Meravigliosamente mediocri: la finale inglese di Europa League
La seconda coppa europea finisce oggi dentro la bacheca della sedicesima o della diciassettesima in classifica dell’Inghilterra, una vicenda che è sia paradossale sia simbolica. Se la pallavolo europea ha consegnato la Challenge Cup femminile a una squadra italiana [la Roma] appena retrocessa in serie A2 come testimonianza di una sfacciata superiorità del movimento, accade lo stesso stasera nel calcio – più in grande, molto più in grande. Una partita tra due squadre che a un certo punto hanno lasciato perdere la Premier per puntare tutto sulla Coppa, la strada più breve per guadagnarsi un posto in Champions.
Hanno vinto una delle ultime 10 partite e come fa notare lo storico Jonathan Wilson sul Guardian questo loro rendimento viene considerato “un’accusa all’iniqua distribuzione delle risorse nel mondo moderno, un fenomeno da baraccone vittoriano, uno stivale inglese che sbatte i suoi tacchetti in faccia all’Europa, un incontro tra un orso cieco e una coppia di tassi a tre zampe. Niente di tutto ciò è del tutto falso, eppure si tratta di una finale europea importante. Come possa comprendere due squadre così in difficoltà è innegabilmente buffo, ma la partita conta”.
Per il Tottenham potrebbe essere il primo trofeo dal 2008 e il primo trofeo europeo dal 1984. Per lo lo United, altrettanto inspiegabilmente, può diventare il terzo trofeo in tre stagioni consecutive e il settimo in Europa.
Il Tottenham ha battuto tre volte il Manchester United nel corso di questa stagione e con due stili differenti di gioco. Due volte con il cosiddetto Angeball – in sostanza il passing game secondo la definizione novecentesca degli scozzesi, altrimenti detto jogo bonito in Brasile, tiki taka in Spagna. La terza volta invece gli Spurs hanno vinto una partita fra due mediocrità.
Così Postecoglou di trova di fronte a un dilemma: cercare di imporre lo stile imparato accanto a Ferenc Puskas o puntare su difesa e contropiede, l’atteggiamento che spesso il Tottenham ha esibito in trasferta durante la stagione?
“Le vittorie contro l’Eintracht Frankfurt e il Bodø/Glimt – scrive Wilson – sembravano uscite da piani tattici ideati da José Mourinho, soffocando gli avversari e dando per scontato che la qualità e la fisicità avrebbero fatto alla fine la differenza”.
Due dei tre centrocampisti più creativi non ci sono [James Maddison e Dejan Kulusevski], un terzo [Lucas Bergvall] è in forte dubbio. Questo probabilmente significa che Yves Bissouma e Rodrigo Bentancur saranno in panchina, con Pape Matar Sarr a guidare l’attacco. Ruben Amorim ha i suoi guai in difesa, dove Leny Yoro e Diogo Dalot parevano sul punto di farsi da parte. Invece pare non sia nulla di grave. Il ritmo più lento dell’Europa League rispetto alla Premier, spiega lo storico del Guardian, ha consentito a giocatori come Casemiro e Harry Maguire di spiccare nel torneo giocando senza la stessa pressione fisica avvertita in campionato. Il punto è che la finale europea stasera è una partita di Premier, dunque Postecoglou avrà immaginato di andare a pressarli al solito modo.
“Nonostante tutto il rumore che la circonda – conclude Wilson – le chiacchiere sulla finale degli immeritevoli e i premi economici in palio, questa è una partita importante. Qualcuno vincerà un trofeo e rimarrà nella memoria dei posteri. Il calcio è fatto di questo”.
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