Lo Slalom del 4 dicembre | Cosa leggere, sapere e vedere

 

 

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#3  giorni al sorteggio GP di Abu Dhabi 

     

►  L’ITALIA DEL NUOTO  ha vinto il suo secondo oro agli Europei in vasca corta e anche questo è arrivato da una staffetta. 

◇  La serata di Coppa Italia si è chiusa con la qualificazione larga agli ottavi di finale di Atalanta e Inter, quella risicata del Napoli [ai rigori con il Cagliari]. Oggi Vlahovic si opera a Londra, Gatti invece lo farà in Francia. La Conf-chirurghi italiana in crisi di autostima.

◇  In Premier League l’Arsenal ha battuto il Brentford e ha ristabilito la distanza sul Manchester City. Il Chelsea ha perso a Leeds, il Liverpool ha pareggiato con il Sunderland.

  I fratelli Boe, Johannes e Tarjei, hanno lasciato, ma la bandiera norvegese rimane sempre in giro.  Johan-Olav Botn ha vinto la prima gara individuale maschile della stagione nella Coppa del mondo i biathlon.

 

   

Il fatto che gli uomini non imparino molto dalla storia è la lezione più importante che la storia ci insegna.

Aldous Huxley

 

  

La staffetta olimpica uscita da un sussidiario

È un viaggio troppo eloquente per non sembrare più simbolico di altre volte. La fiaccola olimpica che parte dalla Grecia e arriva a Roma è un percorso memorabile, come se i Giochi moderni volessero rammentare con un solo movimento l’asse che ha costruito l’idea di ciò che ancora chiamiamo Occidente. La Grecia inventò il gioco come rito, come celebrazione del corpo e della misura, un luogo dove gli esseri umani tentavano di raggiungere gli dei attraverso la perfezione del gesto. Roma ereditò quel mondo e lo trasformò in diritto, in infrastrutture, in quella forma di organizzazione che tiene insieme popoli, territori, differenze.

La prima è stata potenza simbolica, la seconda è stata potenza strutturale. La prima ha crea l’idea, la seconda l’ha resa storica e permanente.  Che la fiamma attraversi questo corridoio è un modo per dire che il movimento olimpico non nasce da un singolo atto ma da un dialogo di civiltà: il pensiero greco che glorifica l’individuo nel gesto atletico, quello romano che glorifica la comunità che quel gesto lo osserva, lo giudica, lo istituzionalizza.

È anche una coincidenza politica e culturale potente. Nella contemporaneità che ha perso molte sicurezze e non ha trovato ancora nuovi centri di gravità, quel tragitto sembra interrogare l’Europa stessa: chiede che cosa resta di ciò che eravamo. Domanda cosa possiamo ancora consegnare, simbolicamente, ai Giochi che pretendono di parlare a tutti. 

C’è infine un significato sotterraneo, forse il più bello: la fiaccola corre sempre in avanti, ma parte da luoghi che portano scritto nella pietra come nessuna civiltà possa sentirsi eterna. Grecia e Roma hanno dominato il mondo e poi sono cadute. La fiamma, invece, continua. Non è la memoria di una grandezza perduta, ma un passaggio di testimone. Un modo per dire che ciò che sopravvive davvero è un’idea non l’impero che la avvolgeva, l’idea che un corpo alla prova è ancora un modo per restare umani, per provare a capire chi siamo.

Le altre volte

La fiamma arriva al Quirinale nel pomeriggio [no, non quella fiamma lì, non ancora almeno – ecco] e sarà accolta dal presidente Mattarella. Verrà celebrata allo stadio dei Marmi del Foro Italico e si terrà pure un concerto con Mahmood, Noemi, The Colors, Tananai e Carl Brave. Sabato inizia il tour in Italia e il viaggio verso Milano. Bernardo Cianfrocca sul Foglio ha scritto: Il filo rosso che unisce le Olimpiadi italiane è il 6 [1956, 2006, 2026], considerato il numero perfetto in quanto somma e prodotto dei suoi divisori (1,2,3): rimanda all’armonia, citata da Malagò nel suo discorso quale ideale-ponte tra passato mitico, presente e futuro imminente. La magia del 6 contempla anche l’unica edizione estiva a Roma, nel ‘60. L’inizio del decennio del boom.

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discussioni 

La partita Under di basket finita 210-3

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Mauro Berruto su La Stampa riflette su un fatto accaduto nel basket giovanile veneto: una partita Under-17 finita con un risultato surreale, 210-3, ha acceso un dibattito nazionale già ascoltato altre volte, su cosa significhi davvero educare attraverso lo sport. Berruto ragiona sulla nostra cultura agonistica antica, plasmata da Olimpia e da un ideale della vittoria che nasce duemilaottocento anni fa, quando Pindaro cantava solo il vincitoree il secondo nascondeva la vergogna. Ma oggi, si domanda, siamo davvero ancora fermi lì?

Il caso del 210-3 ha prodotto opinioni opposte: chi dice che il rispetto si dimostra giocando al massimo, chi sostiene che la partita andava sospesa, chi dice che sarebbe stato umiliante, chi rivendica il diritto di competere. Tutto e il contrario di tutto. Giusto.

Berruto non fa il processo a nessuno — non all’allenatore che spinge, né alla società, né ai genitori — perché il punto qui non è il colpevole, è il senso educativo. Il cuore del ragionamento è che lo sport giovanile serve a insegnare la fatica, la disciplina, la relazione, la gestione della vittoria e della sconfitta. Ma oltre una certa soglia, la sconfitta smisurata non insegna più niente a nessuno. Né ai vinti, che vengono umiliati, né ai vincitori che non imparano la responsabilità verso chi hanno di fronte. 

Il problema, qui, non sta nei regolamenti: sta nello sguardo degli adulti, nella loro capacità di guidare i ragazzi — sedicenni che stanno ancora cercando il proprio posto nel mondo — a leggere ciò che accade in campo, a capire che l’agonismo è indispensabile, ma va educato. Ogni volta che un sedicenne sbaglia, bisogna chiedersi dove sono gli adulti. E ogni interpretazione del caso ha una sua logica, secondo Berruto. Tranne una. L’unica cosa davvero senza giustificazione è la foto festante fatta negli spogliatoi dopo un 210-3. Quella, scrive, davvero, no.

Le ultime gare di Lindsey Vonn

Alla vigilia della sua seconda – e ultima – vita agonistica ai Giochi, Lindsey Vonn ha trasformato una intervista con L’Équipe in un grande autoritratto parlando di ritorno, identità, dolore, orgoglio, età, velocità e della necessità di chiudere un cerchio. La campionessa americana racconta che l’idea è nata subito dopo l’operazione con cui le è stato parzialmente sostituito il ginocchio. Per la prima volta dopo anni il corpo ha smesso di essere un ostacolo. Dice che la competizione le era mancata al punto da vivere il ritiro come “una piccola morte”. Ora sente di avere l’occasione di fare qualcosa di unico. «Non sarei tornata solo per divertimento. Non passo sei ore al giorno in palestra per hobby: ci torno perché credo di avere un’opportunità unica. Se i Giochi non fossero stati a Cortina, non sono sicura che ci avrei provato. È un posto speciale per me.»

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I temi del giorno

 

 

Non c’è più spazio per le Regole Papaya

Fra i molti ragionamenti che si fanno in queste ore sul finale così serrato per il titolo mondiale piloti in F1, le parole più crude arrivano dal Times, dove si legge che la stagione più brillante della McLaren rischia di diventare una farsa da manuale. Owen Slot la chiama una linea sottile, tra coraggio e stupidità, e sembra che a Woking abbiano deciso esattamente da che parte cadere. Perché dopo due week-end da autodafé sportivo, l’unico modo per completare la spirale sarebbe presentarsi ad Abu Dhabi ancora convinti delle famose papaya rules, l’egualitarismo granitico tra Norris e Piastri e che alla rese dei conti e con il senno-di-poi rischia di consegnare il titolo a Max Verstappen.

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Dai campi

 

L’allenatore del Nizza non se ne va

Le violenze di domenica notte a Nizza stanno trovando una loro composizione in una specie di caos ordinato, in una squadra che prepara una partita per non retrocedere mentre due giocatori sono in malattia dopo essere stati picchiati dai loro tifosi; in un allenatore che arriva al centro sportivo deciso a dimettersi e nel giro di un’ora capisce che non può farlo perché «non si lascia il gruppo quando brucia» [le sue parole a L’Equipe]; in dirigenti irreperibili, ultras che negano l’evidenza, un sindaco che minimizza, la polizia che non vede ciò che tutti hanno visto. 

Franck Haise ha scelto di restare per l’unica ragione che ancora regge il calcio quando tutto crolla. I rapporti umani. È rimasto nonostante gli insulti, nonostante le botte ai suoi giocatori, nonostante la sensazione che attorno a lui nessuno abbia davvero voglia di assumersi responsabilità. Era pronto a rinunciare a 43 mesi di stipendio pur di non essere complice. Dopo una notte di pensa-e-ripensa che L’Equipe racconta qui, Haise ha deciso di non lasciare gli uomini che allena, non adesso. Nizza è una specie di laboratorio di tutto ciò che nel calcio contemporaneo rischia di sfuggire al controllo: il tifo organizzato che pretende il potere, politici che difendono il consenso elettorale e club che si squassano nel vuoto di potere di proprietà globali. Il gesto di Haise è un lampo di coraggio: restare mentre tutto intorno tace [nella migliore delle ipotesi] o crolla. Restare per proteggere, non per vincere. Un ultimo atto di responsabilità in un club che ne ha disperatamente bisogno.

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Interpreti

   

Elogio di Rice, il mr Everything dell’Arsenal

Oggi c’è chi lo considera il miglior calciatore d’Europa. Quando l’Arsenal ha speso 105 milioni per Declan Rice nell’estate 2023, sembrarono tanti. Eppure Mikel Arteta aveva già visto nel centrocampista inglese qualcosa di diverso, un faro, qualcuno che porta un punto focale, chiarezza e direzione a tutti. Uno di quei giocatori che basta guardarlo per capire dove andare, che hanno presenza, aura, carattere. Così dice adesso Art de Roché su The Athletic, ma il percorso non è stato lineare. 

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Corinne Diacre è tornata in panchina   

Due anni dopo l’esonero traumatico dalla nazionale francese, l’Olympique Marsiglia ha deciso di affidarsi a Corinne Diacre per tornare stabilmente tra le grandi e colmare il divario con Lione e Psg dopo cinque anni trascorsi in B. Lo stesso PSG aveva pensato a lei. Diacre ha spiegato di essere stata convinta dal progetto globale, non solo dall’idea di sedere sulla panchina della prima squadra. Dopo l’ammutinamento delle senatrici della nazionale [Renard, Katoto, Diani] e il suo allontanamento, L’Equipe scrive che Diacre appare diversa. Ammette di aver imparato, di essersi fatta più saggia. Ha sorriso quando l’OM le ha detto di volerla per il suo rigore, facendo ironia sulle critiche passate. La difensora Ninon Blanchard parla del suo carisma naturale, Salomé Elisor sottolinea che lo spogliatoio è al 100% con lei. I primi risultati confermano il cambio d’aria: sei partite, tre vittorie, due pareggi, una sconfitta. Il direttore generale Petruzzo elogia il professionismo, l’esigenza, la qualità della comunicazione che Diacre ha portato.

Lei racconta al giornale francese di aver svuotato la testa in questi due anni, di essersi dedicata a sé stessa, di aver ritrovato energia e voglia. Prima, dice, pretendeva di sorridere sempre — e forse non ne aveva più la forza. Dopo aver battuto il Lens prima della sosta, arriva le Classique contro il PSG.

 

 

Il nuovo potere delle staffette italiane

  Un altro oro per l’Italia è arrivato ancora dalle staffette, stavolta dalla 4×50 misti mista, con  Francesco Lazzari a dorso, Simone Cerasuolo a rana, Silvia Di Pietro a farfalla, Sara Curtis nello stile libero. Un risultato che conferma l’Italia come una delle nazioni più complete nel panorama europeo della vasca corta. La staffetta azzurra – scrive Swim Swam – ha un vantaggio strategico ormai evidente: un nucleo di atleti giovani ma già abituati alle finali di alto livello e in crescita continua. Il nuovo record dei campionati non è soltanto un primato: è un segnale. A Lublino, l’Italia ha dimostrato di avere una profondità di squadra capace di competere con chiunque in ogni stile e in ogni combinazione di staffetta.

  In tre sul podio sotto i 22 secondi nella finale dei 50 farfalla maschili. Noè Ponti ha ribadito la supremazia continentale [21.54], a poco più di due decimi dal record mondiale, davanti a Szebasztian Szabó e al francese Maxime Grousset. Ponti è di Locarno, ha 24 anni, ha studiato fisioterapia presso la Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana. Per l’Italia: Simone Stefanì quarto con il nuovo primato personale [22.13], Michele Busa ottavo [22.44].

  I 50 farfalla sono stati chiusi con il nuovo record europeo junior da Martine Damborg, danese, 18 anni compiuti a maggio, con un primo passaggio che non è stato il più rapido [11.55] e una progressione nella seconda vasca [24.61 alla fine]. Alle sue spalle la belga Roos Vanotterdijk e Beryl Gastaldello. Silvia Di Pietro ottava. 

Oro spagnolo nei 200 dorso con Carmen Weiler Sastre, 21 anni, studente all’università tecnologica di Blacksburg, in Virginia. Ha battuto il record nazionale nuotando in 2:01.66. Sul podio la britannica Katie Shanahan e la francese Pauline Mahieu. Nei 200 maschili John Shortt ha fatto il primato mondiale jr con 1:47.89. Quinto posto per Lorenzo Mora anche lui sotto l’1:50 come i primi-quattro. 

  Rana amara per l’Italia. Non solo per l’assenza di Benedetta Pilato nella gara vinta da Eneli Jefimova [1:02.82], ma anche per l’implosione di Simone Cerasuolo negli ultimi cinque metri dei 100. Era passato in testa ai 25, ai 50 e ai 75 metri. Ha chiuso quarto con un calo negli ultimi appoggi dietri Caspar Corbeau [55.85], Huseyin Emre Sakci e Luka Mladenovic. Solo settimo Nicolò Martinenghi. Cinque atleti sotto i 56.5.

 

carnet

Le gare di oggi

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Dalle 10.00 |  Batterie 100 farfalla donne  [con Costanza Cocconcelli, Paola Borrelli, Anita Gastaldi] |  Batterie 100 farfalla uomini [con Federico Burdisso, Simone Stefanì, Michele Busa] | Batterie 200 rana donne [senza italiane] | Batterie 200 rana uomini [con Christian Mantegazza, Gabriele Mancini] | Batterie 100 dorso donne [con Sara Curtis] | Batterie 100 dorso uomini [con Lorenzo Mora, Francesco Lazzari, Thomas Ceccon, Christian Bacico] | Batterie 800 stile libero donne [con Simona Quadarella] | Batterie 4×50 stile libero mista

Dalle 19.00  |  Finale 100 misti donne [miglior crono in semifinale per Marrit Steenbergen, fuori sia Anita Gastaldi sia Costanza Cocconcelli] |  Finale 100 misti uomini  [sette uomini sotto i 52 secondi in semifinale: Ponti vs Grousset è il duello atteso]|  Finale 1500 stile libero uominiSemifinali 200 rana donne |  Semifinali 200 rana uominiSemifinali 100 dorso donne |  Semifinali 100 dorso uomini | Finale 200 stile libero donne [Freya Colbert con il miglio tempo, Alessandra Mao ha battuto il suo personale e ha chiuso con il 10° tempo a mezzo secondo dalla qualificazione] |  Finale 200 stile libero uomini [Miglior crono ex aequo per Duncan Scott e Lucas Henveaux: Carlos D’Ambrosio fuori con il 14° tempo] |  Semifinali 100 farfalla donneSemifinali 100 farfalla uominiFinale 4×50 stile libero mista

 

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L’ultimo scroll

   

Il caffè nella dieta dello sport

I baristi in Partenope lo sanno già. Non glielo ha insegnato nessuno, se non l’abitudine. Insieme con una tazza di caffè, al banco si serve un bicchier d’acqua. Altrove non è una regola. L’acqua devi chiederla. È ua delle certezze scientifiche sul caffè: disidrata. Charles Patin O’Coohoon se ne occupa per L’Équipe in un pezzo nel quale spiega perché è così amato dagli sportivi, non solo per il gusto e la convivialità, ma per i benefici fisiologici che offre alle prestazioni.

Il giocatore di pallamano Karabatic lo beve ristretto, Haaland lo considera un super alimento, i ciclisti lo trasformano in un rituale. Il legame con la bicicletta è storico, quasi culturale. La presenza di sponsor di macchine da espresso è radicata. La caffeina, fra 50 e 90 mg in un espresso, stimola la dopamina, aumenta concentrazione, motivazione, attività muscolare e riduce la sensazione di fatica. Migliora la performance sia nella resistenza sia negli sforzi brevi e intensi. Favorisce anche l’ossidazione dei grassi, come confermato da uno studio del 2021. Contiene più di 1.500 sostanze attive, tra cui molti polifenoli, antiossidanti potenti che rallentano l’invecchiamento cellulare. La chiave è la moderazione: 3 mg per chilo di peso corporeo bastano per ottenere benefici; dosi eccessive possono causare palpitazioni, irritabilità, disturbi del sonno. Alcuni sportivi possono avere anche disturbi intestinali, nel qual caso è consigliato sostituire il caffè con il tè. Sull’uso pratico non c’è una regola rigida, dice L’Equipe: si può bere prima dell’esercizio, durante l’allenamento per sfruttarne l’effetto, o dopo per recuperare. L’acqua, gente. Dovete farvi dare un bicchiere d’acqua. 

[Quando a Roma domandano se la preferite naturale o leggermente, quel leggermente sottintende gasata]

     

Slalom ha un canale Whatsapp, dal quale diffonde non più di due aggiornamenti quotidiani, probabilmente un riepilogo serale con rassegna mattutina e nuovi sviluppi. Non vi impressionate. È una cosa riservata, per pochi intimi. Siamo un centinaio, niente di che. Nessuno disturba, non ci sono riunioni di condominio, mai un messaggio prima delle 8.30, mai uno dopo le 20.30. 

Chi volesse unirsi, può farlo seguendo questo link 

Lo Slalom apparirà su whatsapp nella lista Canali insieme a tutti gli altri a cui vi siete iscritti, nella sezione Aggiornamenti. A cosa serva non si sa, però pare che fa molto fico. 

           

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