

La salumeria dove lavorava Fausto Coppi
Via Paolo da Novi è una strada stretta del centro storico, fatta per camminare senza andare veloci. Le case stanno vicine. Hanno facciate alte, persiane e portoni scuri. A pochi passi ci sono Piazza delle Piane, una via dedicata a Costante Girardengo, i negozi, i bar, le vetrine che al mattino riflettono più pietra che cielo. Novi Ligure non avrebbe l’aria di una città nata per il mito. Ha l’aria di una città dove il mito ha dovuto lavorare. Infatti.
Al civico 21 c’è ancora una traccia, ma bisogna immaginarla, bisogna restare davanti al muro, leggere una targa, guardare il marciapiede, immaginare una bottega con il banco freddo, la carta oleata, i coltelli, il profumo grasso dei salumi, il padrone che chiama da dietro. Qui c’era la salumeria-macelleria della famiglia Merlano, detta Da Minghein. Qui, fra il 1933 e il 1939, un ragazzo di Castellania venne messo a imparare il mestiere. Aveva quattordici anni e non era ancora Fausto Coppi.
Era un garzone magro, troppo lungo per la sua età, mandato a Novi perché i campi non gli piacevano abbastanza. La mattina entrava in bottega e trovava le cose già al loro posto, le forme del formaggio appese, lo spago, il pane, i conti scritti a matita. Il lavoro aveva gesti precisi. Doveva tagliare, pesare, incartare, legare tutto. E consegnare.
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