Chi ha portato il tennis a Temptation Island

 

Storia del doppio misto e della sua evoluzione

Successe nell’estate del 1980, nei giorni che preparavano la finale delle finali a Wimbledon, la partita fra Bjorn Borg e John McEnroe. Borg stava preparando anche altro, le bomboniere, il pranzo e tutto il resto, il matrimonio con Mariana Simionescu, tennista pure lei, rumena, 24 anni, un ottavo di finale giocato allo Slam di Londra nel 1977 e un quarto di finale raggiunto da diciannovenne al Roland-Garros nel torneo di doppio misto, in coppia con il russo Anatolij Volkov. 

Così profondamente immersi nei due eventi alle porte, Bjorn e Mariana giocarono verso la fine del mese di giugno un’esibizione di doppio misto a Battersea Park per beneficenza contro la coppia reale del tennis britannico, Chris Evert e John Lloyd, loro sì una coppia già legalmente riconosciuta. In nessuna hall di nessun albergo gli negavano più una stanza matrimoniale. 

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Bjorn e Mariana persero in due set. In quel famoso pomeriggio di inizio luglio, in tribuna lei avrebbe indossato un abito magenta. Né prima né dopo quel giorno avrebbe mai vinto una partita sull’erba in carriera. 

Qualche fila più su sedeva Stacy Margolin, americana 21 anni, manco a dirlo tennista. Il suo torneo in singolare si era concluso al secondo turno contro Dianne Fromholtz, la testa di serie numero otto. La sua presenza nelle immagini di quella memorabile partita non la faranno mai uscire del tutto dalla vita di McEnroe. In quel periodo stavano insieme, e insieme due anni prima avevano perfino giocato il torneo del doppio misto a Wimbledon andando fuori al secondo turno. 

Perché così funzionavano a quel tempo spesso le cose. 

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FUORI CATALOGO

A I MIEI tempi tutti i tornei erano femminili e maschili, non mancava mai una specialità chiamata doppio misto, e simile amicizia, spesso amorosa, continuava fuori dal campo, nei limiti consentiti dal secolo scorso, che non erano spesso sessuali, ma sentimentali. Non mancava mai, a bordo campo, la compagna di doppio misto e, al di là degli abituali incitamenti, nemmeno mancavano le liti, fondate su ragioni tecnicotattiche, ancor prima che intime. Cosa ne avrebbe pensato il tennista Freud. [Gianni Clerici, Repubblica, 2016]

 

Così, sotto sotto, vorrebbero che funzionassero di nuovo gli organizzatori degli US Open, inventori del nuovo formato del doppio misto che va in scena a Flushing Meadows. Otto coppie sono state invitate con una wild card, compresi i vincitori dell’anno scorso: Sara Errani e Andrea Vavassori. Altre otto sono state composte con i migliori e le migliori delle classifiche dei singolari, così da avere la crema della crema nel torneo e accendere nuove passioni. Per non compromettere gli impegni personali di nessuno, si gioca con la formula della NextGen: ogni set finisce a quattro, sul 4-4 si gioca il tie-break. Il terzo set non esiste. È un super tie-break a 10. Solo in finale la partita è un pochino più tradizionale e si arriva a sei. 

È la formula con cui l’USTA conta di rilanciare la specialità, a distanza di una dozzina d’anni da un analogo tentativo fatto con la sua introduzione nel programma olimpico di Londra.

 

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FUORI CATALOGO

IL MIO rimpianto per l’ inabissarsi del doppio misto non era inferiore a quello di un amico ittiologo nei riguardi del celachantus. Soltanto chi avesse dimestichezza col Maggiore Wingfield e i suoi contemporanei ricordava che, negli anni Settanta di due secoli addietro, il misto era la specialità più praticata del lawn (prato) tennis, ancor più del singolo e dei doppi unisex. La specialità, per le signorine britanniche, era, tra l’ altro, una scorciatoia verso rapporti più disinvolti con i gentlemen, spesso prodromi ad altri rapporti più intimi o addirittura matrimoniali. Alfine affermato con l’ ingresso delle tenniste a Wimbledon del 1884, il doppio misto si mutò via via da connotazione sociale in autentica vicenda competitiva. … Sembra giusto sottolineare con infinita simpatia la dichiarazione entusiasta dell’ amata Venus sulla sua pagina Twitter: «Dovrò prepararmi all’impresa della vita: tre tornei in soli dieci giorni». Ce la farai, carissima. Chissà le richieste. Purtroppo non mie.

 

Ora, cotanta tradizione semispenta è stata riattizzata. Giulia Merlo su Domani ha scritto che quest’anno a New York deve essere arrivato qualcuno che capisce forse poco di tennis ma moltissimo di intrattenimento, e che ha intuito come il doppio misto sia quanto di più simile esista sportivamente a una rom-com, una commedia romantica. Gli ingredienti ci sono tutti: un lui e una lei, improvvisati compagni di squadra abituati all’epica crudele dello sport individuale. Tra loro potrebbe scoppiare l’alchimia perfetta alternandosi a rete e a fondo campo. E, tra un palleggio e l’altro, anche accendersi una scintilla. Il tutto in favore di telecamera, pronta a riprendere ogni parola sussurrata durante il break, ogni gesto di incitamento reciproco e ogni batti cinque. La trama, però, da sola non basta perché lo show funzioni. Servivano nomi di top player di grande richiamo per attirare l’interesse di un pubblico non solo di fanatici del tennis, ma anche di nuovi fan.

In effetti si tratta di un’idea che potrebbe finire nella lista di quello che su Slalom da qualche anno viene chiamato Sportify, quella tendenza a togliere la polvere da vecchi formati e vecchie discipline affinché siano più in linea con lo spirito dei tempi, con le esigenze dello spettacolo televisivo, con i gusti di un nuovo pubblico [se ne parla diffusamente qui].

Quelli che più ammiccano al nuovo copione sono Emma Raducanu e Carlitos Alcaraz, dicono, non dicono, stanno insieme, non stanno insieme, non si sa, quanto basta a tenere in piedi l’ipotesi di una ship come si dice nel mondo teen, dove esiste una vasta letteratura su Wattpad di fan fiction create solo per far mettere insieme due persone. Quando i cantanti erano i divi dei musicarelli bisognava invece nasconderne gli amori, guai a far sapere che Gianni Morandi aveva sposato Laura Efrikian per non deludere la fanbase, sebbene non si chiamasse ancora così. 

L’Equipe definisce stamattina questo torneo come una doppia dose di singolare, un format rinnovato, una scommessa mediatica riuscita ma pure una vera curiosità venata di scetticismo. Louis Boulay scrive: “Resta da vedere se il lato sportivo sarà presente o se si tratterà di un’esibizione 

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