Gli eccessi degli eroi pop: una riflessione di Valdano

Il modello è Neymar. Hai più o meno vent’anni, sei imprendibile sul campo, giochi un calcio sfacciato, ti appare un ghigno sulla faccia quando sei felice, fai una cazzata quando lasci il prato e qualche volta pure dentro – e allora non c’è scampo: sei il nuovo Neymar. Nel senso che sei uno da Pallone d’oro, sei uno che poteva stare alla stessa mensa di Messi e Cristiano, ma poi per un motivo o per un altro il Pallone d’oro non l’hai vinto e solo due volte sei arrivato terzo. Ci sono alcune migliaia di calciatori che vorrebbero una carriera da Neymar, ma se sei Neymar quella carriera non può esserti bastata.
Un nuovo Neymar è stato individuato in Vinicius jr e un nuovo Neymar si coltiva in seno a Lamine Yamal. Jorge Valdano è tornato apposta dalle vacanze in Argentina per farcelo notare, nella sua rubrica di sabato scorso su El País. È un pezzo che il ministero del Turismo di Javier Milei dovrebbe usare per promuovere i viaggi nel suo paese. Le vacanze in Argentina fanno bene. Valdano è tornato in una forma strepitosa.
Valdano non cita mai Neymar, eppure durante la lettura il suo fantasma si materializza sotto gli occhi, o almeno questa è stata la sensazione da questa sedia a sdraio al fresco del balcone alle sei del mattino. Valdano dice che se il calcio cambia, allora non bisogna sorprendersi del fatto che cambino anche i calciatori.
“I calciatori di oggi sono figli di un’epoca in cui la fama dà loro dei diritti. Sono i rappresentanti di un calcio che cavalcando l’onda della globalizzazione ha accresciuto il suo prestigio sociale, commerciale e culturale. Un buon numero di calciatori si sta comportando di conseguenza. Il calciatore discreto e un po’ misterioso si è trasformato in un supereroe, un influencer, un simbolo identitario”.
I due esempi che fa Valdano sono quei due: Vinicius e Lamine Yamal. La festa di compleanno del catalano, “un calciatore coperto di glitter, circondato di clown e donne affascinanti”, è diventata “l’espressione genuina di un nuovo calcio e di un nuovo calciatore” con l’ostentazione di lusso e potere, anzi – dice Valdano – di “una ricchezza da povero che evoca tenerezza nella sua esibizione. Se un qualsiasi stronzo cerca visibilità sui social media facendo il buffone, come potrebbe non farlo Lamine? È una stella con un barlume di genio a cui il mondo rende omaggio. La sua festa è stata un’affermazione di status. I giocatori di oggi gestiscono con cura il loro personal brand. Acconciature, tatuaggi e video musicali lo trasformano in una figura pop. Lavorano e giocano come dei, ma proiettano una narrazione parallela. Il rischio è perdere il contatto con i tifosi. Non tutti si identificano con il jet privato, l’orologio da un milione di dollari o la festa esclusiva. In questa tensione, il calciatore rischia di smettere di essere uno di noi. Suppongo non per le nuove generazioni”.
Più o meno dice le stesse cose di Vinicius, sottolineando in più la propensione a un certo “status di martire”: per il Pallone d’Oro, per il razzismo che lo perseguita e per le ingiustizie arbitrali. Se sei un martire, dice Valdano, oggi è come essere un eroe tre volte, “perché le vittime, anche a cinque stelle, vengono glorificate come mai prima dalla società. Ancor di più nell’ambiente compiacente che circonda le nuove stelle, compreso il club e una parte della stampa che lo ha iperprotetto”.
Vinicius e Lamine Yamal sono allora “due casi emblematici, due prodotti eccezionali del nuovo calcio. Ci dicono – considera Valdano – che viviamo in un’epoca in cui non è più necessario nascondere ego e ambizione. Mettersi in mostra fa anzi parte del gioco. Sono idoli sportivi, ma anche personaggi pubblici, leader simbolici, imprenditori, attivisti occasionali. Sono ben informati e molto più consapevoli, rispetto alle generazioni precedenti, del posto d’onore che occupano nella cultura globale. Chi l’avrebbe detto a noi calciatori di una volta? Se leggete un accenno di critica in queste parole è perché non so come spiegarmi. O perché traspare un disagio che provo provenendo da un background calcistico che sta cadendo nel dimenticatoio”.
Ecco perché Valdano si domanda se “le nuove generazioni possono essere giudicate secondo codici obsoleti”. Risposta: “Certo che no. Questi ragazzi non stanno dalla parte del torto, sono semplicemente figure eccezionali figlie del loro tempo. Essere una persona del proprio tempo non è né un bene né un male: è inevitabile”.
L’estate prossima: in vacanza in Argentina.