
La festa del PSG è mutata in tragedia l’altra notte, con un morto in strada dopo la finale di Champions, c’è un altro tifoso in coma, otto feriti in condizioni gravi. Oltre 400 persone sono state messe in stato di fermo. Dalle sponde conservatrici del Telegraph, oltre la Manica, dicono che in Francia non si festeggia, si fa la guerriglia urbana. Mentre a Londra l’Arsenal battuto sfilava tra due ali di folla pacifica, a Parigi ogni vittoria del PSG si trasforma in un bollettino di guerra. Mentre Suzanne Wrack sul Guardian scrive che l’Arsenal le ha mostrato il senso di essere una comunità, nella gioia e nel dolore, il ministro dell’Interno francese deve provare a spiegare cosa accade. Ha liquidato tutto spiegando che sono “solo teppisti che vogliono rompere le cose”, ma Ben Rumsby ha scavato in quelle che considera le tre vere cause di questa polveriera.
Raphaël Glucksmann, saggista, parlamentare europeo del centro-sinistra, spiega che “la Francia vive sotto una tensione costante. La società sta diventando brutale. Siamo una pentola a pressione pronta a esplodere in qualsiasi momento”. Il calcio non è la causa, ma una valvola.
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