GLI EUROPEI FEMMINILI DI PALLAVOLO
Prima di questo quinquennio 2019-2023, la Nazionale femminile di pallavolo aveva messo insieme tre semifinali europee consecutive solo un’altra volta, fra il 2005 e il 2009, con il ciclo di Eleonora Lo Bianco, Taismary Agüero e Francesca Piccinini. Quella squadra aveva l’oro mondiale del 2002 alle spalle, ma in quel periodo non aggiunse più di un quarto posto mondiale e un quinto alle Olimpiadi di Pechino, la stessa posizione di quattro anni prima in Atene. La nuova generazione ha già fatto meglio ai Mondiali, con un argento e un bronzo, ma peggio ai Giochi, con il sesto posto di Tokyo, una ferita.
Prima di andare in campo venerdì in Belgio per la semifinale, con molta franchezza bisogna dirsi che le sette vittorie arrivate finora senza concedere un set, portano begli aggettivi nei titoli ma non fanno curiculum. In nessuno scenario verosimile, l’Italia poteva perdere contro avversarie così distanti. La più forte affrontata è stata la Francia, 14esima nella classifica mondiale. I sette 3-0 sono portatori al massimo di qualche segnale, ma non danno una risposta, né sul valore oggettivo della squadra né sul gigantesco azzardo che sta giocando il commissario tecnico Davide Mazzanti: dare più spazio e più importanza alla fortissima ventenne Ekaterina Antropova a discapito di Paola Egonu, stavolta riserva dopo un Mondiale discontinuo giocato in ottobre e la tentazione di farla finita con la Nazionale, per certe offese razziste che aveva dovuto ascoltare.
Non ci sono ragioni tecniche per la sua marginalità. Il Mondiale discontinuo è vecchio di 11 mesi. Egonu se n’è poi andata in Turchia, in maggio ha vinto con il Vakifbank la Coppa dei Campioni, da capocannoniera, con il premio di mvp, all’età di 24 anni. È la più forte giocatrice del mondo. Chi le preferisce Tajana Boskovic dice la seconda, chi volesse metterle davanti pure la turco-cubana Vargas, potrebbe spingersi a considerarla terza. Ma non sta più giù. Con tutto il bastiancontrarismo al mondo.
A due giorni dalla semifinale europea, nessuno ha ancora spiegato perché Paola Egonu non è più titolare in Nazionale. L’ascesa di Antropova è un falso motivo. Per due ragioni. Uno: se non fosse arrivato in tempo il passaporto per mandare in campo la russa naturalizzata, Mazzanti era orientato a far giocare Sylvia Nwakalor. Due: nel suo club Antropova ha giocato pure in un altro ruolo, alla banda, da schiacciatrice-ricevitrice. Con Paola Egonu può convivere.
Ci sono troppe verità seminascoste, di certo taciute, nella sua relazione con la squadra e con un commissario tecnico che la sta tenendo sulla corda, fuori senza un’apparente spiegazione tecnica, probabilmente per riscrivere regole di gruppo e per tracciare un diverso perimetro di autorevolezza.
Nessuno conosce meglio di Mazzanti le cose come stanno. Deve avere una strategia e deve avere un fine. Se il fine sono i Giochi di Parigi, per Parigi bisogna prima qualificarsi. Il piazzamento agli Europei è ininfluente. Può darsi che Mazzanti li stia considerando un sontuoso test per offrire un percorso d’esperienza a chi ne ha meno. Lui nega. Lo capiremo. All’Olimpiade si va chiudendo ai primi due posti il torneo che comincia il 16 settembre a Lodz. Le avversarie dell’Italia sono la Colombia, la Germania, la Slovenia, la Thailanda, ma soprattutto la Polonia padrona di casa, la Corea del sud semifinalista a Tokyo, le USA che furono medaglia d’oro. Non è facile passare. Mazzanti sa anche questo. Continua a negare che nei suoi allenamenti a porte chiuse stia provando le due fuoriclasse insieme, Paola e Kate, Kate e Paola, una coppia che non ha nessun altro paese al mondo. Lui dice: sarei un pazzo a sperimentare. Dal comodissimo divano quaggiù, viene invece da pensare che sarebbe imprudente non farlo. L’obiettivo a cui tendere non può non essere un’Italia con Egonu più Antropova, nelle partite vere, decisive. Quelle considerate il fine che giustifica i mezzi. Che sia venerdì, che sia il pre-olimpico, che sia Parigi. Oppure davvero Mazzanti non mente, davvero crede che l’Italia fino al 2024 sia questa. Se Mazzanti pensa che sia più sano, esatto, giusto, efficace, andare avanti così, pure contro avversarie vere; se non vuole spiegarci quale comportamento da correggere ha spinto ai margini del gruppo Paola [e fuori Monica De Gennaro, Cristina Chirichella], gli resta una sola strada, provare a vincere senza Paola le partite che noi comodi spettatori da casa pensiamo avrebbe sicuramente vinto mettendo Paola.
COSA SI DICE IN GIRO
Gian Luca Pasini sulla Gazzetta dello sport ha scritto dopo il 3-0 di ieri sera alla Francia che l’Italia è “viva e non ha nessuna intenzione di abdicare. La prestazione grigia contro la Spagna è un ricordo spazzato via dal vento che frustava ieri Firenze L’Italia mette in mostra buona parte del suo repertorio. Si è visto anche in questa prima parte dell’Europeo che le azzurre hanno una profondità di panchina importante e tante risorse. Senza contare che hanno anche una certa Paola Egonu che può anche condizionare da sola una partita. Molti i segnali incoraggianti: l’Italia ha ridotto gli errori, non subisce anche psicologicamente quando la ricezione non funziona e ha una batteria di battitori che può mettere in difficoltà chiunque”.
| Luca Muzzioli per il sito Volleyball parla di “bel biglietto da visita, non indifferente se si considera che nessun’altra nazionale è arrivata alle semifinale senza aver concesso un set. Ora, per essere pignoli, c’è da capire come reagirà la squadra azzurra ad una asticella che sarà di molto superiore, contro quello che forse sarà il primo vero avversario da medaglia del cammino azzurro in questa edizione della rassegna continentale. Con una squadra che ancora oggi accusa black out”.
Non deve essere tutto così solido e immutabile nelle certezze di Mazzanti. Contro la Francia ha cambiato ruolo sia Parrocchiale sia a Omoruyi. Aveva giocato sempre a briscola con tre carte in mano, ora gli preme mostrare che sa tenere in un palmo le tredici che servono per la Scala 40.
| Diego De Ponti su Tuttosport spiega che è stata “una mossa per rinforzare la ricezione che contro la Spagna aveva lasciato a desiderare. Avere una migliore ricezione vuol dire mettere Orro e compagne nelle condizioni di giocare più rilassate, più libere di testa e libere di creare Funziona anche il muro con un’Antropova che non si limita a “sparare” i suoi colpi, ma è incisiva anche a muro (2). Il suo è un muro altissimo che impaurisce le avversarie”.
| Carlo Lisi sul Corriere dello sport-stadio elogia la prova di Orro in regia, “meno quella di Antropova in attacco, ma fondamentale a muro (6 quelli vincenti) nei momenti importanti. Nel fondamentale in cui l’Italia ha avuto una supremazia assoluta è stata molto brava anche Danesi. Giornata di gloria per Elena Pietrini che ha chiuso con 13 punti fatti alcuni davvero spettacolari con il suo modo di schiacciare sfruttando slancio e potenza prima di finire in terra. Come sempre generosa Sylla, ben affiancata dal libero Fersino. In questa occasione si è capito l’importanza di avere due campionesse potenti con Antropova ed Egonu, nel momento no della prima, Paola ha cambiato le sorti del set e della partita a modo suo, a suon di punti”.
LETTURE Paola Egonu non esiste
“Paola Egonu non esiste. Esistono versioni di un’anima inquieta. Esistono gli attacchi di panico di cui ha sofferto, gli sbalzi d’umore, la famiglia lontana. A Manchester, da anni. E le manca moltissimo. Esiste la migliore amica bianca e bionda che ha tatuato sulla clavicola destra, la pigrizia che non ha mai nascosto. Esiste che mangia orsetti gommosi prima delle partite, che non sa nuotare. Esiste il fisico da modella e l’amore per la moda. Che durante uno shooting le hanno insegnato a mettersi le ciglia finte e di questo è molto grata. Esiste che tutto non ha potuto. Esiste che tutto non può sempre. Quello che le tiene insieme, è la certezza che con qualunque entri in una stanza, con qualunque di quelle versioni, il resto smette di esistere. Perché Paola Egonu ha la capacità di attirare a sé tutto l’interesse, di catalizzare ogni sguardo e prendersi l’attenzione. Non sono cose che ti imbocca l’ufficio marketing, queste. Sono caratteristiche che o hai o è impossibile allenare. Una battuta la alleni, una personalità no. Non solo perché la ragazza è forte a giocare a pallavolo, non solo perché spinge verso il limite. Che sia una schiacciata sulla riga dei tre metri o un futuro di inclusione da cui non si può prescindere. Al nome Paola Egonu nessuno resiste” – di eleonora cozzari, Undici [si legge qui]
LA CULLA DI EKATERINA ANTROPOVA
Akureyri è detta la città del sole di mezzanotte. Si trova in fondo all’Eyjafjörður, il fiordo più lungo dell’Islanda settentrionale. Il circolo polare artico dista 100 km. Giro rapido di informazioni reperibili: il vichingo Helgi il magro fu il primo a stabilirsi qui, si dice, doveva trattarsi del nono secolo. Di Akureyri non abbiamo saputo nulla fino alla metà del Cinquecento, quando il suo nome è finito in un documento del tribunale a proposito della condanna di una donna per adulterio. Un bel paradosso per un posto che il crimine non lo conosce. Secondo le statistiche della polizia islandese, il massimo che può succedere oggi ad Akureyri è un’infrazione al codice della strada. Ci sono cinque centrali di pubblica sicurezza ma uno dei tassi di insicurezza più bassi al mondo. Questo è il posto dov’è nata Ekaterina Antropova
[da Slalom newsletter del 5 marzo 2022]
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