
Il decoro e il rispetto di cui si vantava il golf non esiste più. La Ryder Cup negli USA aveva portato una prima prova, l’epilogo degli US Open è stato lo smacco finale. James Corrigan sul Telegraph torna sui fischi a Wyndham Clark durante il giro finale dell’ultimo Major per dire che non c’è più differenza antropologica tra una curva ultras del calcio, o del basket, e le tribune storicamente esclusive allestite sui green. Il “teppismo da bar”, dice, ha ufficialmente colonizzato anche i prati più verdi e snob d’America. Una riflessione che Corrigan apre con una sberla violentissima alla cultura sportiva di New York, collegando la festa dei tifosi dei Knicks che sfasciano gli scuolabus ai frequentatori di Shinnecock Hills che bullizzano un giocatore, peraltro americano.
Clark non è simpatico. Ha un atteggiamento sfrontato, l’anno scorso ha distrutto un armadietto a Oakmont dopo un taglio mancato. Ma il pubblico lo ha preso di mira solo per il gusto sadico di “rompere la monotonia” di una vittoria che sembrava scritta. Il Telegraph dice che esiste nel tifoso moderno una voglia di vedere il sangue e il crollo psicologico del leader. Crash and burn.
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