L’archeologia di Juventus vs Roma 

 

L’archeologia di Juventus vs Roma 

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gennaio 1928   La prima volta a Torino

    Accompagnata da William Garbutt in panchina, la Roma gioca per la prima volta in casa della Juventus, perde prendendo tre gol, ma a distanza di quasi cent’anni si ricorda soprattutto che la squadra veniva chiamata al maschile. Così scrive  La Stampa: Partita piana, regolare e priva di incidenti. Partita essenzialmente sprovvista di quelle violenze e di quelle interruzioni dovute al nervosismo dei giuocatori che così spesso infiorano le gare del giorno d’oggi. Partita quindi esemplare dal punto di vista della correttezza. In tutti i novanta minuti di giuoco, forse un solo fallo attribuibile in certo qual modo alla volontarietà dei giuocatori si ebbe a vedere: ed ancora un fallo di lievissima entità che non interruppe il giuoco che per brevissimi istanti. L’attesa per vedere all’opera il Roma era viva a Torino. Così un pubblico numeroso era convenuto sul campo della Juventus malgrado che il tempo fosse tutt’altro che favorevole per manifestazioni all’aperto. E l’incontro fu bello, veloce ed interessante, pur senza raggiungere in nessun momento carattere emotivo.

 

giugno 1930   Dieci romani in campo su undici

In una formazione d’emergenza, con quattro assenti per infortunio, la Roma sta in campo con dieci calciatori romani su undici. La stella si chiama Fulvio Bernardini, nato in via dei Capocci. Mario De Micheli è detto il faciolaro perché suo padre era grossista alimentare. Giovanni Degni vive alla Piramide, Attilio Ferraris è del quartiere Borgo, Attilio Mattei detto Bibbitone abita a Prati. E ancora: Armando Prati che aveva giocato nella Fortitudo, Alfredo Welby che da giovane viveva in via Donatello e in vecchiaia si sposterà a Cinecittà, Cesare Augusto Fanelli che sarà amministratore contabile a fine carriera. Bruno Ballante faceva il controllore dei contatori della luce elettrica. Lo straniero del gruppo è Oreste Benatti, nato a Mirandola in provincia di Modena. Ne manca uno. Fernando Eusebio. Ha una storia. Alla fine degli anni Venti, il Littotiale lancia un referendum per premiare il miglior calciatore romano. Vince lui. Solo che si scopre da un certificato che è nato a Rimini, e il risultato viene cancellato. Lui ci resta malissimo e rivendica la sua romanità, perché la famiglia si è trasferita quando aveva 4 anni. Di Rimini non ha memoria. Abitava in viale Manzoni e aveva fatto le giovanili con l’Alba e nella Mater. Comunque. Vince la Juventus 2-1 e la cronaca su La Stampa è firmata dal futuro Ct due volte mondiale Vittorio  Pozzo. Bernardini è una contraddizione in se stesso: a momenti inscena azioni di grande intelligenza e a momenti pare s’addormenti. Il tocco della palla di Bernardini rimane comunque quello di un artista. Ma per i Mondiali non lo chiamerà. Nella sua autobiografia scrive che Pozzo gli ha detto: «Vede Bernardini, lei gioca attualmente in modo superiore; in modo perfetto dal punto di vista della prestazione individuale. Gli altri non possono arrivare alla concezione che lei ha del gioco e finiscono per trovarsi in soggezione, dovrei chiederle di giocare meno bene. Sacrificare lei o sacrificare tutti gli altri? Lei come si regolerebbe al mio posto?». 

 

maggio 1981   Il gol di Turone

La partita delle partite. Il picco della rivalità fra le due squadre. Piove, terzultima giornata di campionato, c’è un triello in corso per lo scudetto con il Napoli – che si è fatto male da solo perdendo in casa con autogol contro il Perugia ultimo e già retrocesso. A un quarto d’ora dalla fine, Turone segna di testa, ma il guardalinee bolognese Sancini alza la bandierina. La polemica non è mai finita. Lo scudetto andrà alla Juventus

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gennaio 1995   I guanti di Aldair

Siamo alla mezzora. Aldair sta per battere un fallo laterale, ma nel portare la palla dietro la nuca urta il guardalinee Manfredini, che gli stava passando alle spalle. Il pallone gli scivola dai guanti di lana e carambola sui piedi di Ravanelli, che se ne va a scavalcare il portiere Cervone e porta in vantaggio la Juventus. Arriveranno un calcio di rigore contestato, due espulsioni e una sconfitta per 3-0. Franco Sensi: «La Juve? Non capisco proprio come possa essere prima in classifica».

 

 maggio 2001    Nakata, il coniglio dal cilindro

La Roma si presenta a Torino con 6 punti di vantaggio. La Juve di Ancelotti deve vincere per riaprire la corsa scudetto. Zidane e Del Piero fanno due gol in 6 minuti, ma nel secondo tempo accade l’impensabile. Capello toglie Totti e mette Hidetoshi Nakata, approfittando della nuova norma federale che due giorni prima aveva cancellato a campionato in corso il tetto di tre giocatori extracomunitari tra campo e panchina. A dieci minuti dalla fine il giapponese segna da fuori area e poco dopo su un altro suo tiro respinto da van der Sar, arriva Vincenzo Montella e fa 2-2. Trezo scudetto per la Roma. 

 

 

Yildiz vs Soulé

Del Piero ha fatto il suo appello. I 10 giochino da 10. Il calcio è stupore e fantasia. Ce ne diano, per favore. Anche se dietro la maglia di Soulé il 10 ha preso per ora un’altra forma, e il 10 giallorosso [Dybala] è in ballottaggio con Lorenzo Pellegrini. A Matías Soulé chiediamo di giocare con la sua solita febbre dell’istante. Punta l’uomo, cambia ritmo, rientra sul sinistro per bruciare chi gli sta davanti. Quando non passa, insiste. Quando non se ne va, riprova. Il calcio di Soulé è fatto di scintille e di lapilli. Kenan Yıldız, invece, vive di respiri lunghi e controlli morbidi. Ha un’idea di movimento che non cerca l’urto ma l’armonia. Quando va al tiro e si accartoccia, ricorda Chiesa – Chiesa padre, Enrico. Nel gioco binario dello specchio di Slalom, uno illumina e l’altro disegna.

Massimiliano Nerozzi sul Corriere della sera ha dedicato un ritratto al turco, raccontato attraverso talento, prospettive e peso simbolico della maglia che indossa. Alla Juve serve un trequartista di fisico e di piedi, senza frontiere, che sa dribblare sulla corsia mancina e puntare al centro. Uno che, secondo le stime del Centro internazionale di studi sportivi di Neuchâtel, in Svizzera, a giugno 2026 potrebbe valere 140 milioni di euro. Lui che, un anno fa, chiese il permesso ai genitori per comprare il primo orologio deluxe”.

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