E così le vittorie di Tadej Pogacar in carriera sono diventate 98, di cui 26 con Jonas Vingegaard al secondo posto. I piazzamenti del danese sono saliti complessivamente a 36. Quest’ultima è arrivata nella tappa del Delfinata che presentava un dislivello di 4.815 metri, un po’ meno del Lombardia 2022 e molto meno delle tappe vinte dallo sloveno l’anno scorso a Livigno e al Plateau de Beille. al Giro Jonas Vingegaard ha 36 secondi-posti
Per il nuovo show di Tadej Pogacar in salita non c’è Alexandre Roos ma su L’Équipe c’è l’intelligenza artificiale. Nel senso che come fanno al Washington Post viene usata per riassumere i commenti dei lettori al pezzo e per dare un senso generale all’opinione del pubblico. L’IA riassume i 976 commenti sulla prestazione di Tadej Pogačar e dice che “sollevano dubbi sulla pulizia degli atleti, evidenziando l’assenza di segni di affaticamento dopo sforzi intensi e mettendo in discussione la trasparenza delle prestazioni. Alcuni tifosi hanno espresso ammirazione per il campione sloveno, altri hanno criticato la prestazione e chiesto maggiore vigilanza nel ciclismo professionistico”.
Chi svolge l’esercizio della malizia non si ferma neppure dinanzi al dato che lo sloveno è più diventato più slow-eno. La tappa di Valmeinier è stata la seconda più lenta degli ultimi 25 anni al Delfinato, con una media di appena 31.584 m orari, il segno di una stanchezza al penultimo giorno di una corsa dura e accesa. In una tappa dal dislivello simile sono andati decisamente più veloci Juan Ayuso a La Molina nel Giro di Catalogna [37,530 kmh], Christian Scaroni nella tappa di San Valentino al Giro [36,349] e Nicolas Prodhomme a Champoluc [34.276].
Nel 2024 Pogačar ha pedalato in testa a una corsa da solo per duemila km, in questo 2025 è molto più canonico e meno strabiliante. Ha vinto la Freccia Vallone scattando come tanti a 500 metri dal traguardo. Le sue tre fughe più lunghe sono stata quella da 35 km alla Liegi, quella da 19 alla Strade Bianche e da 18 al Fiandre. Eppure i commenti sono quelli che sono.
CREDERE ALL’INCREDIBILE
Così, gira e rigira ci risiamo, siamo di nuovi da soli di fronte alla sfida di credere all’incredibile. Una volta Alessandra Giardini ha scritto che “gli aggettivi che scegliamo di usare fanno la spia. Chi domina l’assoluto è sempre clamoroso, meraviglioso, spettacolare. Ha fatto l’impresa, scritto la storia. Quasi senza accorgercene, le parole si squarciano e noi scivoliamo dentro a nuovi sguardi: incredibile (letteralmente: da non credere), ineluttabile, addirittura stupefacente. Nelle parole che adoperiamo per dirlo si sta insinuando un dubbio? Lo sport di frontiera è sempre il ciclismo: appena uno stravince, c’è un altro che alza il sopracciglio. Mah. Boh. Eh”.
Giardini ricordava che “il ciclismo ne ha dovuta fare di strada per essere di nuovo credibile. Da lì in poi tutti i corridori in maglia gialla hanno dovuto attraversare il dubbio e venirne fuori, in un modo o nell’altro. Incredibile, certo. Questo vuol dire che non gli crediamo? Abbiamo bisogno dei numeri, dei paragoni, dei confronti, ci ancoriamo al passato per spiegarci qualcosa che ci appare troppo grande perché possiamo capirlo. Se fosse un’opera di fantasia, sarebbe tutto semplice: non abbiamo mai avuto problemi ad accettare che Harry Potter sappia fare un incantesimo, che Superman voli sulla città di notte per proteggerci, o che i droidi di Guerre Stellari abbiano addirittura sentimenti”.
LE OBIEZIONI DI DAVID WALSH
Qual è il punto? David Walsh è il giornalista che con le sue inchieste ha smascherato gli imbrogli e le menzogne di Lance Armstrong. Due settimane fa ha scritto sul Times che non giudica Pogacar ma l’uomo che gli sta accanto, Mauro Gianetti, al centro di un’inchiesta del sito Escape Collective, dove hanno scoperto che ci sono stati numerosi tentativi di modificare la pagina wikipedia del team principale UAE e ci sono prove sufficienti a suggerire che sia stato lui stesso a provarci. Lo scopo: cancellare ogni traccia della sezione intitolata Controversie con il doping. La mano misteriosa sottrae, i redattori di wikipedia aggiungono di nuovo.
Walsh ha tirato fuori qualche episodio del passato che riguarda il Gianetti corridore: quella volta che perse conoscenza e in ospedale scoprirono problemi di coagulazione del sangue; l’altra volta che rimase 10 giorni in terapia intensiva e i medici ritennero che gli fossero state somministrate emulsioni di pefluorocarburi.
“Persino in un’epoca di doping dilagante – ha scritto Walsh – la squadra di Gianetti rappresentava un caso particolarmente clamoroso. Alcuni dei più eclatanti imbroglioni hanno corso per lui. Iban Mayo risultò positivo all’eritropoietina al Tour de France del 2007. Dopo aver vinto due tappe al Tour l’anno successivo, Riccardo Riccò risultò positivo al Cera, un farmaco di seconda generazione per il potenziamento del sangue, e la squadra rimandò a casa Leonardo Piepoli da quel Tour per violazioni etiche. Più tardi in quello stesso anno, Piepoli risultò positivo al Cera. Nel 2011 un altro corridore di Gianetti, Juan José Cobo, vinse alla Vuelta, ma otto anni dopo la vittoria fu annullata per irregolarità nel passaporto biologico. Gianetti ha sempre insistito sul fatto di non sapere cosa stessero facendo i suoi corridori”.
Ma il resto sono illazioni e Walsh parla dell’imbarazzo diffuso nel vedere “Gianetti abbracciare il nuovo re. È un promemoria della storia degradata del ciclismo nel momento in cui dovremmo celebrare la nuova superstar di questo sport. La domanda più importante è se la presenza di Gianetti indebolisca la nostra fiducia in Pogáčar. Non dovrebbe. Non per me. Pogáčar deve essere giudicato per quello che fa. La maggior parte delle squadre del World Tour impiega persone che hanno fatto parte del passato del ciclismo. Gianetti è il più in vista. Se possiamo convivere con gli altri, possiamo convivere con lui. Molti di coloro che hanno fatto uso di doping in passato sono felici di non dover più affrontare i sotterfugi e i rischi per la salute che facevano parte della vecchia cultura. Certo, sarebbe meglio se il capo di Pogacar fosse Simon Pure, incontaminato dai peccati del passato. Proprio come sarebbe meraviglioso se il mondo fosse un posto perfetto”.