Com’era bello il grammofono. In Spagna se la prendono con la VAR e con Guardiola

  EUROGOL  Un furto, stanno dicendo in Scozia. Il gol di McTominay non andava annullato. Si sentono danneggiati dalla decisione presa dalla VAR. Su quello 0-1 cancellato, negli ultimi 14 minuti la Spagna ha costruito la sua vittoria. Quanto basta perché nella stessa Spagna colgano l’occasione per regolare un po’ di conti contro l’odiatissima video-assistenza.

Si fa carico dell’attacco frontale Andoni Zubizarreta, ex portiere del Barcellona e della nazionale, oggi editorialista per El Pais

Stamattina ha scritto: Ciò che doveva portare la pace ci ha portato la più grande discordia. In ogni partita ci sono momenti, microsecondi, in cui con l’immagine ferma, avremo un rigore non fischiato su cui lamentarci, un braccio su cui dobbiamo decidere. La nostra mente deciderà sempre cosa è più favorevole a noi. Abbiamo imparato che dobbiamo aggiungere una nuova variabile al profilo dei giocatori, chi ha il piede lungo rischia di più il fuorigioco. Adesso sappiamo anche che trovare il momento esatto in cui la palla lascia il piede di chi effettua un passaggio verso un attaccante è una cosa tra l’impossibile e una faccenda di fede. E non parliamo dei pasticci tra mani, braccia, gomiti, spalle, una nuvola di dubbi, una zona grigia dentro quel radioso mondo del calcio che avevamo immaginato ai tempi in cui il fallo di mano veniva fischiato solo in base alla volontarietà, quei tempi in cui cadevi, toccavi la palla e non era mai fallo

Insomma, un pezzo che come al solito prende l’episodio del giorno e ci costruisce intorno un discorso su com’era bella la musica quando avevamo il grammofono. Zubizarreta infatti non conclude chiedendo più attenzione alla VAR, ma fa una retromarcia di alcuni anni, scrive che questo non è uno sport americano e dunque: o lasciamo il calcio nella sua essenza ed eliminiamo, limitiamo la VAR, oppure usciamo dalla VAR e cambiamo l’essenza del calcio

 

Ieri la Spagna ha celebrato la festa nazionale della hispanidad – in sostanza legata alla partenza di Colombo per le lontane Americhe. Ma oggi è un altro giorno e non c’è simpatia per chi ha alzato le vele dell’innovazione al vento. 

Julián Ruiz su El Mundo per esempio ha deciso di prendersela con Guardiola, per la tanta sofferenza vissuta dalla Nazionale in attacco prima del gol clamoroso di Morata, in continuo stato di grazia. Scrive che la Scozia pareva una sottomarca del catenaccio italiano e considera che il problema del calcio spagnolo consiste nel fatto che non si è ancora liberato dal guardiolismo. Quello squallido sistema di passarsi la palla a bassa velocità, in orizzontale, senza alcuna verticalità. Il cittì De la Fuente non è ancora riuscito a liberarsi dallo stigma del tiki-taka degli anni di Luis Enrique, fedele seguace della scuola del suo maestro Guardiola. Ogni tanto ripenso a una frase di Bielsa, quando disse che ancora non sappiamo valutare i danni fatti dal sistema Guardiola al calcio mondiale. Ora, con il City, il maestro, lo sciamano del calcio Guardiola, comincia a cadere dal piedistallo. De la Fuente si è reso conto che avere Oyarzábal significa giocare con uno in meno, ma interpreta ogni partita come se ci fosse in gioco una continuità. La Nazionale ha invece bisogno di un allenatore che imponga un nuovo sistema e che metta fine al guardiolismo.

E niente, ci sono giornate che uno si alza così. 

 

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