S’addobbano, di muta polvere, tutte le filze e gli schedari degli archivi: di ragnateli grevi tutti gli scatoloni del tempo
Carlo Emilio Gadda
Le incongruenze fra Tokyo 2021 e Milano-Cortina 2026
Proviamo a capirci qualcosa. Rivelazione: sarà impossibile. Ma proviamo. Quando nel 2021 furono scelti Elia Viviani e Jessica Rossi come portabandiera per i Giochi di Tokyo, fece parecchio rumore l’esclusione di Paola Egonu. Era arrivata nella short list e qualche giorno prima della decisione aveva detto in una bella intervista con Gaia Piccardi per il Corriere della sera: «Sarebbe fantastico, un onore pazzesco. Wow, poi potrei morire anche subito! Mi piacerebbe prendermi sulle spalle questa responsabilità, davvero: io, di colore, italiana e la bandiera. L’ignoranza e certe cose del passato hanno bisogno di un taglio netto. Sono pronta. Facciamola, bum, questa rivoluzione!».
Lei era pronta, gli altri no. I giornali della destra soffiarono un po’ su questa cosa, camuffando d’altro il fatto che fosse una nera italiana, una donna che baciava un’altra donna. Soffiarono abbastanza da spaventare il CONI. Venne fuori da qualche cassetto in qualche stanza di Palazzo H che a Egonu mancava un requisito: l’oro olimpico. Ecco. Non lo sapevate, ma serve un oro olimpico per portare la bandiera.
Accipicchia. Non lo sapevamo. Non risultava. Quel giorno sul Sinai non se ne era parlato e pure per Carlton Myers nel Duemila non era stato così. Aveva avuto un peso superiore il simbolismo della scelta. Avere lui con la bandiera a Sydney era stato un metallo più prezioso dell’oro.
Non è mai stato chiaro come mai quel requisito servisse per portare la bandiera a Tokyo ma non aveva impedito fino a qualche giorno prima di entrare nella short list di chi poteva portare la bandiera a Tokyo. Pazienza. La scelta cadde su Elia Viviani e Jessica Rossi, per Parigi su Gianmarco Tamberi e Arianna Errigo.
Bene. Solo che. Adesso è ancora meno chiaro come mai quel requisito della medaglia d’oro non valga più. È sparito. Puff. Federica Brignone, per esempio. L’oro non ce l’ha – [nel frattempo Paola Egonu sì: vediamo che si inventano a Los Angeles] – ma Brignone porterà la bandiera alla cerimonia di Cortina. Neppure Federico Pellegrino ha un oro in qualche cassaforte: nemmeno per lui vale il presupposto che fermò Egonu.
Strano. Se prima c’era il requisito, dov’è finito adesso? Nessuno lo spiega. Palazzo H deve chiamarsi così in omaggio al mutismo della lettera, ma sarebbe strano pure sentirsi spiegare che il requisito esisteva con un presidente [Giovanni Malagò] e non esiste più con quello successivo [Luciano Buonfiglio]. Quand’è cambiato questo indirizzo, con quale votazione, a chi l’hanno comunicato? Certo, un presidente amministra, indirizza e governa. Ma ci deve pur essere scritto da qualche parte cosa vale e cosa no. Oppure – se non è scritto da nessuna parte – eh, allora arriva con quattro anni di ritardo la conferma che la rivoluzione, bum, con Paola Egonu nessuno volle farla.
È due volte strano, perché pare che il requisito esista e non esista. L’oro olimpico è nel palmarès degli altri due portabandiera, Amos Mosaner e Arianna Fontana. Anzi: è tre volte strano perché Arianna Fontana la portabandiera l’ha già fatta a Pyeongchang nel 2018, e quando accadde quella prima volta un oro non l’aveva vinto. Dunque il requisito non c’era nel 2018, c’era nel 2021, non c’è più nel 2026. Come i neon fulminati.
Sia Giovanni Malagò sia Luciano Buonfiglio possono sentirsi liberi di dare a chi vogliono la bandiera che Sergio Mattarella tra qualche giorno consegnerà con tanto di cerimonia ufficiale al Quirinale. Ma sapere che esiste un criterio – scritto o non scritto – aiuterebbe a spazzar via il pensiero che possa esserci invece qualcosa di simile a un negoziato, diciamo un patteggiamento, intorno alla bandiera – un oggetto che di questi tempi è sempre così carico di purezza, finanche troppa, sulle bocche di tanti.
Mosaner, Pellegrino, Fontana e Brignone compongono il mosaico perfetto per accontentare quattro settori diversi: curling, fondo, short track e sci alpino. Ci sono momenti in cui Cencelli passa per un dilettante. Peraltro – e qui le cose strane salgono a quattro – tra la prima sfilata da portabandiera di Arianna Fontana e la prossima a Milano c’è stata la sua sfida alla federazione del ghiaccio, il suo avvertimento di andare a prendersene un’altra, di bandiera. Nel gennaio del 2023 disse che avrebbe «esplorato nuove opzioni» insieme con il suo coach-marito americano «per vedere cosa hanno da offrire gli Stati Uniti».
Cosa hanno da offrire. Pure qui non se n’è saputo niente. Era il periodo del grande freddo con la federazione. Fontana aveva denunciato due compagni di squadra [Tommaso Dotti e Andrea Cassinelli] di averla fatta cadere intenzionalmente durante un allenamento. Ruppe perché sentì che le sue accuse non erano state prese sul serio. Com’è finita? Un tribunale ha assolto Dotti e Cassinelli in primo e in secondo grado, ritenendo che non ci sia stato alcun comportamento sanzionabile. Lei si è dichiarata delusa e ha lasciato la Nazionale per un periodo.
Come siamo passati dalla rottura alla bandiera – anche questo – nessuno lo dice. Così la domanda che si pone chi ha scelto di porsi delle domande è se questa faida di accuse e controquerele abbia avuto un peso sul fatto che Fontana abbia il ruolo per la seconda volta – una rarità, un’anomalia – mentre Sofia Goggia, Stefania Constantini e Michela Moioli mai. I nomi sono tre solo per fermarsi al famoso presunto requisito dell’oro, altrimenti ci sarebbero pure Lisa Vittozzi, Dorothea Wierer, Flora Tabanellli di anni 18.
Che messaggio potente sarebbe stata una diciottenne portabandiera. Anche Goggia insieme a Brignone sarebbe stata perfetta: per tutti tranne che per Cencelli. Così come avrebbe spiegazzato il manuale una Constantini in coppia con un Mosaner. Casomai – ecco – a parte lui, altri uomini con l’oro non ce n’erano. Nessuno vietava di avere tre donne escludendo Federico Pellegrino. A meno che non sia previsto pure questo da qualche documento dentro qualche scrivania in qualche stanza del Palazzo H, chi lo sa, chi lo può sapere. Visto che era impossibile capirci qualche cosa?