La prima maratona di New York con un nuovo pezzo di John Lennon

Ci sono cinque ponti da passare, due particolarmente lunghi. C’è un rettilineo che non finisce mai, proprio quando si parte, ci sono un paio di salite difficili invece verso la fine, quando il cervello prova a convincere le gambe a non smettere di girare, mentre tutt’intorno è pieno di sconosciuti che battono le mani e distribuiscono acqua, banane, fette d’arancia. Distribuiscono più amore di quanto chiunque possa averne da una folla, a meno di non chiamarsi Taylor Swift o Beyoncé, dice il New York Times nella sua annuale guida alla maratona per le strade della città. L’ha inventata un tipo che si chiamava Fred Lebow nel 1970. Gli sponsor e l’amministrazione comunale impiegarono un po’ di tempo per capirne il potenziale. Le celebrazioni per il Bicentenario dell’America [1976] diedero la spinta decisiva per farla diventare quel che è oggi, una maratona dove non si batte il record del mondo, questo non è un percorso pianeggiante e veloce come a Chicago, a Berlino, a Londra. Questa è un’avventura per 50mila persone lungo cinque distretti, una corsa – scrive il New York Times con un certo orgoglio – per gente che vuole dimostrare come questa città meriti di essere definita la più grande del pianeta”. 

 

Sul giornale americano c’è un racconto di Talya Minsberg sul percorso dal punto di vista dei partecipanti. Alla partenza sul ponte di Verrazzano ci si arriva con un autobus prima che venga chiuso al traffico, in alternativa con una combinazione di taxi, metropolitana, traghetto. Se ti senti confuso dalle mappe – dice il New York Times – allora segui le persone che indossano strati di vestiti pelosi e trasportano banane e bottiglie d’acqua in sacchetti di plastica trasparente. Ti condurranno al villaggio di partenza. Sulla cartina vedrai un grande punto che indica la linea del via. Quello che non vedrai è la vasta area di attesa per decine di migliaia di persone che aspettano nervosamente di essere chiamate. Ci sono tende con cani da soccorso, tende con caffè, tende con gruppi che fanno stretching. Ci sono 1.700 bagni e un numero incredibile di persone in fila per fare la cacca prima di partire. Ne puoi ridere, ma presto in fila ci sarai tu

Ecco. Insomma, così. E poi il racconto prosegue e ci fa sentire la voce di Frank Sinatra che canta qualcosa lungo il percorso, ci fa vedere i cartelli scritti a mano dalla folla che occupa le strade di Brooklyn, ci fa incontrare le bande musicali sulla Fourth Avenue. Più o meno a metà della lettura, dopo aver superato Long Island City, si inconta il silenzio mentre sali sul ponte. L’unica cosa che sentirai sarà il ticchettio delle scarpe da corsa e il respiro affannoso dei maratoneti. Dopo un po’, alcuni inizieranno a esultare, sapendo che alla fine di quindici miglia avete tutti bisogno di incoraggiamento

C’è musica al Bronx, un pieno di energia utile per arrivare a Manhattan, sulla Fifth Avenue e dirigersi verso Central Park. Mancano meno di 10 chilometri e come dice il New York Times è qui che inizia davvero la corsa.

Storia di Francesco e della sua guida

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È la stessa avventura che in mezzo alla folla si concederà Francesco Magisano con la sua nuova guida Nev Schulman. Non è la prima volta che sono alla maratona, ma è la prima volta che la corrono insieme, come racconta Lola Fadulu sempre sul New York Times

A Magisano è stato diagnosticato un raro cancro agli occhi da bambino, aveva 10 mesi. Ha perso la vista da adolescente, in prima media, è successo tutto nel giro di tre settimane. Oggi ha 28 anni, Schulman 39 anni. Francesco ha iniziato a correre nel 2017, dopo una incontro a sorpresa in un negozio di alimentari nell’Upper West Side di Manhattan. Si era fermato con il suo bastone davanti a una pila di peperoni, lui dice che gli viene meglio prepararsi il pranzo con un cibo che si può mangiare crudo. Un tipo anziano gli diede un colpetto sulla spalla e gli chiese se per caso corresse. Così gli raccontò di Achilles, un club formato da corridori con disabilità. Si incontrano due volte a settimana per correre a Central Park. Ha cominciato così, domani corre per la sesta volta. Vorrebbe arrivare in 3 ore e 30 minuti. All’inizio dell’anno ha partecipato anche a una gara di triathlon [nuoto, corsa e ciclismo] in Florida.

Ai corridori non vedenti sono concesse due guide. Le guide non pagano la quota di iscrizione e non compaiono in classifica. Devono indossare un pettorale speciale, non possono spingere, non possono trascinare il corridore. Schulman lo fa per la prima volta. È il produttore escutivo e il conduttore di Catfish, un reality show di MTV. In sostanza il programma cerca di scoprire se persone che si incontrano online sono davvero chi dicono di essere. Fa la guida perché viene per la settima volta e negli anni scorsi si è innamorato di questa idea lungo la strada. Sentì gridare alle sue spalle: corridore cieco, corridore cieco alla tua destra! Due guide lo sorpassarono, Schulman arrivò al traguardo pensando a quella scena, disse che un giorno gli sarebbe piaciuto farlo. Quel giorno è domani.

 

Quanto tempo si impiega in macchina

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Nella sua ampia copertura di avvicinamento alla corsa, il New York Times ha un altro servizio interessante. David Waldstein ha percorso lo stesso tracciato della maratona in macchina, un mercoledì mattina. Per capire quanto ci si impiega, pur con le necessarie deviazioni per i sensi vietati e perché non si può certo entrare dentro Central Park. Una ricerca semi-scientifica, la chiama, con il serbatoio pieno di benzina, migliaia di dollari in attrezzatura fotografica a bordo, una bottiglia d’acqua e la curiosità di un pioniere.

Racconta di aver incontrato scorci di paesaggi mai visti e persone affascinanti facendo quel che pochissime persone fanno, a meno di non essere il sindaco: toccare tutti e cinque i distretti nello stesso giorno. La macchina, se interessa, era una Subaru Impreza grigia del 2021. Spiritosamente l’impresa è stata battezzata una car-atona. È partito alle 13.56. È arrivato dopo cinque ore e 38 minuti, ma tempo effettivo di guida in 3 ore 51 minuti e 2 secondi. In una redazione direbbero che il titolo perfetto è: i kenyani vanno più veloci delle macchine. 

Al New York Times devono saperlo e allora ci avvertono, ce lo ricordano: i corridori kenioti sono inseguiti da un problema di immagine e di credibilità. Quasi trecento sono stati puniti per doping dal 2015. Se per caso vi interessasse seguire passo dopo passo uno di loro, oppure uno qualunque dei partecipanti, sappiate che esiste una app. Esiste una app per tutto. È gratuita [meno male], disponibile per Apple e Android, consente di monitorare i corridori [altro verbo che piace molto nelle redazioni] utilizzando il loro nome o il loro numero di pettorale. Che cosa ve ne fate? Boh, magari a New York avete un’amica, un parente, Slalom che ne può sapere. Uno lo dice, poi vedete voi. 

 

Gli italiani

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Oh, domani si corrono anche la maratona di Torino e la Spaccanapoli. Il Foglio Sportivo invece racconta stamattina con Stefano Vegliani la maratona di New York dal punto di vista degli italiani. Anche quest’anno saranno il gruppo internazionale più numeroso con 2.370 iscritti, si legge, “un piccolo incremento dai 2.222 di un anno fa nonostante l’aumento dei prezzi causa inflazione e cambio poco favorevole. La presenza degli italiani ha un valore importante anche per gli organizzatori. La maratona ha un indotto che ormai viaggia verso i 500 milioni di dollari e chi arriva dall’Italia è un ottimo contribuente. Ieri all’Expo dove si ritirava il pettorale c’è stato il racconto del percorso anche in italiano, aggiunto quest’anno alle classiche spiegazioni in inglese e spagnolo”. 

La strada più economica per partecipare è vincere il sorteggio. Così viene a fare in tutto 255 dollari, ma bisogna provvedere da soli a viaggio e soggiorno. Le agenzie che in Italia offrono pacchetti completi sono sei. Il prezzo varia in base ai giorni di permanenza, da 1250 euro in su. Piero Mei sul Messaggero ha scritto: Vuoi mettere il fascino di correre da Staten Island a Central Park, sul ponte della gomma del ponte e dentro i set di Woody Allen e di Martin Scorsese, verso Strawberry Field a un passo da dove assassinarono davvero John Lennon prima che metaforicamente lo facessero i digitali di questi giorni. Non gli dev’essere piaciuta Now and Then, la nuova vecchia canzone dei Beatles, mixata con l’intelligenza artificiale. Se l’intelligenza artificiale avesse pure un nuovo film di Massimo Troisi, io me lo vedrei. 

Comunque, se non lo avete ancora sentito il pezzo è qui. La prima maratona di New York con un nuovo pezzo di John Lennon.

 

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          La storia di Grete Waitz

L’89esimo episodio di Rimbalzi, il podcast prodotto e realizzato con Chora Media, è dedicato alla storia di Grete Waitz, le sue nove maratone vinte e New York, la sua amicizia con Fred Lebow | Su Spotify a questo link la serie completa | Rimbalzi è disponibile su tutte le principali piattaforme.

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