

Su un asfalto che bruciava a 51 gradi, nel giorno più caldo dell’anno a Barcellona, Lewis Hamilton è stato intrattabile o quasi, su un circuito dove la prima fila gli è familiare, avendola abitata 10 volte. Gli mancava da quasi due anni, dal GP di Silverstone del 2024, e con la Ferrari lì davanti non si era affacciato mai. È arrivato a 64 millesimi di distanza dalla Mercedes di George Russell, inatteso, a un soffio da una pole che sarebbe stata addirittura irreale.
Ha parlato come parlano i leader di un gruppo: «Pensavamo che il ritardo dalla Mercedes fosse maggiore, superiore a un decimo – ha detto – invece è stato fatto un grande lavoro in fabbrica. Dobbiamo continuare a spingere e sviluppare la macchina, spero di sfruttare il suo potenziale già domani per tenere il passo della Mercedes». Un Hamilton sereno e felice. Quattro mesi diceva: «Sarà una stagione infernale». A giugno scorso era in preda al complottismo. «Forse un giorno si scopriranno tutte le cose che sono successe e che ci hanno ostacolato». È passato meno di un anno da quando disse in Ungheria, agosto 2025, che «mi sento inutile, forse la Ferrari dovrebbe cambiare pilota», e poco più di 12 mesi dalla sentenza uscita dal GP di Spagna: «Questa macchina è inguidabile».
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