La Juventus e il 29esimo scudetto provvisorio

Il 15 maggio del 2006 è un lunedì, e i giornali non sanno bene come raccontare lo scudetto vinto il giorno prima dalla Juventus, con i calciatori festeggiati a Bari dopo il 2-0 alla Reggina, ma fischiati a Torino all’aeroporto di Caselle. La Gazzetta titola con una sintesi esemplare: “La Juve fa 29. O no?”. Calciopoli è già per buona parte in chiaro, ma dalla scena mancano ancora le recriminazioni e le vicendevoli accuse. Quel giorno, per esempio, Berlusconi interviene sullo scandalo e dice: «Esigo due scudetti». Fabio Capello, allenatore della Juve, si stizzisce per le parole del suo vecchio presidente. «Fate già sentenze. Ed è coinvolto anche il Milan». Moggi in tv è sull’orlo delle lacrime: «Mi hanno ucciso l’anima. Da domani il calcio non sarà più il mio mondo». C’è un’aria da fine impero, da Titanic, e i calciatori la sera se ne vanno a festeggiare in discoteca.

Carlo Verdelli, direttore che tenne quella Gazzetta in prima linea sullo scandalo e senza esitazioni, scrisse quella mattina un fondo durissimo dal titolo Lo scudetto provvisorio.

“Quanto vale questo scudetto sul mercato dell’onore? Di quanti dubbi, sospetti e veleni è piena la coppa alzata ieri pomeriggio al San Nicola di Bari dai giocatori della Juventus? E soprattutto, quanto resterà questo fresco tricolore sulle maglie bianconere? Eppure, sul campionato appena terminato non c’è nemmeno l’ombra di una intercettazione in arrivo, o di un’inchiesta, e questo per la semplice ragione che nessuna Procura l’ha monitorato, impegnate tutte com’erano a concludere le indagini sulle stagioni passate, indagini per le quali avevano già ottenuto ogni proroga possibile. Di conseguenza, il torneo di cui abbiamo vissuto in queste ore il surreale epilogo è, almeno sulla carta, salvo, nel senso che chi ha vinto ha vinto, chi è retrocesso è retrocesso, eccetera eccetera. Certo, è possibile che, qualora i processi sul sistema Moggi diano esito negativo per gli imputati, le penalizzazioni riscrivano la classifica appena acquisita, magari anche fino al punto di stravolgerla. Ma si tratterebbe di un effetto traino di colpe passate. Morale: se non spunta qualche pentito che scompagini il quadro, la serie A 2005-2006 si consegna agli annali candida come una colomba. E la cosa ha obiettivamente un certo effetto. 

 

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