Il Rinascimento di Lewis Hamilton

 

   ①   ARTEFICI Il giorno di Lewis, la notte di Charles 

Lewis Hamilton sembra essere entrato in una nuova stagione della vita. Come se tutta l’esperienza di venti anni di Formula Uno si stesse condensando in un unico momento. È di nuovo il pilota metronomo, quello capace di guidare ogni giro esattamente allo stesso modo, scandendo il passo indicato dai box. 

A Barcellona è arrivato anche il gran giorno degli strateghi Ferrari, quelli troppo spesso accusati di non saper fare il proprio mestiere da chi non sa neanche cosa significa stint o undercut

L’insieme del momento di grazia di Lewis, della strategia perfetta del muretto e del colpetto di fortuna che non guasta mai, ha prodotto una giornata di gloria da troppo tempo attesa a Maranello e dai tifosi della Rossa. 

Il momento in cui si è capito che nessuno sarebbe riuscito a portare via la vittoria alla Ferrari è stato quello del ritiro di Alonso, il caso vuole sia un ex ferrarista. Ha costretto la direzione gara all’attivazione della Virtual Safety Car e ha permesso a Hamilton di anticipare il pit stop previsto di lì a poco, perdendo meno secondi ai box ed evitando un inseguimento alle due Mercedes che altrimenti gli sarebbero rimaste davanti. Da quel momento Lewis è entrato in modalità Hammer Time e ha dilatato in maniera incredibile il suo vantaggio sulla coppia Russell-Antonelli, infilando una lunga serie di giri veloci. La buona sorte ha fatto sì che i due ritiri di Antonelli e Leclerc siano avvenuti quando mancavano solo quattro giri alla fine e non c’è stato bisogno di mandare in pista la Safety Car, che avrebbe ricompattato il gruppo con il rischio di buttar via quanto di buono fatto fino a quel momento. 

Ma al di là della sorte, Hamilton ha scritto un nuovo bellissimo capitolo della sua carriera, 19 anni e 4 giorni dopo la prima vittoria in Canada del 10 giugno 2007. Nessuno nella storia è riuscito a vincere dei Gran Premi in un così ampio lasso di tempo, tra la prima e per ora ultima vittoria sono passati 381 Gran Premi. È diventato anche il settimo pilota più anziano a vincere una gara, scavalcando in un sol colpo Lee Wallard, Regazzoni, Graham Hill, Trintignant e Mansell, tutti vincitori di GP con qualche mese meno di lui. Soprattutto, Lewis si ritrova secondo in classifica a 41 punti da Antonelli, che non sono pochi, ma erano inimmaginabili appena un paio di Gran Premi fa.

Nel frattempo la crisi di Leclerc continua con il secondo ritiro consecutivo. Dopo le parole di sabato, della sensazione di vergogna che sapeva di autoflagellazione, è arrivato anche il guasto meccanico, quasi che Charles, nella sua spirale di negatività, diventi una calamita per la malasorte. Sarà bene cambiare registro al più presto, perché la Ferrari potrebbe tornare in corsa per i due mondiali e Leclerc sarà decisivo per portare punti alla scuderia e toglierne agli avversari di Hamilton, semmai le gerarchie stabilite a Maranello decideranno in questo senso. Se così fosse, l’incubo di tornare a fare lo scudiero del pilota più titolato e destinato a lottare per il mondiale si concretizzerebbe sette anni dopo Vettel. Non una bellissima prospettiva per Charles, soprattutto perché a 29 anni il solo pensiero di non essere più il “predestinato”, e neanche la prima guida, potrebbe deprimerlo ancor di più. 

  ② PANORAMI  Wolff scopre il costo della libertà

La Mercedes ha salvato il salvabile con il secondo posto di Russell, anche se il distacco di 20 secondi di George da Hamilton è stato tanto sorprendente quanto inatteso. Il ritiro di Antonelli ha reso più pesante la sconfitta, visto che la scuderia di Brackley ha perso punti sia in classifica piloti che in quella costruttori. Si tratta del secondo zero stagionale, dopo quello di Russell in Canada. Ora la Mercedes ha un vantaggio di 72 punti sulla Ferrari, mentre Russell insegue Hamilton a 9 punti di distanza.

Toto Wolff si è mostrato subito molto seccato alla fine del Gran Premio, pur mantenendo il suo aplomb e comunque non prima di aver pubblicamente complimentato Hamilton. In realtà, i motivi di preoccupazione latente non mancano. Prima di tutto il secondo ritiro per guasto tecnico, e uno zero per chi vuole vincere è sempre una pessima notizia. Il ritorno della Ferrari e l’entusiasmo che potrebbe portare la vittoria di Hamilton, unito alla grande esperienza di Lewis, è uno spettro che va allontanato in fretta. Poi a Toto non è piaciuta la gestione del duello tra Russell e Antonelli. Wolff ha affermato che la battaglia tra i due è stata inopportuna perché ha danneggiato entrambi, facendo perdere loro troppo tempo nei confronti di Hamilton. Ed ha persino toccato un tema delicato come quello degli ordini di scuderia, dicendo di aver perso anche per non aver impartito dei team order, e ripromettendosi di parlarne con il team ed i suoi piloti. Cosa possa significare questo nel futuro di George e Kimi è difficile da interpretare. La logica delle parole di Toto porterebbe all’idea che la Mercedes, visto il vantaggio in classifica, debba proteggere la leadership di Antonelli. Bisognerà vedere però cosa ne pensa Russell.

  ORIZZONTI McLaren, una ripartenza ancora a metà 

La McLaren ha centrato il suo quarto podio stagionale grazie a Norris, limitando i danni e riuscendo a portare entrambe le macchine a punti. Ciò ha consentito alla scuderia di Andrea Stella di fare gli stessi punti della Ferrari e mantenere il distacco invariato a meno 49. Le macchine papaya stanno lentamente tornando competitive e soprattutto Norris è rimasto poco distante dalle Mercedes. Lando ha prevalso su Piastri con una certa facilità, e la distanza tra i due è stata di ben 35 secondi. Oscar sembra lontano dal pilota che per lungo tempo aveva dominato il campionato 2025. 

Il bilancio della McLaren è finora negativo, come team campione del mondo e dominante negli ultimi anni ci si sarebbe aspettato qualcosa in più. Invece Norris e Piastri sono rimasti in una terra di mezzo senza infamia e senza lode. Basta tornare indietro di 12 mesi ed accorgersi che nel 2025, dopo sette Gran Premi, la scuderia papaya aveva il doppio dei punti di oggi. È facile pensare che dalle parti di Woking in troppi abbiano riposato sugli allori, ma la Formula Uno sa essere sorprendente e con i prossimi aggiornamenti in arrivo la situazione potrebbe cambiare radicalmente, specialmente se saranno concessi gli aggiornamenti ADUO su un motore già potente di suo.

  TRACCE  Alpine, la continuità che fa classifica

La Alpine continua nel suo momento positivo. Non solo si è vista restituire, dopo la revisione della FIA, il podio di Gasly ottenuto in pista a Monaco, ma ha portato entrambe le macchine a punti. Per Gasly è la terza volta consecutiva, mentre per Colapinto è la terza in quattro gare. Fatto sta che ora la scuderia guidata da Flavio Briatore è saldamente quinta in classifica costruttori, con Gasly addirittura ottavo in classifica piloti. La Alpine è sempre andata a punti con almeno una macchina e solo una volta non ha concluso la gara, come la sola Racing Bulls ma, contrariamente a quest’ultima, per incidente e non per problemi di affidabilità. E comunque il tema dell’affidabilità sarà oggetto di un cilindro a parte.

 

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  SCENARI  Red Bull, la famiglia allargata va a punti

La famiglia allargata Red Bull-Racing Bulls piazza per la prima volta in stagione tutte le quattro macchine in zona punti in un Gran Premio. I tempi di Verstappen unico dominatore che divorava compagni di squadra e cugini di team sembrano lontani. Anzi, oggi Max sembra quasi la chioccia che svezza i tre pulcini che Helmut Marko ha scelto e portato in Formula Uno. O meglio ancora, il capo branco che insegna a dei ragazzini ventenni o poco meno come sopravvivere in mezzo agli squali della F1. Chissà se si rivede in loro o se prima o poi li soggiogherà psicologicamente come faceva con tutti i compagni di squadra.

La scuderia principale, quella guidata da Mekies, regge la quarta posizione in classifica costruttori nonostante le vicissitudini finora incontrate. Verstappen è invece molto attardato in classifica piloti, i 55 punti dopo sette Gran Premi sono il suo record negativo degli ultimi sette campionati. Il suo compagno Hadjar ha appena 21 punti in meno.

I cuginetti della Racing Bulls occupano invece la sesta posizione in classifica costruttori, lo stesso piazzamento alla fine del mondiale 2025, con due piloti, Lawson e Lindblad, che messi insieme hanno meno anni di Alonso.

In tutto ciò la grande incognita della prossima stagione, ovvero l’abbandono della F1 da parte di Verstappen, resta tuttora aperta.

  NUMERI  Il podio britannico e il tramonto dei veterani 

Qualche pillola statistica. Prima di tutto quella di Barcellona è stata una giornata storica per il Motorsport britannico. È stata la prima volta dopo 58 anni che il podio era composto tutto da piloti nati in UK. L’ultima volta fu nel GP di USA del 6 ottobre 1968, vinto da Jackie Stewart, davanti a Graham Hill e John Surtees.

La faccia negativa della statistica è che la forbice tra i team più forti e quelli minori si allarga sempre più. Nel GP di Barcellona-Catalogna solo le scuderie che occupano i primi sei posti in classifica sono entrate in zona punti. Continua il lungo digiuno di Audi, due soli punti conquistati alla prima gara e nulla più, e della Cadillac, ancora a quota zero.

Tra i piloti Hulkenberg, Bottas, Perez e Stroll sono tutti ancora a zero punti. Se aggiungiamo Fernando Alonso, quintultimo ad un solo punto, mettiamo insieme un titolo mondiale, sei secondi posti e quattro terzi posti in campionato. Più 48 vittorie e 216 podi. Un malinconico viale del tramonto per cinque piloti che per varie ragioni, per talento o per l’opportunità di essere al volante della macchina migliore, hanno fatto a modo loro e in un certo periodo della loro carriera la storia della Formula Uno.

 

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   DISCUSSIONI  L’affidabilità può decidere il Mondiale 

L’affidabilità è tornata ad essere un fattore preoccupante per molte scuderie, a cominciare dalla Mercedes. Otto ritiri solo a Barcellona, per un totale di trenta da inizio stagione, tra macchine rimaste ai box, ferme al palo o fuori uso durante la gara. 

I più colpiti finora sono stati Bottas, Hulkenberg, Stroll e Norris, con tre eventi sfavorevoli tra ritiri e mancate partenze, ma i piloti coinvolti in anomalie tecniche e meccaniche sono ormai 17. Ne sono rimasti immuni solo Hamilton, Sainz, Ocon, e i due piloti della Alpine, Gasly e Colapinto. Quest’ultima scuderia resta l’unica non ancora vittima di problemi tecnici, uno dei motivi per cui oggi riesce ad occupare la parte alta della classifica costruttori. Alla Aston Martin e alla McLaren resta il primato negativo delle rotture, cinque a testa. 

Il fenomeno dei guasti tecnici è tipico del primo anno di ogni nuovo regolamento, nel tempo le anomalie tendono a diminuire man mano che la tecnologia delle nuove macchine diventa più matura. Ciò non toglie che l’affidabilità potrebbe diventare un fattore importante per l’assegnazione dei titoli mondiali piloti e costruttori. 

 


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