Come si fa a essere Lamine Yamal e dove sta sbagliando

Come si fa a essere Lamine Yamal e dove sta sbagliando

Lamine Yamal ha 18 anni e corre troppo veloce anche per se stesso. Perché una cosa è avere la fortuna di nascere Lamine Yamal, e un’altra è sapere come essere Lamine Yamal, ha scritto ieri mattina Jorge Valdano su El País, ma una cosa, un’altra, un treno, un albergo, e ce lo siamo perso. Ma Valdano si può leggere anche il giorno dopo, anche un mese dopo, con quella sua postura da magnifico oracolo che gli permette di trasformare ogni ammonimento in una parabola. Lamine, dice, è un ragazzo nato per migliorare il calcio, premiato dalla lotteria genetica con tutte le armi di un fuoriclasse: velocità fisica, tecnica e mentale, coraggio per sfidare tutto e tutti. Ma anche – o forse soprattutto – un ego che non nasconde, anzi: lo espone come un vessillo dorato. Il suo cuore madridista sta parlando ovviamente anche della reazione scostumata di Vinicius jr verso Xabi Alonso dopo la sostituzione durante il Clásico.

Non c’è nulla di male a esibire l’ego, aggiunge Valdano, perché per sfidare un pubblico, un po’ di ego è imprescindibile. Il rischio è che il personaggio divori la persona. In un’epoca in cui ogni gesto viene registrato e interpretato, in cui le amicizie si travestono da interessi e le parole si moltiplicano sui social come ombre, Lamine dovrà imparare a gestire non solo la palla, ma anche sé stesso.

Così Valdano allarga lo sguardo, e la sua lezione prende la forma di una genealogia: Di Stéfano era un eroe della domenica; Pelé un mistero universale; Cruyff un beatle; Maradona un eroe classico e tragico; Messi e Cristiano due icone mercantili e virali che hanno spostato il calcio nella scala sociale. E poi, dice, è arrivato Lamine — in elicottero, come una cantante pop, senza protocolli e con il successo come alleato.

È autosufficiente, ma fragile. Pensa che vincere lo assolva da tutto. Ma non è così. Per Valdano, vincendo o perdendo, una stupidaggine resta una stupidaggine, una mancanza di rispetto resta una mancanza di rispetto e una spacconata resta una spacconata. Giocare come un dio non ripara ciò che si trova su un altro piano.

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