Il mangiatore di fuoco Luciano Spalletti
Luciano Spalletti alla Juventus è un corpo estraneo che sta diventando centrale. Emanuele Gamba su Repubblica lo presenta dopo il 2-1 sulla Roma come l’allenatore che non si diverte mai, trapiantato in un ambiente che non è abituato a gente così. La squadra ne aveva bisogno: qualcuno che portasse un modo diverso di stare nel gioco, di pensare il calcio. Spalletti è l’unico juventino scontento dopo la vittoria con la Roma, e non per posa: il primo tempo gli è sembrato insufficiente, i successi contro Italiano e Gasperini non li vive come slancio, ma come appunti di viaggio. L’idea è che si impari dalle vittorie come di solito si impara dalle sconfitte. Il modello a cui tende: pressione alta, duelli individuali, fluidità di ruoli e modulo.
Gamba lo definisce “un alieno piombato da un pianeta distante sul mondo molto terrestre della Juventus”. La Juve ascolta, spesso in silenzio, perché Spalletti entra nella complessità, capisce che non basta correggere, bisogna sradicare e ripiantare. In campo si intravede l’ossatura nuova: Bremer che risale la corrente del centrocampo, il ballottaggio Openda-David, la richiesta ai difensori di partecipare al gioco. Ma il cuore è mentale: Gamba nota “una squadra che l’allenatore vuole anticipatrice, mai reattiva”, e un gruppo che cambia postura, tono, fiducia. Zhegrova è utile in venti metri; Yildiz ancora inconsapevole del proprio peso. Adesso arrivano cinque partite abbordabili prima del Napoli-bis, e “potrebbe essere una partita d’altissima classifica”.
Il cerchio di fuoco La Fiorentina
Spenta, inchiodata all’ultimo posto, incapace di vincere da maggio, la Fiorentina ha tolto il sughero dal collo di bottiglia e ha segnato cinque gol all’Udinese. “Un risultato che sa di sfogo e perfino di liberazione” scrive Federico Castiglioni su Sportellate, dopo settimane di ritiro permanente, silenzio stampa, crolli consecutivi, tifo in protesta. Anche ieri la Fiesole è salita sugli spalti solo dopo l’1-0.
Vanoli ha cambiato poco negli uomini, ma ha scardinato le gerarchie e la struttura della squadra. Ha dato la fascia da capitano a Capitan De Gea nonostante Ranieri e Mandragora. Ha messo Parisi alto a destra. Ha fatto di Ranieri un terzino sinistro. Un 4-4-2 che all’occorrenza diventa 4-2-3-1 [un consiglio: è molto importante dire all’occorrenza quando un modulo cambia]. C’è stata vita pure sul pianeta Gudmundsson e “la Fiorentina trova risposte – scrive Castiglioni – che mancavano da tempo immemore”.
Oh, tutte queste considerazioni sparse di Sportellate vanno però incastrate con la considerazione principale: l’Udinese è rimasta in 10 dopo sette minuti per l’espulsione di Okoye, ideatore di una uscita che per sconsideratezza ha pochi precedenti nella storia dell’umanità. Forse solo la partenza di Colombo per le Indie facendo il giro dall’altra parte. “L’episodio-chiave spacca la gara e fa saltare ogni piano”. E comunque si è vista “una squadra molto più equilibrata”. Vediamo come va sabato contro il Parma, importantissimissima per tutt’e due. La cosa incredibile è che si gioca a Parma, e non – che so – nello Yemen.