Perché Mattia Liberali ha scelto il Como invece del Milan

 

 

Raccontano le cronache che ci sia stata una videochiamata con Ruben Amorim e addirittura con Gerry Cardinale, eppure non è bastato per spingere il 19enne Mattia Liberali a scegliere il Milan anziché il Como. Liberali era del Milan, ma il Milan se ne liberò con una certa leggerezza l’estate scorsa mandandolo a fare il fenomeno al Catanzaro. Può darsi che nella scelta del ragazzo [e dei suoi agenti] abbia prevalso quella quota di delusione e di risentimento. Ma è altrettanto probabile che stia avvenendo sotto i nostri occhi un piccolo rovesciamento del concetto di prestigio. Liberali è il secondo caso in pochi giorni, dopo Nico Paz che per i giornaloni “vuole solo l’Inter” e invece poi va al Como. Palestra è fuori. Anche lui “voleva solo l’Inter” e all’Inter non c’è andato, ma averle preferito il Chelsea è molto meno sorprendente – almeno vista da qui. 

Il blasone antico non è scomparso, ma forse non basta più a rendere evidente una scelta. Per un ragazzo di 19 o 21 anni, il club col nome più grande non è necessariamente quello nel quale riesce a vedere meglio il proprio futuro. Per molto tempo Milan e Inter potevano offrire insieme tre cose quasi introvabili altrove. Il denaro, la visibilità e la possibilità di vincere. Il massimo. Un giovane accettava anche di aspettare, perché arrivare a San Siro significava essere arrivato.

Oggi quelle tre cose si sono scisse. Il denaro può trovarsi altrove. La visibilità non dipende più soltanto dalla maglia. Le vittorie sono più distribuite. Nico Paz titolare e numero 10 del Como è stato molto più visibile di quanto sarebbe stato come quindicesimo uomo dell’Inter. E adesso il Como giocherà anche la Champions, mentre il Milan no. Ci sono nuove domande che si fanno i calciatori prima di scegliere. Chi sarà il l mio allenatore. Dove mi farà giocare. Quante partite riuscirò a mettere insieme. Chi mi sta davanti. Cosa succede dopo una stagione buona. Paz e Liberali ci dicono che non è più il giovane a dover convincere il grande club di meritare l’occasione. Il percorso si è invertito. Oggi anche un grande club deve convincere il giovane di sapere che cosa farà di lui.

Il Milan deve aver perso credibilità agli occhi di chi difende gli interessi di Liberali. Quella di Fabregas è intatta e fichissima. Quando Fabregas parla a un giovane trequartista, gli offre pure una testimonianza personale. Sa che cosa significhi debuttare giovanissimo, essere allenato da Wenger o Guardiola, convivere con grandi campioni. Può promettere a Nico Paz e a Liberali cose molto più concrete di uno stemma. Fabregas è ormai una specie di istituzione portatile, tanto da battere un club con 127 anni di storia e un altro con lo scudetto sulla maglia. Si sta facendo altri amici. Il limite è evidente. La vera prova dell’attrazione del Como arriverà quando lui sarà partito, ma il Como dei fratelli Hartono è già adesso qualcosa di diverso dal piccolo club virtuoso di provincia che raccatta  due ragazzi ignorati dalle grandi. È un nuovo potere finanziario che ha scelto di presentarsi con il linguaggio della competenza, della giovinezza e della famosa Bellezza.

Milan e Inter restano molto più grandi. Per pubblico, ricavi, storia, potere simbolico. Non sono due scelte di mercato a cancellare una gerarchia. Ma mostrano che quella gerarchia non produce più un’obbedienza automatica e ci dice che sta cambiando il significato dell’ambizione. Milan e Inter offrono l’ingresso immediato nella storia. Il Como, in questo momento, offre a certi ragazzi l’incosciente avventura di costruirsela da soli. 

 


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