico. L’aggettivo usato da Sticchi Damiani, il presidente del Lecce, per definire l’uso della VAR che quel gol ha invece cancellato. 

Anche gli effetti sono due. Il primo è la polvere che si rialza intorno al Milan, nonostante il 2-1 al PSG. La prova che certe stagioni non trovano pace neppure in presenza di grandi imprese. O gli dai continuità oppure è tutto un pit-stop. Carlos Passerini sul Corriere della sera scrive che il Diavolo è di nuovo al buio. E ora il blackout è di nuovo completo, col Milan che brancola alla ricerca di sé stesso. A Lecce finisce con un pareggio che pesa e vale come una sconfitta. Anche perché la sconfitta sarebbe arrivata davvero, e meritatamente, se l’arbitro Abisso non avesse cancellato il decisivo 3-2 di Piccoli in pieno recupero per un leggero pestone su Thiaw. Un episodio che ha fatto infuriare i 30 mila del Via del Mare. La videoassistenza ha salvato il Milan dal k.o., non dalla figuraccia. Quella resta. E andrà indagata a fondo da Pioli, non esente da colpe: la sostituzione di Calabria con Musah anziché Florenzi è stata un errore, corretto troppo tardi.  Fabio Licari sulla Gazzetta dissente. Pioli non sarà nel periodo più lucido ma non è baciato dalla fortuna: dopo Leao, anche Calabria non supera l’intervallo. Il tecnico sceglie Musah, l’avrebbero fatto tutti. Ma è un errore.

Il secondo effetto è che la maniera in cui l’uomo maneggia la tecnologia porta al paradosso di far mettere sotto accusa la tecnologia, non l’uomo che ha deciso di usarla in un certo modo. Sulla prima pagine del Giornale Tony Damascelli stamattina attacca: Vedrete che con il Var finalmente tutto sarà chiaro, regolare, umano. Ricordo la propaganda di regime. Parla allora di calcio a-Var-iato. Ma è come dare al fischietto la colpa per un errore dell’arbitro in campo. I protocolli per l’uso della macchina non li ha scritti la macchina. Basta riunirsi in una stanza e dirsi che da domani il pestone non è automaticamente fallo. L’intensità del contatto non deve deciderla l’arbitro in campo? È quel che sottolinea Paolo Brusorio su la Stampa. «Step on foot» lo chiamano. In effetti «piede calpestato» negli auricolari farebbe meno impressione. Funziona così ormai, indietro non si torna ma a quanti piace andare avanti così?.

Qualche giorno fa, dopo il caso del gol di Kean, Alfredo Giacobbe su Ultimo Uomo si domandava se riusciremo mai a essere d’accordo con le decisioni di un arbitro. Si chiedeva pure se media e classe arbitrale hanno le stesse esigenze. Ha scritto: Il VAR doveva omogeneizzare le decisioni tra i campi, riducendo la discrezionalità dell’arbitro, invece non ha fatto altro che raddoppiare quella discrezionalità. Non abbiamo l’uniformità di giudizio tra i diversi match di una giornata di campionato che il VAR aveva promesso, e a me sembra che non ci sia più neanche all’interno della stessa partita. Non sarebbe più semplice, ad esempio, lasciare che l’arbitro decida da sé, guardando gli episodi al monitor in autonomia e senza alcun condizionamento; richiamato non più dal VAR, ma dai due allenatori che richiedono un approfondimento, un challenge come avviene già nel tennis e nella pallavolo? Si può parlare pubblicamente di modifiche di questo tipo oppure la presenza istituzionale della classe arbitrale sui palcoscenici in TV è limitata a discussioni dall’alto verso in basso? Quanto è aperta veramente la classe arbitrale?

Una riflessione critica sulla VAR arriva dall’Inghilterra attraverso un editoriale sul Telegraph di Jamie Carragher, 500 presenze con la maglia del Liverpool in carriera, ex difensore, oggi opinionista. Bella scoperta, direte. Gli inglesi sono i primi nemici della Var, come del sistema metrico decimale, dell’euro e dell’unione europea. Sì, varo [Frassica], ma Carragher no. Carragher è [era] un suo sostenitore. Questa settimana ha scritto che gli arbitri al video devono ridurre la quantità di interferenze e lasciare le decisioni soggettive all’arbitro in campo, perché stanno rovinando troppe partite. La direzione in cui ci sta portando la tecnologia ha deviato dal suo corso originale, questo non è più lo sport che ci piace e amiamo così tanto.

Oh, sia chiaro. Carragher scrive per un quotidiano conservatore. Ma in passato era stato la voce nel deserto nel dibattito inglese. Ora dice che ci sono troppe partite interrotte dall’uso costante della Var, troppe interviste post partita che sono ossessionate dalla Var. Troppi opinionisti, me compreso, dedicano le loro analisi alle decisioni della Var anziché concentrarsi sulle giocate. Le decisioni arbitrali sono sempre state fonte di discussione, ma oggi parliamo più che mai degli arbitri perché ci aspettiamo la perfezione, quando nel calcio ci saranno sempre decisioni soggettive su falli e cartellini rossi. Ero un sostenitore della Var quando venne lanciata. Voglio che il gioco si evolva, con così tanta posta in gioco qualsiasi cosa possa aiutare a prendere decisioni più giuste è un passo avanti. Ora però mi chiedo: abbiamo perso più di quanto abbiamo guadagnato? Temo che la risposta sia sì

Carragher ha un approccio realista alla materia. Dimenticatevi di sbarazzarvi della Var. Sono stati investiti troppi soldi per buttar via tutto. La FIFA la adora ed è determinata a farlo funzionare. Il problema non è la tecnologia. È il modo in cui viene utilizzata e sono lieto di sapere che l’Ifab ha iniziato a discutere su come correggere la Var. Non dobbiamo diventare antitecnologici per i problemi della Var. La goal technology è stata un’innovazione fantastica. Il fuorigioco o è bianco o è nero. L’intero processo è rapido e discreto. Usata correttamente, la Var funziona. Capisco la frustrazione dei tifosi che devono aspettare prima di festeggiare un gol, ma in questo caso i vantaggi superano gli svantaggi. Per me, la questione più grande da affrontare d’ora in poi è il modo in cui la Var gestisce i rigori e i cartellini rossi

Il presidente del Lecce direbbe: anche i pestoni

Gli arbitri che guardano la tv – conclude Carragher – sono troppo occupati a farsi coinvolgere nelle decisioni laddove non sono affatto costretti a farlo. Il rallentatore e le immagini fisse non sono un giusto indicatore di ciò che accade a tutta velocità. Il calcio non si gioca al rallentatore

È questo il passaggio chiave. Esiste una grammatica del gesto e del controllo del corpo, una grammatica dell’accentuazione del contatto e del dolore che un arbitro non conosce quanto un calciatore. Forse sarebbe utile averne di ex nella Var Room, anziché in tv a commentare. Si potrebbe provare. Solo che bisognerebbe cercare un ex calciatore che non ha giocato in nessuna squadra di serie A. Perché altrimenti siamo punto e daccapo.

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