Un altro Sinner e un altro Alcaraz
Non sarà una partita ufficiale, ma sommata a quella di un anno fa Alcaraz e Sinner toccano stasera quota 17, oppure facciamo 18 se ci mettiamo quella al challenger di Alicante nel 2019. Una quota che vale l’ingresso fra i cento match più giocati di sempre nella storia del tennis e c’è ancora tanta strada davanti. Ce n’è tantissima se poi vanno a questo ritmo. Siamo arrivati a sei nel 2025. Con altre cinque stagioni allo stesso passo, avranno davanti solo Djokovic vs Nadal e Djokovic vs Federer.
Intorno a loro non vedono l’ora, come ha detto Roger al podcast di Roddick [se ne parlava qui]: gli organizzatori stanno lavorando sulle superfici per neutralizzare le differenze e vedere in finale sempre loro. Così la terra è meno terra e più cemento, il cemento meno cemento e più terra. Qualche settimana fa The Athletic ha spiegato che la cospirazione non esiste [se ne parlava qui] e Gaia Piccardi sul Corriere della sera considera: “Qui Riad, nuova frontiera del tennis. Seduti su un giacimento di petrodollari, gli arabi si sono comprati la partita che qualsiasi evento, dai quattro Major in giù, desidera. I direttori dei tornei stanno rallentando i campi per rendere tutte le superfici uguali e ottenere sempre un ghiotto sinneralcaraz per il titolo, ha spiegato Roger Federer. Ma non è forse il talento all around dei due predestinati a rendere obsoleta l’antica discriminazione tra terra, erba e sintetico?”.
Stefano Semeraro su La Stampa la definisce una resa dei conti da sei milioni e sembra tradire una certa insofferenza [ma forse non è così] per tutto il mondo intorno – come direbbero i Matia Bazar – o forse un circo, sebbene lui lo chiami cinema. Racconta Semeraro: “«Da che attore vorresti farti interpretare?», chiedono a Jannik. «Andiamo con Will Smith», risponde lui a sorpresa e in un battito di clic l’idea arriva anche all’ex Principe di Bel Air, che posta una sua improbabile immagine con riccioli rossi e coppone di Wimbledon in mano: «Io ci sono!». A questo punto manca solo l’interprete di Alcaraz, e ci permettiamo di suggerire l’acrobatico Jackie Chan: tanto ormai vale tutto”.
Paolo Bertolucci per la Gazzetta dello sport snobba le esibizioni [“non hanno alcun albo d’oro, sono prive di storia”] e dice che “il match odierno potrebbe servire, in particolare a Sinner, a verificare se certi accorgimenti tecnico-tattici inseriti nell’ultimo mese potrebbero poi essere riproposti con cognizione di causa in seguito. Nessuno vorrà scoprire le carte adesso, ma l’assenza di quella pressione che abitualmente pervade i grandi eventi potrebbe anche permettere al braccio e alla mente di osare qualcosa in più del previsto”.
Massimo Calandri su Repubblica riassume: “Se non vi basta la bellezza dei loro gesti, date un’occhiata alle statistiche: venerdì Carlitos ha messo a segno 12 palle corte vincenti su 13. Jannik dopo la delusione di Flushing Meadows ha lavorato sul servizio, concentrandosi sul lancio della palla (non troppo alto né troppo basso, per non essere prevedibile): è riuscito a piazzare 10 ace in due set, con il 71% di prime palle e l’81% di punti a segno. I Big Two”.
ore 20 su Netflix
| provocatori Raymond Domenech dice che Sinner non è italiano
«Ho visto l’Italia contro Israele: vi ha salvato Donnarumma, giocate male. E dire che c’è chi critica la Francia».
Con l’Italia tante polemiche, ma i suoi amici d’infanzia erano dei “ritals”, immigrati italiani.
«Lo sono tuttora, Nicola Saccinto e Patrick Baldassara. I Saccinto erano pugliesi, d’estate attraversavamo l’Italia in Fiat 850 per andare al mare a Bari. Sul retrovisore c’era il gagliardetto della Fiorentina. La mia prima moglie era una D’Orefice. La mia attuale compagna ha origini italiane. Adoro l’Italia, Paese bellissimo con le sue contraddizioni ed esuberanze, come me. Mi piace provocare, ma con gli italiani si scherza con rispetto. Però non ditemi che Sinner è italiano: è austriaco! (ride, ndr )». – intervista di alessandro grandesso, La Gazzetta dello sport