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# 1 giorno al Meeting di Budapest
► AL TORNEO di Cincinnati, Jasmine Paolini ha battuto in tre set la numero #2 del mondo Cori Gauff, incappata in una di quelle sue giornate piene di doppi falli. Ne ha commessi 16. Non sono un primato. Né per lei né in assoluto. L’anno scorso aveva perso a Wuhan da Aryna Sabalenka commettendone 21, ma con lo stesso numero era riuscita a battere Moyuka Uchijima a Indian Wells 2024 e sommandone 23 ha eliminato qualche settimana fa Danielle Collins dal torneo di Montréal. Anastasia Pavlyuchenkova arrivò a 27 contro Galina Voskoboeva a Baku nel 2011, Jelena Dokic fino a 28 contro Julia Schruff nel 2006 in Auckland, stesso numero per Raffaella Reggi agli Internazionali d’Italia 1988 contro Helen Kelesi, mentre nel 1999 a Melbourne toccò addirittura quota 31 l’allora diciassettenne Anna Kournikova contro Miho Saeki, in una partita che lei stessa definì «so bad it was funny». Avanti Zverev [6-2 6-2 a Shelton] e Alcaraz [6-3 4-6 7-5].
◇ Sulla pista dove non ha ancora vinto in carriera, Marc Marquez ha chiuso le Pre-qualifiche con il miglior tempo. A Spielberg ha preceduto Pedro Acosta e Pecco Bagnaia. Diciannove minuti di stop per olio in pista.
◇ La Nazionale Under-21 femminile di pallavolo si è qualificata per le semifinali dei Mondiali di Surabaya in Indonesia battendo per 3-0 la Cina. Migliori realizzatrici con 15 punti a testa Merit Adigwe e Maria Teresa Bosso.
◇ Compravendita. Nel giorno della partenza della Premier League, Leoni ha scattato una foto che conserverà per la vita mentre firma il contratto con il Liverpool in maglia rossa. La mostrerà ai nipoti. Sono 11 i calciatori italiani nel campionato inglese, più Enzo Maresca in panchina. In Italia: Athekame al Milan e Heggem al Bologna. Il Napoli taglia con Andy Diouf il traguardo del centunesimo giocatore avvicinato o contattato: Sorbillo preparerà una pizza, gli artigiani di San Gregorio Armeno ci faranno un pastore per il presepe, qualche voce della città chiederà identità e appartenenza.
◇ Il Giro di Romandia è cominciato con un discreto caos e uno scontro istituzionale. Cinque squadre sono state escluse dalla corsa per essersi rifiutate di “ottemperare alle regole relative all’implementazione di un tracker GPS come test per un nuovo sistema di sicurezza”. La frattura con l’UCI si è consumata su chi dovesse scegliere l’atleta incaricata di sperimentare lo strumento. La crono di 4 km è stata vinta da Paula Blasi con 17 secondi di vantaggio sulla slovena Urka Zigart.
La vera gloria mette radice, tutte le false pretese cadono come fiori
Mark Twain
Gli eroi dell’Effetto Tokyo sono stanchi
Ora la nuova atletica deve camminare su altre gambe
Lo stiamo chiamando da quattro anni Effetto Tokyo. La tentazione è forte. Attribuire a quella domenica di inizio agosto 2021 un potere di folgorazione su un’intera generazione di praticanti, forse due. L’idea è che siamo diventati quel che siamo diventati grazie agli 11-12 minuti nei quali Gimbo Tamberi e Marcell Jacobs vinsero un oro dietro l’altro sulla pista olimpica.
È suggestivo. È in buona parte vero. Ma due anni prima di Tokyo e sei prima dei sei ori conquistati ai recenti Europei Under-20 di Tampere, sulla pista svedese di Boras l’atletica leggera italiana aveva già vinto cinque titoli europei giovanili. Qualcosa deve significare. Forse che la semina era già iniziata.
Tre ori europei jr c’erano stati pure a Grosseto nel 2017 [Tortu nei 100, Aceti nei 400, la 4×400, con gli argenti di Sibilio e Dallavalle]. Era l’edizione che fece conoscere Jakob Ingebrigtsen [primo nei 3.000 siepi e nei 5.000], Miltiadis Tentoglu [8,07 nel lungo], Armand Duplantis [oro con 5,65].
I titoli giovanili sono a loro volta ingannevoli. Sono profumi, non ancora sapori. Dalla pedana Under del 2019 Larissa Iapichino ha preso il volo verso l’eccellenza mondiale pure tra le adulte, Edoardo Scotti fece il record europeo jr sui 400 ed è diventato uno staffettista da podio internazionale, ma la giavellottista Carolina Visca è rimasta lontana dall’élite, Vittoria Fontana è fuori dalle prime 100 d’Europa nei 100 metri, Lorenzo Paissan che vinse lo sprint in 10.44 si è migliorato in tutto di 6 centesimi e si è dato a una statura locale da duecentista [21.36 nel 2023].
L’Effetto Tokyo è esistito ed esiste. Ha avuto il potere di ingrossare la schiera di praticanti in una terra già concimata in precedenza. Ha fatto crescere il bacino su cui lavorare. I tesserati attivi nel 2020 erano 211.771, nel 2023 sono saliti a 285.466, quinta federazione d’Italia. Tokyo ha fatto il suo lavoro e l’ha fatto bene, perché dopo l’Effetto Tokyo c’è stato l’Effetto Roma, ma c’è soprattutto l’effetto quotidiano del lavoro di centinaia di allenatori che nelle loro città e nei loro borghi si prendono cura di una velocista, un saltatore, un marciatore.
L’atletica italiana ha gambe nuove su cui camminare anche adesso che l’effetto Tokyo rincula.
▥ ALTRE COSE DA GUARDARE A CHORZOW
La campionessa olimpica Keely Hodgkinson torna per la sua prima gara dopo 12 mesi. Nel 2024 era diventata la più grande ottocentista al mondo: titolo europeo a Roma, record personale a LOndra [1:54.61] e crono più veloce degli ultimi sei anni, oro olimpico a Parigi, una stagione da imbattuta, il premio BBC come Sports Personality of the Year, prima donna a riuscirci dai tempi di Kelly Holmes nel 2004. Nei piani, il 2025 doveva essere l’anno dell’attacco all’1:53.28 di Jarmila Kratochvílová. Bruxelles era stata individuata come la data giusta. È stata invece una stagione di infortuni, stop e ripartenze.
Beatrice Chebet detiene il record mondiale sui 10.000 e i 5.000 metri. È in forma strepitosa e corre i 1.500. Non viene dichiarato un tentativo di primato mondiale, ma dal duello con Gudaf Tsegay secondo Let’s Run può venire fuori una gara da 3:50. Nikki Hiltz potrebbe battere il record USA [3:54.99 di Shelby Houlihan del 2019].
Melissa Jefferson-Wooden non ha ancora perso una gara sui 100 metri in tutto l’anno. Julien Alfred non c’è, nessuno può batterla in Slesia. Ma la curiosità circonda Sha’Carri Richardson, ultima alla sua ultima apparizione in Diamond League, arrestata alla vigilia dei Trials per una lite in aeroporto col fidanzato Coleman, 11.07 poche ore dopo in batteria per una brutta partenza, ritiro in semifinale. Richardson sarà ai Mondiali con la wild card, ma nel 2025 è stata deludente.
Sei italiani in gara: Leonardo Fabbri e Zane Weir nel getto del peso, Larissa Iapichino nel salto in lungo, Alessandro Sibilio nei 400 ostacoli. Lorenzo Simonelli nei 110, Gianmarco Tamberi è iscritto nel salto in alto.
Il programma di oggi a Chorzow
| 14.05 getto del peso maschile [con Leonardo Fabbri, Zane Weir, Joe Kovacs e Rajindra Campbell] | 15.01 salto in alto maschile [con Hamish Kerr, Shelby McEwen, Gianmarco Tamberi] | 15.16 salto in lungo femminile [con Larissa Iapichino, Malaika Mihambo e Jasmine Moore] | 15.20 100m ostacoli femminili: batterie | 15.33 salto con l’asta maschile [con Armand Duplantis, Sam Kendricks, Emmanouil Karalis] 15.40 110m ostacoli maschili [con Grant Holloway, Lorenzo Simonelli] | 16.04 400m femminili [con Marileidey Paulino, Salwa Eid Naser e Natalia Kaczmarek] | 16.35 100m ostacoli femminili: finale [con Masai Russell] | 16.44 1500m femminili [con Gudaf Tsegay, Georgia Hunter Bell e Beatrice Chebet] | 16.53 lancio del giavellotto maschile [con Anderson Peters] | 16.58 100m maschili [con Noah Lyles, Kishane Thompson, Kenneth Bednarek] | 17.08 400m ostacoli femminili [con Femke Bol] | 17.18 1500m maschili | 17.32 200m femminili [con Brittany Brown e Favour Ofili] | 17.42 400m ostacoli maschili [con Karsten Warholm, Alessandro Sibilio] | 17.53 100m femminili [con Sha’carri Richardson e Melissa Jefferson-Wooden]
Che cosa stanno leggendo in Europa
🟨 In Francia e in Inghilterra la prima giornata dei campionati di calcio – In Spagna le vicende di Real e Barcellona, con una intervista a Sergio Scariolo, c.t. del basket – In Italia i quotidiani non sono usciti. Il giorno di Ferragosto è uno dei più misteriosi agli occhi degli amici di chi fa questo mestiere in Italia. In genere viene accompagnato dalla frase: «Lavorate sempre, pure a Capodanno: e a Ferragosto no?». L’altro grande inspiegabile scoglio agli occhi degli amici di chi fa questo mestiere in Italia si manifesta nelle giornate di sosta del campionato: «Lavori anche oggi? Ma non ci sono le partite!».
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Dai campi
Il primo gol di Jorge de Frutos, il ragazzo che dava da mangiare ai maiali
Il primo gol della nuova Liga è arrivato da Girona, Catalogna, una delle capitali europee dello stupore con Brest e Bologna due stagioni fa. Ma l’ha segnato il Rayo Vallecano – che poi ha vinto la partita per 3-1. L’ha segnato un tipo di 28 anni nato a Navares de Enmedio, una cittadina in provincia di Segovia nella comunità autonoma di Castilla y León. Ottantacinque abitanti in tutto.
Lui è Jorge de Frutos, ala destra, e quando nelle interviste racconta il suo percorso per diventare un calciatore di serie A, quando dice della sua infanzia, ricorda che «al bar della nostra famiglia aiutavo mia madre a preparare un aperitivo con pancetta e chorizo, oppure andavo nella stalla a dar da mangiare ai maiali e pulire i loro escrementi».
Il ritorno di Santi Cazorla
Dodici minuti. Gli ultimi 6 più i 6 di recupero. All’età di 40 anni e dopo sei di lontananza, Santi Cazorla ha rimesso piede nella Liga con la maglia del club che l’aveva cresciuto nelle giovanili, quel Real Oviedo che a sua volta mancava in campionato da 24 anni. Le immagini della festa in città per la promozione [qui e qui] sono tra le più impressionanti del 2025. Scene che avrebbero fatto venire a Oriali la voglia di dire a Conte di restare a Oviedo, scene che avrebbero indotto in Spalletti uno spleen, il desiderio di aver vinto qualcosa pure là [satira politica: mo’ gli amici napoletani fanno i permalosi per questo, questo e questo].
Peraltro Santi Cazorla è tornato in Liga con la maglia dell’Oviedo da avversario sul campo della squadra che lo ha rivelato al mondo [il VIllarreal]. La trama perfetta, una sera fra due amori, o come dice El Mundo “la conclusione perfetta di un circolo virtuoso”.
El Mundo ne ha parlato con Piero, l’amico di infanzia di Cazorla, e si è fatto dire che «Santi a Oviedo è come Maradona a Napoli» [ummaronna, altra permalosità in agguato]. Il gol della promozione a Mirandés lo aveva segnato lui. L’allenatore ispano-serbo dell’Oviedo, Veljko Paunovic ha solo sette anni in più di Cazorla e dice che Santi di qua, Santi di là, Santi che pagano il mio pranzo non ce n’è. Ma in effetti Santi avrebbe voluto giocare gratis per l’Oviedo, quando tornò due anni fa. Il regolamento non lo consente. Allora si è fatto dare il salario minimo e dona alle casse del club il 10% dei ricavi derivanti dalla vendita delle sue maglie. Sono soldi che vanno al settore giovanile. Il figlio dell’agente di Cazorla gioca là.
Comunque. In 12 minuti Cazorla ha toccato il pallone 17 volte, ha sbagliato un paio di passaggi su 15 e una volta se n’è andato in dribbling come faceva a vent’anni.
La prima del Barcellona: la faida con Madrid è ripartita
La difesa del titolo del Barcellona comincia a Palma de Maiorca e nella Liga tira quell’aria così familiare di faida quotidiana con Madrid. L’ultima questione a cui appassionarsi, prima ancora di battere la palla al centro, riguarda l’intenzione di giocare a Miami la partita di dicembre con il Villarreal. Il Real sta facendo fuoco e fiamme per boicottare lo storico sbarco della Liga in America partendo da porto Palos 523 anni dopo Cristoforo Colombo e i fratelli Pinzón. I tifosi del Villarreal la trovano una vergüenza. Hanno comprato l’abbonamento e gli vorrebbero sfilare dal pacchetto una delle due partite più attese. Ma è una vergüenza pure per il mondo intorno a Florentino Pérez, perché se Villarrreal-Barça si gioca in America, il fattore campo si diluisce, i nemici avranno una partita in meno fuori casa, il torneo se adultera.
El Confidencial ha ricostruito tutta la vicenda e quel che si muove nella nuova lotta intestina – in casi del genere le chiamano così. Perché non giocare a Miami Barcellona-Villarreal si domandano a Madrid, coerenti con il sospetto che esista un complotto mondiale contro di loro. Peraltro ne sono persuasi pure a Barcellona, asì asì asì gana Madrid. E si va avanti così.
El Pais ha definito con Rafa Cabeleira “aberrante” la logica di giocare una partita di Liga a Miami. “A nessuno importa più dei tifosi. Un maltrattamento che viene da lontano, perfezionato come un’arte”.
Fernando Roig, presidente del Villarreal, invece difende il progetto e ha promesso di farsi carico delle spese di viaggio e biglietto d’ingresso alla stadio per qualunque tifoso voglia andare a Miami, senza limiti al numero di richieste. Chi non può o non vuole viaggiare riceverà un rimborso del 20% sul prezzo dell’abbonamento. La realtà è che la maggior parte dei tifosi che si recheranno all’Hard Rock Stadium di Miami, in Florida, saranno tifosi del Barcellona. Il mercato statunitense è il secondo maggiore consumatore di calcio spagnolo, secondo Javier Tebas, e la popolarità azulgrana nelle Americhe è enorme. Peraltro è la città dove esercita il suo magistero Leo Messi.
Per tenere calda la faida, l’editoriale d’apertura del direttore del Mundo Deportivo è dedicato al protocollo per le presentazioni dei giocatori del Real Madrid. Santi Nolla sfotte. Ha scritto che forse include “una obbligatoria dichiarazione del sogno d’infanzia: giocare per il club”. Lo ha detto pure Franco Mastantuono. È arrivato e ha detto che bambino sognava di giocare per il Real Madrid, “sebbene apparisse sui social media – scrive il Mundo Deportivo – con una maglietta con lo stemma del Barça sul petto. Ovviamente aveva anche già detto che Messi era il miglior giocatore della storia. Non dovrebbe essere obbligatorio dire di essere tifosi dalla nascita del club in cui si va a giocare. Non ce n’è bisogno. Nei club che si prendono cura del loro settore giovanile con sensibilità, è così ovvio che non c’è bisogno di ripeterlo”.
[Anche questa zeppata va a Madrì].
La lite è aperta pure sul controllo dei conti da parte della Liga. Un centinaio di calciatori non sono ancora tesserati perché le norme del fair play finanziario hanno imposto uno stop. “Dovremmo applaudire il fatto che il calcio spagnolo abbia posto fine ai debiti eterni dei club – scrive il Mundo Deportivo – ed è positivo che esista un controllo finanziario. Ma dovremmo discutere fino a che punto questo debba spingersi. È innegabile che la crisi economica che aveva dominato il calcio spagnolo sia scomparsa negli ultimi anni, con alcune eccezioni degne di nota. Il Barcellona avrebbe potuto facilmente superare l’ostacolo del tesseramento se avesse venduto dei giocatori. Ma è giusto che non l’abbia fatto. Il Madrid invece ha ingaggiato Mastantuono nella squadra riserve. E ci sono presidenti molto arrabbiati perché non sono stati in grado di fare il mercato che volevano”. A Barcellona, per esempio.
Che cosa meravigliosa. La Liga è tornata.
Il primo gol in Francia
Alle soglie dello 0-0, minuto 91 di Rennes-Marsiglia, anche la Ligue 1 ha trovato il suo primo gol stagionale con Ludovic Régis Arsène Blas, 28enne di origini martinicane, uno di quei satanassi a cui piace rinchiudersi con il pallone negli spazi stretti, puntare il difensore, saltarlo, tornare indietro, saltarlo di nuovo. Eppure a suo tempo a Guingamp cercarono di raddrizzare il legno storto di questa fantasia fuori tempo massimo, lo misero terzino, e quello ancora si ostinava a giocare sentendosi un Mahrez.
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Oggi
Arriva il Red Bull Salisburgo anche tra le donne
L’ultima stagione dell’FC Bergheim è stata impressionante. Dopo anni trascorsi in fondo alla classifica, la squadra ha concluso al sesto posto nel campionato femminile d’Austria. «Non si poteva immaginare un risultato migliore» ha detto la presidente Bianca Neubauer al quotidiano Der Standard.
Non si poteva, ma si potrà. Il famoso Football Club Red Bull di Salisburgo ha comprato i diritti della squadra. La joint venture tra i due club esiste da circa due anni, ora è arrivato il passo successivo. Il nome Bergheim scompare, oggi il campionato comincia in casa del Blau Weiss Linz / Kleinmunchen sotto l’insegna dei due tori rossi che si scornano e delle ali che spuntano dalla bibita. L’esordio ufficiale in Coppa di sabato scorso contro l’Alberschwende è finito 8-0. Quanto basta perché i giornali in Austria comincino subito a chiedersi se il calcio femminile austriaco sia sul punto di dover affrontare una nuova fase, un predominio come quello visto tra gli uomini per molti anni, prima dei due titoli finiti allo Sturm Graz. Se insomma Salisburgo potrà vantarsi di un’altra eccellenza [a parte le palle di Mozart, ecco].
Bernd Winkle è il responsabile della squadra. A Der Standard ha detto che le calciatrici gli paiono tutte molto motivate. Molte di loro provengono da Salisburgo e dintorni. Sono anche emotivamente dentro quella che viene definita dal quotidiano “una nuova era”.
Il primo seme risale al mese di novembre del 2022, quando il Red Bull Salisburgo ha annunciato la sua intenzione di entrare nel movimento femminile, relativamente tardi rispetto ad altri grossi club sia in Austria sia in Europa. Avrebbero cominciato dalla Under-16 del Bergheim. Poche settimane dopo, la Bundesliga d’Austria maschile fece sapere che c’era un nuovo criterio da soddisfare per ottenere la licenza di iscrizione al campionato: bisognava avere anche una squadra femminile. Oplà, il Salisburgo ce l’aveva.
Winkler tuttavia dice a Der Standard che questi sono pensieri maliziosi, che la decisione non ha nulla a che fare con tutto questo. Le partite casalinghe si giocano alla Red Bull Academy di Liefering e la presidente Bianca Neubauer ammette che sì, «c’è un po’ di tristezza quando si lascia andare la propria creatura» ma in fondo è quello che succede a tutte le start-up degne di essere chiamate con questo nome. È un piccolo passo per il Bergheim, un grande passo per il calcio femminile austriaco. Gli rimane la squadra maschile. Gioca in quinta divisione. La collaborazione con Red Bull è stata inizialmente criticata, secondo il consueto copione. «Ma quando abbiamo iniziato a parlare con le persone e abbiamo spiegato le opportunità di sviluppo, è stato chiaro a tutti che si trattava della strada giusta da prendere».
Quelli che vengono definiti i tifosi più romantici – probabilmente leggono le poesie di Rilke prima delle partite – sono soddisfatti dalla circostanza che un FC Bergheim esisterà ancora nel villaggio di 5.700 abitanti e giocherà nella Salzburg Women’s League. Guardiola direbbe: wow. L’obiettivo è la promozione in serie B. Con il paradosso che la promozione in serie B significherebbe la morte di quest’altro Bergheim: tra le donn, a differenza che tra gli uomini, non è consentito avere seconde squadre.
Winkler dice che ora si aspetta degli happy days [questa è per amatori boomer della cultura pop anni Settanta] e che vuol vedere lo stile Red Bull anche nella femminile. Lo stile Red Bull è fatto di transizioni rapide, attacchi rapidi, gioco rapido. Tutto rapido. E aggiunge: al di là del risultato. Come lo striscione della curva B. L’importante – dice – è «che la gente dica dopo la partita: fantastico, il calcio Red Bull è divertente da guardare».
La squadra è molto giovane. Sara Grabovac, Valentina Akrap e Julia Grünwald sono nate nel 2008, Valentina Lutz nel 2009. Alcune vanno ancora a scuola o studiano [le due cose non è detto che stiano per forza insieme]. Come in molti altri club della Bundesliga d’Austria, non c’è una sola calciatrice che possa vivere solo di calcio. Il supporto della squadra maschile del club sarà fornito nelle aree della comunicazione e del marketing, ma anche nelle metodologie d’allenamento e nello studio delle partite. Ai match analyst sarà chiesto di fare il doppio lavoro. Austria Wien, Sturm Graz, Altach e LASK forse sono ancora più forti, forse il campionato lo vincerà il St. Pölten, come si legge in giro in Austria, ma è sempre con un primo piccolo sorso che cominciano tutte le grandi bevute.
Anna Barth
La Germania ha una nuova Steffi Graf ma nessuno la conosce. Così titola la rivista Stern un servizio dedicato all’unica donna velista a bordo della barca tedesca che partecipa al SailGP, il catamarano da regata più veloce che possa esistere in questo sport. L’F50 tocca la velocità massima di 100 km/h, sono mostri da tre tonnellate di peso con alberi alti fino a 29 metri. Volano. Le barche a vela più convenzionali non raggiungono neppure la metà della velocità.
“Ormai non è più vela; è quasi Formula 1. Ed è esattamente ciò che il campionato SailGP si propone di essere: uno spettacolo adrenalinico, ad alta velocità e con un certo rischio di situazioni pericolose, tutto sotto gli occhi degli spettatori” spiega Stern. “Non si è mai vista una gara come questa in acqua prima d’ora”.
Oggi SailGP si tiene per la prima volta in Germania, a Sassnitz, sull’isola di Rügen. Chi gareggia in questa categoria viene selezionato con una certa cura. Spesso ha già qualche medaglia olimpica nel suo curriculum. Anna Barth aveva 18 anni ed era appena uscita dal liceo quando Erik Heil, timoniere e capo del team tedesco, l’ha chiamata. Heil è una stella del settore e Barth proviene da una famiglia di velisti. Lo squillo le fece un certo effetto. Suo nonno era velista, suo padre aveva la barca e suo fratello, di due anni più grande, guadava l’Elba con un timone in mano. Ma non era scontato che la vela riguardasse anche lei. È una donna. Faceva danza. Finché s’è messa a seguire il fratello e l’hanno lasciata salire sul suo Optimist. A 18 anni è diventata campionessa del mondo juniores, nel 2023 e nel 2024 ha vinto i Mondiali Under-21.
Ma un F50 è una bestia diversa. Prima della sua regata d’esordio in SailGP, Barth non gli aveva mai preso le misure. Lo aveva studiato a livello teorico, ma una volta posati i piedi lì sopra ogni cosa era diversa.
Un F50 è condotto da sei persone. Erik Heil è al timone ed è anche il capo. Stuart Bithell fa il trimmer d’ala, qualsiasi cosa significhi. James Wierzbowski governa i foil. Jonathan Knottnerus-Meyer, Will Tiller e Felix van den Hövel sono i grinder e avvolgono il verricello per regolare la vela. Anna Barth è insieme la mente e gli occhi. È la stratega.
Un F50 è l’ulteriore sviluppo dell’AC50, il lucertolone della America’s Cup. La differenza della SailGP è che tutti i team utilizzano imbarcazioni identiche. “Gli F50 – spiega Stern – sono inadatti al mare aperto come un’auto da corsa di Formula 1 lo è al traffico stradale. Anche delle piccole onde possono farlo ribaltare e danneggiarlo.
Barth non ama essere al centro dell’attenzione. Quando va per regate pernotta in un b&b. È timida, dice Stern, e ricorda Steffi Graf. “La grande dama del tennis era una potenza mentale in campo, ma fuori appariva tranquilla e riservata. Anche Anna Barth corre il rischio di essere sottovalutata con la sua voce gentile, il suo sorriso disarmante e la sua cordialità”.
Questi due anni l’hanno cambiata? Anna Barth dice sì, assolutamente sì. «Probabilmente ora esistono due Anna. Quella che esce con le amiche di scuola e l’Anna che fa il SailGP, molto più severa nel suo approccio e nei suoi ordini».
Le donne non sono rare nel SailGP: sono obbligatorie. Secondo il regolamento, ogni squadra deve averne almeno una. Senza la quota rosa, crede Barth, forse ne vedremmo una o due. Il suo stesso ingresso in campionato ha una quota di casualità. La sua predecessora si era ritirata dopo sei mesi, era necessaria una sostituta. In dieci dei dodici team le donne ricoprono il ruolo di stratega. Barth pensa che sia un buon punto di partenza per prendere confidenza con la barca. La SailGP può dare una spinta significativa alla questione femminile nella vela, un mondo nel quale i vecchi del mestiere sono fermi ai Pirati nei Caraibi, una donna a bordo porta sfortuna. Barth dice che le strateghe presto copriranno anche altri ruoli. La barca USA ha una grinder al winch e sulla barca brasiliana Martine Grael – della nobile schiatta Grael – è la timoniera. Quando a New York lo speaker ha gridato al microfono che Grael era la prima vincitrice femminile, Barth si è irritata. «Era superfluo. Da un lato è positivo che le donne siano messe in risalto, ma in definitiva dovrebbe contare la prestazione, non il genere. Il fatto che io sia una donna non ha importanza per noi. Faccio parte della squadra, punto. Esistono differenze evolutive tra donne e uomini, nella personalità e nel comportamento. Non si può negarlo. Ma quando gareggiamo ci vestiamo nella stessa stanza».
Alla fine siamo sempre tutte e tutti sulla stessa barca.
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