Non c’è più spazio per le Regole Papaya

 

Non c’è più spazio per le Regole Papaya

Fra i molti ragionamenti che si fanno in queste ore sul finale così serrato per il titolo mondiale piloti in F1, le parole più crude arrivano dal Times, dove si legge che la stagione più brillante della McLaren rischia di diventare una farsa da manuale. Owen Slot la chiama una linea sottile, tra coraggio e stupidità, e sembra che a Woking abbiano deciso esattamente da che parte cadere. Perché dopo due week-end da autodafé sportivo, l’unico modo per completare la spirale sarebbe presentarsi ad Abu Dhabi ancora convinti delle famose papaya rules, l’egualitarismo granitico tra Norris e Piastri e che alla rese dei conti e con il senno-di-poi rischia di consegnare il titolo a Max Verstappen.

È il paradosso centrale del pezzo di Slot: una squadra che da un lato predica la cura maniacale per il dettaglio  [Sette decimi di secondo è il titolo dell’autobiografia di Zak Brown – si riferisce al margine di un solo pit stop che l’anno scorso separò la McLaren dal titolo costruttori] e dall’altro si aggrappa a un idealismo che molti criticano e considerano fuori tempo massimo. Ma a noi qui su Slalom piacciono i romantici. Il Times dice che mentre la McLaren celebrava i suoi principi, Verstappen risaliva da un abisso di 104 punti fino a trasformarsi in una minaccia concreta. Slot lo sintetizza con crudele precisione nella frase pronunciata dal campione olandese: Sono ancora in corsa per colpa degli errori degli altri”. 

Il Times scrive che è difficile dargli torto quando si rivede la scelta di non fermare Piastri al settimo giro in Qatar. Una decisione difesa e poi rimangiata, un autogol che ha praticamente stroncato le ambizioni dell’australiano. Non del tutto, ma quasi. Con un pit stop diverso avrebbe probabilmente vinto davanti a Verstappen: uno swing di 14 punti avrebbe accorciato l’orizzonte del titolo per Norris e trasformato Piastri nel primo sfidante. E invece? Riletta alla luce delle parole di Andrea Stella, la strategia sembra tradire un sottotesto non detto: proteggere Norris da un eventuale double-stacking. Slot lo legge come una contraddizione vivente: Dicono di non favorire nessuno, ma intanto evitano ciò che potrebbe aiutare l’altro.

Ora Piastri è a 16 punti, Verstappen a 12 da Norris: partita quasi chiusa per Oscar, apertissima per Max. In un campionato dove “sette decimi possono essere la differenza tra vittoria e sconfitta”, non è difficile sostenere — come fa Slot — che una sospensione temporanea dei principi sarebbe stata più logica di un martirio etico. Ma in McLaren continuano a sventolare la bandiera dell’equità. “Vogliamo essere giusti con i nostri piloti”, ha detto Stella. Giusti fino a che punto? Giusti fino a perdere un mondiale storico? – si chiede il giornale inglese. Slot immagina lo scenario più semplice e più brutale: Verstappen primo, Piastri terzo, Norris quarto. Titolo al campione della Red Bull. Basterebbe invece un gesto, un ordine chiaro, un «Piastri lascia passare Norris». Eppure Stella aggiunge un’altra frase che congela tutto: «Non ci sarà una chiamata che escluda uno dei due se è ancora in condizione di vincere». Una logica impeccabile ma che si espone alle critiche di chi pensa che il tempo per la filosofia è finito.

Il giornalista del Times cita ancora Brown, con un passaggio che oggi suona sinistramente vicino alla realtà: «Se una decisione ti porta a finire con due piloti a pari punti e a perdere il titolo, almeno potremo dire di averli trattati entrambi in modo equo». I principi valgono più del trofeo [forse sì] ma la coerenza potrebbe avere un prezzo. Il Times è convinto che le papaya rules domenica non avranno spazio e la McLaren non si farà sfuggire l’occasione di vincere. Hanno già oltrepassato la linea della stupidità

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