Il passaggio in miniera sulla strada verso Roubaix

A lavorare, andate a lavorare.

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Mancano quattro giorni e il social media manager della corsa è già in forma, in formissima: guardate qua. Per il secondo anno consecutivo, l’avvicinamento alla foresta di Arenberg è stato oggetto di discussioni. Nel 2024 si dibatté per giorni di una rotonda che avrebbe dovuto portare il gruppo a una velocità ridotta verso il leggendario tratto in pavé con cinque stelle

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 3 APRILE  2024

 

La chicane era stata richiesta dal sindacato corridori, ma non tutti erano convinti che fosse la soluzione giusta. Presentava a sua volta dei rischi, le frenate per esempio e poi l’attraversamento di alcuni binari. La reazione rimasta nei libri delle reazioni portò la firma di Mathieu Van der Poel? «È uno scherzo?». Non era uno scherzo ma tutto filò liscio come una palla di biliardo sul mare di Capo Miseno alle sette del mattino [era per non dire liscio come l’olio]. 

Quest’anno la chicane è stata smantellata, ma a Roubaix si sono inventati una deviazione verso un vecchio sito minerario. Fa molto archeologia industriale. Fa molto Bagnoli Futura. Sono quattro curve di quasi 90 gradi nel chilometro che precede la foresta. Invece di arrivare a quasi 60 km orari attraverso Avenue Michel Rondet, i ciclisti attraverseranno il sito minerario dei paraggi tramite Rue de Croy. Poco prima del tratto in pavé, una doppia curva dovrebbe riuscire a rallentare il ritmo forsennato delle squadre che spingono, spingono, spingono, per non arrivare alla foresta con i capitani nelle retrovie. Chi entra tardi nella foresta sa cosa lascia ma non sa che cosa trova. Come direbbe un boomer ospite in diretta in un salotto tv, nella foresta di Arenberg non si sa chi vince la Roubaix, ma si sa chi la perde. Ecco. L’album è completo. 

I ciclisti non non avranno il tempo di godersi il paesaggio e neppure il pozzo che domina il piccolo villaggio di Wallers-Arenberg. Com’è successo lo scorso anno, l’espediente degli organizzatori probabilmente farà mutare la strategia, e dunque le squadre inizieranno a spingere, a spingere, a spingere, già qualche km prima. Tanto ormai lo abbiamo capito che bisogna accendere la tv tre ore prima del traguardo: questi attaccano quando di km ne mancano cento. E la foresta si trova a -90. Solo vent’anni fa [ma forse erano trenta] la tv mostrava il suo attraversamento in differita all’inizio del collegamento [ma vediamo prima cosa è successo all’imbocco della foresta, diceva Auro Bulbarelli, o forse era Adriano De Zan]. 

Thierry Gouvenou è il direttore dell’Inferno del Nord e ha portato un po’ di giornalisti a fare una ricognizione del tracciato, anche delle strade della corsa femminile, lungo le quali ci sono dei fossati che permetteranno all’acqua di defluire in caso di pioggia. Sui marciapiedi è cresciuta molta erba, le margherite sono sbocciate e stanno regalando un sorriso a tutti, come un vero assaggio di primavera poeteggia Thomas Perotto. 

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Gouvenou vinse la Roubaix jr quando aveva 21 anni e tra gli adulti un anno [2002] si piazzò al settimo posto. Ne sa. e poiché ne sa – sotto sotto – lascia capire che potete mettere la chicane e potete mettere la miniera, ma se le squadre vogliono spingere, spingere e spingere, non c’è niente e nessuno che le farà rallentare. Puoi togliere il destino della Roubaix dalla foresta ma non puoi togliere la foresta dal destino della Robaix [non significa niente ma sembrava fichissimo chiudere in modo così zlatanesco]. 

parole

La nostalgia di De Vlaeminck per i suoi vent’anni

Stamattina Cosimo Cito fa una bella intervista su Repubblica a Roger de Vlaeminck, il cosiddetto monsieur Roubaix per via delle quattro vittorie nella corsa sulle pietre. Ma che peccato scoprire che pure De Vlaeminck casca nella trappola di com’era bello il mondo quando avevo io vent’anni e invece adesso non ne ho più venti, che peccato scoprire che non si diverte a guardare il ciclismo.

Dice che «Pogacar è forte, ma ha pochi avversari. Nei miei anni io lottavo con Merckx, Saronni, Maertens, Moser, Godefroot, Demeyer, e quanti ne dimentico. Pogacar sa che per vincere la Roubaix deve battere Van der Poel. E Van der Poel sa che per vincere deve battere Pogacar. Fine della storia. Solo Van Aert può inserirsi tra quei due. Il Giro delle Fiandre, domenica scorsa, è stato bellissimo, ma cinquant’anni fa non l’avremmo lasciato attaccare uno come Pogacar su tutti i muri. Ci saremmo organizzati, anche tra avversari. Uno da solo contro campioni ben coalizzati non va mai lontano».

Non si sa come fece allora Merckx a vincere la Roubaix del 1970 con 5 minuti e 21 di vantaggio, il più grosso margine di sempre nella storia della corsa. Al secondo posto Roger de Vlaeminck.

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