Lo Slalom del 6 luglio | Cosa leggere, sapere e vedere

 

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#2 giorni a Fluminense vs Chelsea

 

     

►  DUE RECORD del mondo per il Kenya nella tappa della Diamond League e Eugene: Beatrice Chebet è diventata la prima donna a correre i 5.000 metri sotto i 14 minuti [13:58.06] e Faith Kipyegon ha chiuso i 1.500 in 3:48.68. 

◇  Max Verstappen ha conquistato la pole position a Silverstone, sul circuito più antico nella storia del Mondiale di F1. Ha preceduto le due McLaren e le due Ferrari – che erano andate benissimo in Q2 e benino sul passo gara. Sky Sport ha scovato la notizia che le prime due vittorie di Hamilton a Silverstone con la McLaren e con la Mercedes sono arrivate entrambe il 6 luglio. 

◇  Jannik Sinner ha lasciato cinque game a Pedro Martinez e si è qualificato per gli ottavi di finale del torneo di Wimbledon. Anche Cobolli e Sonego sono alla seconda settimana del torneo. 

◇  Il Tour de France è cominciato maluccio per il ciclismo italiano. Quello di Filippo Ganna è durato 114 km: si è ritirato dopo una caduta. Jonathan Milan ha perso le ruote dei più veloci e non ha partecipato alla volata di Lille. Ha vinto Jasper Philipsen. Evenepoel e Roglic hanno già perso 40 secondi. 

◇  Ai Mondiali dei club il PSG ha battuto per 2-0 il Bayern pur essendo rimasto in nove uomini. Infortunio grave alla caviglia per Musiala dopo uno scontro con Donnarumma. In semifinale anche il Real Madrid che ha vinto 3-2 con il Borussia Dortmund. 

◇  Il Liverpool continuerà a versare lo stipendio di Diogo Jota alla sua famiglia. Migliaia di persone hanno preso parte al funerale suo e del fratello André. 

◇  La Nazionale di rugby è stata battuta in amichevole per 42-24 dal Sudafrica campione del mondo. Tre mete con Zuliani, l’esordiente Dimcheff di cui si parlava ieri su Slalom e di Cannon. Sabato prossimo si rigioca. 

 

 

   

Il Kenya è un paese dai profondi e aspri conflitti politici e di classe

Ryszard Kapuściński

 

I record mistici delle donne del Kenya

  Una si chiama Fede, l’altra porta il nome della donna che guidava Dante nell’aldilà. Alleluja, sorelle, esultate. Due donne da primato del mondo nel mezzofondo nella stessa sera non si vedevano da oltre trent’anni, da quando nel 1993 accadde ai campionati nazionali di Cina e noi occidentali facemmo gli spiritosi sul brodo che bevevano, il cibo che mangiavano. Più di un record c’era stato a Valencia nel 2020, a Parigi nel 2023 e a New York al coperto qualche mese fa. Ma sempre di mezzo s’era messo pure un uomo. Joshua Cheptegei con Letesenbet Gidey in Spagna cinque anni fa; Lamecha Girma e Jakob Ingebrigtsen con Faith Kipyegon in Francia; solo uomini [Grant Fisher e Yared Nuguse] ai Millrose Games indoor. 

Alle 13:33 ora del Pacifico Beatrice Chebet ha invece completato ieri i 5.000 metri in 13:58.06, prima donna nella storia a scendere sotto i 14:00 in pista. Ottanta minuti più tardi era di nuovo in pista per abbracciare Faith Kipyegon, kenyana come lei, capace di correre i 1.500 in 3:48.68 e di battere il primato per il terzo anno consecutivo. 

Dice Let’s Run che poche nazioni hanno avuto un pomeriggio migliore di questo in pista e certamente nei cuori più mamelici batte forte l’eco del ricordo di quella domenica d’agosto, quella dozzina di minuti che ha cambiato il corso dell’atletica italiana. Chebet sapeva che Kipyegon avrebbe cercato di battere il record dei 1500 nell’evento finale del meeting. La Fede è una delle sue fonti di ispirazione. 

  Mi sono detta: se Faith ci sta provando, perché non io?

Nelle sue prime 49 edizioni la Prefontaine Classic aveva avuto sette record mondiali e in due casi ce n’era stato più d’uno: nel 2011 Moses Mosop aveva fatto tutto da solo correndo il miglior tempo sui 30.000 metri e di passaggio sui 25.000. Ma siamo nel campo delle distanze non olimpiche. Due anni fa Mondo Duplantis stabilì il suo settimo primato nel salto con l’asta mentre Gudaf Tsegay faceva il suo nei 5.000 metri. 

Eppure, niente a che vedere con ieri sera, la serata di gloria di due amiche, due connazionali e avversarie occasionali. I loro record sono arrivati in modo sorprendentemente simile. Tutt’e due sono entrate all’ultima curva in ritardo sul sistema Wavelight verde a bordo pista e hanno fatto partire ai 200 metri una volata devastante, una marcia più alta che non dovrebbe essere possibile in una gara così veloce scrive Jonathan Gault su Let’s Run

Tutt’e due hanno concluso con un identico parziale, 28,8 secondi negli ultimi 200 metri. Tutt’e due sono state a lungo in compagnia. Tsegay e Agnes Ngetich hanno inseguito Chebet fino alla campana dell’ultimo giro, tanto che Ngetich è arrivata seconda in 14:01.29, terzo tempo di sempre, mentre Tsegay è arrivata terza [14:04.41] con oltre 25 secondi di vantaggio sulla quarta. Nei 1500 invece Jessica Hull ha retto il passo di Kipyegon per 1200 metri – proprio come aveva fatto in occasione del precedente record a Parigi – prima di retrocedere al terzo posto in 3:52.67. L’etiope Diribe Welteji ha chiuso seconda con il primato personale di 3:51.44.

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 Che cosa stanno leggendo in Europa

 🟨   In Inghilterra il torneo di Wimbledon In Francia la vittoria della Nazionale femminile sulle campionesse in carica agli Europei di calcio In Spagna la qualificazione del Real Madrid alle semifinali dei Mondiali dei club In Italia il calciomercato del Milan e della Juventus

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I temi del giorno

 

 

        

Al Tour de France non ti puoi distrarre un momento

In effetti chi ci aveva pensato. Mark Cavendish è quel signore che ha vinto 35 tappe al Tour, una in più di Eddy Merckx. Ha smesso con il ciclismo quando è finita la stagione scorsa, un metro dopo il traguardo del Criterium di Singapore. Ultima corsa, ultima volata, ultimo successo, fiori, champagne, arrivederci arrivederci. 

Ieri pomeriggio si aggirava nei paraggi del traguardo di Lille e allora gli inviati della RAI lo hanno afferrato e lo hanno portato al microfono, dove Mark ha esibito il suo meraviglioso italiano da romantica donna inglese di Enrico Montesano. Cavendish – per esempio – dice Tour di Francia. Ma la cosa più bella di tutte è stata sentirgli dire – in effetti chi ci aveva pensato – che lui non ha mai visto uno sprint del Tour di Francia. Ci stava dentro, li viveva. Mark Cavendish non voleva solo partecipare alle volate, voleva avere il potere di farle fallire. Quelle degli altri. 

Lo spettacolo è venuto a metà. A Lille non c’è stata una di quelle belle volatone da prima settimana al Tour di Francia. È scappata una cosa scartiloffia perché la Visma e Vingegaard si sono messi in testa di sfruttare il vento laterale per sfarfallare il gruppo. Questa roba al Tour la chiamano ventaglio. Passa il maestrale e la pancia del gruppo si sfascia, c’è chi scappa e chi viene respinto dall’aria. 

Si sono giocati il primo posto in trentatré e non ci crederete ma fra i trentatré c’era pure Trentin [quinto]. Ha vinto Jasper Philipsen, spacciato per tutta la vigilia e per tutto il giorno come un improbabile terzo-incomodo fra Merlier e Milan, non pervenuti, tutt’e due prigionieri del ventaglio, come van Aert, come Evenepoel e come Roglic. 

Van der Poel invece era davanti, figuriamoci. Ha tirato parte della volata a Philipsen e quello ha vinto la decima tappa della sua carriera. Tra i corridori in attività solo Pogacar ne ha di più [17], ma chissà perché nei pronostici stava dietro a Merlier e Milan. La Alpecin non metteva una maglia da leader da quella rosa di Van der Poel al Giro del 2022. Il Belgio non aveva una maglia gialla dal Wout Van Aert dello stesso anno. 

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Le analisi

 

   

Tutti sanno cosa vogliono i giovani

Meno male che Claudio c’è. Marchisio è persona saggia ed equilibrata. Garantisce Walter Veltroni che lo intervista per il Corriere della sera e ce lo dice nelle prime sei parole del suo pezzo. Le altre sono il nome e il cognome dell’ex centrocampista di Juventus e Nazionale. 

Claudio Marchisio oggi è il Head of Competitions della Kings League e per nostra fortuna questo ruolo tocca a lui e a nessun altro, perché il saggio ed equilibrato Claudio Marchisio ha le idee chiare, sa come salvare il mondo, questo mondo di smidollati diciottenni, specialmente quei diciottenni calciatori che non sono più come una volta, non sono più come ai suoi tempi: più o meno quei tempi in cui a lui diciottenne dicevano che i ragazzi non erano più come l’altra volta ancora, e l’altra volta ancora dicevano che non erano più come ai tempi di Meazza. 

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Dai campi

    

Gli italiani esagerati

Eravamo un popolo di terraioli. In fondo lo siamo ancora. Solo che mascheriamo meglio di prima. I tre italiani agli ottavi di finale di Wimbledon sono una magnifica copertura. Il Giornale lo chiama il triplete. Non era mai successo nella storia. Made in Italy titola Repubblica e Massimo Calandri da Londra traccia una linea fra le esistenze di Sinner, Cobolli e Sonego.

Uno sciava molto bene. L’altro sognava di diventare un calciatore. Al terzo piaceva cantare, non ha mai smesso in verità. I bambini sono diventati uomini. E giocano a tennis. Jannik, Flavio, Lorenzo: così diversi, uguali. Il ragazzo dai capelli rossi viene dal silenzio austero delle montagne della Val Pusteria. Il secondo? Faccia da playboy, romano de Roma. Il terzo, pizzetto e andatura dinoccolata, è un torinese che ama lo yoga

Il Corriere della sera la chiama un’Italia a trazione Sinner, Stefano Semeraro su La Stampa un’onda azzurra che spazza il verde e travolge vecchie abitudini” 

 Tra le teste di serie numero 1 del torneo, Jannik Sinner è quello che nell’Era Open ha concesso il minor numero di game agli avversari per qualificarsi agli ottavi di finale maschili. Sono 17. Il migliore prima di lui era stato Roger Federer nel 2004 con 19. 

 

|  parole  Volandri non sembra così sicuro di avere Sinner in Coppa Davis

«Siamo talmente lontani che il discorso non è stato affrontato, né con lui né con Vagnozzi. Però se guardo alla mia gestione, Jannik negli ultimi quattro anni è l’italiano con più presenze in Davis. Qualcosina l’ha data e fatta, mi sembra. Non gli si può dire niente».  – intervista di stefano semeraro, La Stampa

 

 

  Balla Belinda, balla come sai

La Svizzera si gode Belinda Bencic arrivata per la quarta volta agli ottavi di finale di Wimbledon, come in passato erano riuscite a fare solo Martina Hingis e Stan Wawrinka. Roger Federer invece ne ha giocato qualcuno in più [18]. 

  Erba, argento e Mirra

Mirra Andreeva è diventata la quarta giocatrice negli anni Duemila a raggiungere gli ottavi di finale in tutti i primi tre Major di una stagione e prima di aver compiuto 19 anni. Le altre sono state Kim Clijsters nel 2001, Maria Sharapova nel 2005 e la meteora Nicole Vaidisova nel 2006 e nel 2007.

 

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