Lo Slalom del 14 aprile | Cosa leggere, sapere e vedere

 

 

#1 giorno a  Aston Villa vs PSG e Borussia vs Barcellona

 

►  Mathieu Van der Poel ha vinto la sua terza Roubaix consecutiva, come aveva fatto per ultimo Francesco Moser tra 1978 e 1980  ◇  Rory McIlroy è tornato a vincere un Major di golf dopo 11 anni e l’ha fatto al Masters di Augusta dove non c’era riuscito mai. È il sesto golfista della storia a completare lo Slam di carriera con i quattro tornei principali ◇  L’Atalanta ha battuto 2-0 il Bologna, Lazio e Roma hanno pareggiato 1-1 un derby introdotto da incidenti  tra tifosi fuori dallo stadio. Il Sassuolo è stato promosso in serie A ◇  Carlos Alcaraz ha battuto un Musetti acciaccato in finale e ha vinto per la prima volta il torneo di Monte-Carlo  Oscar Piastri ha vinto il GP di F.1 in Bahrain e Marc Marquez quello di MotoGP in Qatar

  

 Che cosa stanno leggendo in Europa

 🟨   In Inghilterra il Liverpool vicino alla Premier In Francia e in Olanda la Roubaix di Van der Poel In Spagna l’attesa per il Real Madrid in Champions In Italia gli incidenti del derby di Roma e il futuro di Antonio Conte

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|   I cretini non sono mai eleganti

Giorgio Armani

 prima di tutto

   


Storia di Joey e della sua voglia di vedere il Velodromo

Lui si chiama Joey. È arrivato per ultimo nel Velodromo. Buona parte del pubblico era già tornato a casa e Mathieu Van der Poel aveva passato il traguardo quasi un’ora prima [53 minuti e 40]. Fra i cinquantatré corridori che strada facendo hanno rinunciato a guidare la bici fino a Roubaix ci sono due vincitori di Sanremo [Démare e Mohoric] e di tappe al Giro, al Tour, alla Vuelta; un vincitore del Fiandre [Kristoff], un campione europeo a cronometro [Affini]. Joey no. Joey ha tirato dritto pure sapendo che sarebbe giunto fuori tempo massimo, fissato dalla giuria in 5 ore 57 minuti e 58 secondi, vale a dire l’8% oltre quello impiegato da Van der Poel. Per essere classificati bisognava restare entro i 26 minuti e mezzo di ritardo. In cinque non ce l’hanno fatta e Joey ha sforato più di tutti. Chissene frega, tiriamo avanti lo stesso. 

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Le immagini della giornata di ieri

Il record mondiale di lancio del disco

 🟨 Sabato aveva tremato e ieri il record mondiale maschile del lancio del disco è caduto. Il lituano Mykolas Alekna ha migliorato il suo primato diventando il primo uomo a superare il limite dei 75 metri. È successo sempre nella città di Ramona, dove aveva battuto il record un anno fa e dove esistono le migliori condizioni di vento per farcela. Di questa città fantasma nell’Oklahoma dove i venti spingono lontano l’attrezzo scolpito da Mirone, Slalom aveva raccontato qualcosa qui nella primavera scorsa. I record in effetti sono stati due. Alekna ha tirato prima a 74,89, poi a 75,56. Anche l’australiano Matt Denny è andato con 74,78 più lontano del vecchio primato di 74,35. 

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Il Charlie Brown del golf ha vinto il Masters

Da undici anni Rory McIlroy non vinceva un Major, mai aveva indossato la giacca verde del Masters di Augusta. È diventato il sesto golfista di sempre a completare lo Slam di carriera, il primo europeo e a venticinque anno di distanza dall’ultimo che c’era riuscito, un signore di nome Tiger Woods. In Georgia aveva perso in molti modi, alcuni spettacolari e da Monsieur Rocambole. Perfino ieri la maledizione gli ha tagliato la strada, quando alla buca 13 ha mandato la pallina in acqua permettendo a Justin Rose di mangiarsi parte dello svantaggio. All’ultima buca erano pari, undici colpi sotto il par e hanno giocato uno spareggio. McIlroy ha chiuso in tre colpi e Rose in quattro, confermandosi a sua volta il miglior giocatore nella storia del Masters se il Masters finisse dopo la prima giornata [per cinque volte al primo posto nel turno d’apertura]. 

Una storia hollywoodianaesultano gli irlandesi di The 42 rilanciando la suggestione di Sports Illustrated. Andiamo – scrivono – si sapeva: Rory McIlory non avrebbe potuto vincere il Masters in nessun altro modo, se non così. Concorda la CBS: doveva per forza essere così tortuoso fino in fondo, il suo cammino. Purissimo drama e ora danza nella storia secondo L’Équipe. Aver dovuto affrontare di nuovo il crepacuore ha scosso il campione, dice la BBC. McIlroy ha imparato ad amare di nuovo sé stesso sul campo, dopo essere stato amaramente spezzato nel cuore dallo sport che adora.

In un vecchio articolo sul Masters del 1975 per Sports Illustrated, una delle grandi firme di questo sport Dan Jenkins scrisse: C’è un vecchio proverbio che dice come il vero Masters non inizi prima delle ultime nove buche della domenica. Accadeva cinquant’anni fa – sottolinea The Athletic, ma è ancora vero

Stamattina è come se Charlie Brown fosse riuscito a calciare un pallone da football, scrive Ken Sugiura da Kansas City. Se Rory McIlroy ha vinto il Masters, allora c’è speranza per tutti noi. Non è proprio proprio così. Ma è divertente crederlo. 

Qualcosa sta cambiando in McLaren

Oscar, da cameo a protagonista

E le Ferrari vivono di bagliori

DI ROBERTO LIBERALE

  ① ARTEFICI  LE GERARCHIE PAPAYA

Piastri l’imperturbabile. Vince il suo secondo Gran Premio stagionale, quarto in carriera, si concede la prima tripletta, resta calmissimo quando entra una Safety Car che rischiava di rovinargli una gara fino a quel momento perfetta, stacca il compagno di scuderia di 16 secondi in 22 giri ed esce dalla macchina come se avesse appena terminato la cosa più banale del mondo.

Si dice che la calma è la virtù dei forti e finora questa virtù l’avevamo vista soprattutto in Max Verstappen. Ora Oscar si candida in maniera tanto potente quanto legittima al ruolo di leader della McLaren, anche se Norris è ancora in testa al mondiale. Le papaya rules dicono altro, ma se il team dovesse scegliere, forse la scelta giusta sarebbe Piastri. 

Anche dall’altro lato del box ci sono stati sorrisi, perché Norris alla fine ha comunque portato a casa un podio in un week end imperfetto, in cui spicca anche una penalizzazione per posizione avanzata in griglia di partenza. Quelle imperfezioni che non permettono di trasformare con costanza il potenziale delle monoposto di Woking in risultati sonanti. Lo stato d’animo di Lando è altalenante. Non è chiaro se i suoi siano sorrisi nervosi, di circostanza o di reale soddisfazione. Ha ammesso di avere qualche pecca nella gestione mentale, in più diventa spesso il bersaglio più o meno scherzoso dei suoi avversari, come è successo in passato con il suo (ex?) amico Max e nel dopo gara con Oscar e George nel retro podio, mentre tutti insieme rivedevano le immagini del GP. Lando è molto veloce, ma non è freddo come Piastri, non è sfrontato come Russell e non è spietato come Verstappen. Intanto Stella e Brown si godono i primi due posti in classifica piloti e la testa della classifica costruttori con un vantaggio sulla Mercedes già di 58 punti in quattro GP.

 

    FIGURINE  UN RISARCIMENTO PER RUSSELL 

Russell è stato l’altro grande protagonista del GP del Bahrain. George ha conquistato il suo terzo podio stagionale in quella Sakhir dove il 6 dicembre 2020 una serie di incredibili errori ai box ed una foratura gli avevano negato la prima straordinaria vittoria al suo esordio anticipato in Mercedes. Il legittimo intestatario di quella macchina, Lewis Hamilton, fermo causa Covid, soffrì molto quella sera nel vedere un esordiente in testa sulla SUA auto per 59 giri. Poi il destino decise che non era ancora il momento e si servì dei ragazzi che quotidianamente aiutavano Sir Lewis per confondere le gomme e forse per lasciare inavvertitamente qualcosa di appuntito affianco agli pneumatici da montare sulla macchina di Russell. 

Quegli sfortunati eventi cambiarono inconsapevolmente anche il futuro della Formula Uno, regalando in Bahrain un’insperata prima vittoria a Sergio Pérez che, partito ultimo su una Racing Point, grazie a quella rimonta e a quel trionfo convinse la Red Bull a metterlo sotto contratto per il 2021. Fu così che Checo divenne il fedele scudiero di Verstappen e l’ago della bilancia nel primo mondiale vinto da Max. Perché, durante il decisivo GP di Abu Dhabi, proprio la strenua resistenza di Pérez di fronte agli attacchi di Hamilton permise a Verstappen di recuperare secondi su secondi e mettersi in condizioni di vincere il suo primo mondiale all’ultimo giro. 

Il caso fa strani giri e forse Lewis ci ripensa ancora. Chissà cosa sarebbe successo nel 2021 se quel 6 dicembre la sfortuna non si fosse messa di traverso e George avesse vinto quel Gran Premio. Fatto sta che Russell nelle sette occasioni precedenti in Bahrain oltre il quarto posto non era mai andato. Ora è a quota 18 podi in carriera, tutti con una macchina che non è mai stata la migliore del gruppo, ed è quarto nel mondiale ad appena 14 punti da Norris. George è in scadenza con la Mercedes, e Toto Wolff farebbe bene a preoccuparsi di eventuali sirene che lo potrebbero portare via da Brackley.

 

  ORIZZONTI  LE STRANE FRASI DI LEWIS HAMILTON

Le scelte strategiche della Ferrari hanno suscitato qualche dubbio. Probabilmente l’ingresso della Safety Car ha cambiato i piani del muretto, anche se le gomme più morbide nell’ultimo stint non erano una prospettiva fattibile visti i giri da percorrere. Leclerc ha guidato benissimo, respingendo a lungo gli attacchi di Norris che guidava una macchina nettamente superiore. Charles ama la battaglia, lo si capisce da come sfiora la perfezione nella guida quando è costretto a difendersi o attaccare. 

I piani previsti stavano andando benissimo prima che la Safety Car bruciasse tutto il lavoro fatto da Leclerc nei giri precedenti. Però il risultato finale rappresenta il massimo francamente ottenibile. A Sakhir la Rossa è stata seconda nella classifica di tappa con il suo miglior punteggio del 2025, ha lottato spesso alla pari con le auto avversarie e ha mostrato miglioramenti nella gestione dell’intera gara. Continua però a preoccupare Hamilton, le cui frasi lasciano trasparire non solo difficoltà di adattamento alla Ferrari, ma anche dubbi sulle sue reali motivazioni. Parole come «oggi spero di aver dimostrato di avere ancora qualcosa dentro di me» sono difficili da interpretare. Non è chiaro se lo stia dicendo a se stesso, nel dubbio che il serbatoio emotivo e la carica agonistica siano agli sgoccioli, o se la frase è rivolta a coloro che vedono questa esperienza in Ferrari come «un tour d’addio».

Di sicuro, a parte la vittoria nella Sprint in Cina, Sir Lewis non ha fatto vedere molto più di costanti esecuzioni di compiti da portare a termine. E se le cose non dovessero cambiare in fretta, l’operazione Hamilton a Maranello diventerebbe un bel problema nel bilancio della Ferrari e nella gestione della scuderia.

 

  PROSPETTIVE  LE GRANDI MANOVRE IN RED BULL

Verstappen in un modo o nell’altro la sfanga sempre. Partito dietro come raramente gli capita, con la macchina dal bilanciamento problematico, che frenava male, col team che ha sbagliato i pit-stop, addirittura rientrato 19° in pista al giro 27 dopo l’uscita dai box, ha galleggiato spesso nelle retrovie, fino all’aiutino della Safety Car, che comunque è entrata quando Max era ancora 13°. 

Poi ha ben gestito i restanti 22 giri, con il sesto posto guadagnato nell’ultimo disperato tentativo, riuscito, di sorpassare Gasly nel giro finale. La vera novità in Red Bull è che Max non è stato più il solo ad aver contribuito alla causa della scuderia. Infatti, Tsunoda ha conquistato i primi due punti con la nuova casacca. Ora il totale in classifica costruttori non coincide più con il tesoro di Verstappen. Un sesto e un nono posto si potrebbero definire calcisticamente un brodino, come uno 0-0 che smuove la classifica. Ma da Verstappen e Horner potrebbero essere percepiti anche come un segnale d’allarme per il loro rapporto futuro. Max è chiaramente corteggiatissimo, e se il team anglo-austriaco lo vorrà ancora come pilota dovrà giocoforza preparare una monoposto all’altezza del miglior pilota del mondo. Forse non basterà, perché l’arietta all’interno dei box Red Bull pare non sia delle migliori. Forse sarà bene prepararsi a una svolta epocale. Avere Verstappen in squadra è come avere un motore con più cavalli.

 

    DISCUSSIONI  BEARMAN E ANTONELLI, LA CRESCITA DEI ROOKIE

Il migliore dei rookie è stato Oliver Bearman, decimo, in una gara complicata per i nuovi arrivati in F1. Tutti hanno tagliato il traguardo, ma nessun altro in zona punti. La gestione di una gara contrassegnata da tanti sorpassi, pit-stop multipli e Safety Car non deve essere stata semplice per chi non è ancora abituato ai ritmi pazzeschi della massima categoria del motorsport. Oliver è andato a punti per la terza volta consecutiva e forse non è un caso. 

Per la Haas è stata una buona giornata, visto anche l’ottavo posto di Ocon. Ma per la Haas e per i team di seconda fascia c’è un cilindro dedicato. Il migliore dei rookie in classifica generale, Antonelli, non è andato oltre l’11° posto, fuori dalla zona punti per la prima volta in stagione, anche se in zona punti c’è rimasto per quasi metà Gran Premio. Andrea è stato onesto nelle interviste post gara. Sicuramente è stato penalizzato dall’ingresso della Safety Car, ma ha ammesso che deve migliorare nella gestione della gara. Della sua gara in Bahrain resta comunque la perla di un sorpasso da campione su Max Verstappen. Tanto coraggio e sfrontatezza nel superare il pilota numero uno in un punto difficle del circuito. Ma anche doti di guida che lasciano ben sperare per il futuro di questo ragazzo, tanto veloce quanto umile.

 

     ⑥  SCIE  L’ULTIMO ZERO CANCELLATO

La Alpine Renault ha conquistato finalmente i primi punti con Gasly, settimo. L’ultimo zero è quindi cancellato dalla classifica costruttori. Alcuni team di seconda fascia iniziano ad accusare distacchi importanti dalle scuderie di testa. Per ora la Haas e la Williams sono le migliori, anche se quest’ultima scuderia in Bahrain è rimasta a secco. Ancora una volta impressiona la posizione della Aston Martin, in crisi profonda. 

Vedere Fernando Alonso ancora a zero punti, come Lawson, Doohan e Bortoleto, immalinconisce. Perché la sua macchina non va, ma intimamente speriamo anche che la parabola del campione Fernando non stia volgendo al termine.

 

    DISCUSSIONI  LE GOMME SONO PIÙ IMPORTANTI DEL PILOTA

Ancora una volta le gomme sono diventate l’elemento chiave per la vittoria. In effetti sono uguali per tutti, ma il GP del Bahrain ha dimostrato quanto conti la capacità di “accenderle”, come dicono in TV, da parte di auto e piloti. Il Gp del Bahrain era diventato un rebus per molte scuderie, che non sapevano più quale strategia fosse la migliore. Se fare una o due soste, se non addirittura tre, se alternare gialla, gialla e rossa, oppure rossa, gialla e bianca, eccetera. 

Ogni muretto studiava attentamente le prestazioni degli altri per cercare di capire quale pneumatico garantiva l’equilibrio migliore tra aderenza e degrado. Poi è arrivata la Safety Car a mettere tutti d’accordo, più o meno, quando mancavano ancora 24 giri. Anche in quel caso le opzioni sono state diverse, obbligate anche dalle scelte già fatte in precedenza e soprattutto dalla disponibilità delle varie mescole. Tutto ciò forse rende le gare più spettacolari, anche se lo spettatore medio continua a domandarsi se valga la pena di fare investimenti milionari se poi tutto deve dipendere da 4 pneumatici.

Ormai gli sviluppi vanno tutti in quel senso, ovvero cercare di ottenere una monoposto in grado di sfruttare al meglio l’aderenza e allo stesso tempo non sfruttarli troppo per evitare un degrado rapido. Al punto che persino attaccare, difendersi, provare a sorpassare o stare subito dietro agli avversari non è la scelta migliore. La cosiddetta “aria sporca” è un deterrente che costringe spesso i piloti a snaturarsi, fino a mantenere la giusta distanza dalle macchine che li precedono per evitare un degrado troppo rapido. La speranza è che il regolamento 2026 metta un po’ a posto queste situazioni limite in cui gli pneumatici sono diventati più importanti di un buon pilota o di un buon motore.

 

    PuzzleCHE COSA SI DICE IN GIRO

▥  L’INVIDIA PER UNA PAPAYA Daniele Sparisci, Corriere della sera: Oscar ha la macchina che Leclerc non ha mai avuto nei suoi sette anni a Maranello e che era convinto di avere quest’anno. Si era illuso, o era stato illuso dalla fanfara per l’arrivo di Hamilton. L’umore del monegasco è cambiato dopo averla battezzata proprio a Sakhir, tornarci è stata una seduta dallo psicanalista, una presa di coscienza.

▥  SERVIREBBE MISS MARPLE  Giulia Toninelli, la Gazzetta dello sport: Quanto in alto questa SF-25 possa arrivare, resta però un mistero difficile da comprendere per tutti. Piloti compresi.

▥  IL MALE OSCURO DELLA FERRARI E DI HAMILTON   Giorgio Terruzzi, Corriere della sera: Resta da capire cosa impedisce ad Hamilton di far brillare un talento fuori quota e discussione, prima che i dubbi, le tensioni, trasformino ogni entusiasmo in profonda delusione. Anche perché quando una Ferrari mostra soprattutto complicazioni, l’insofferenza monta in tempi rapidi. Il tema dunque resta il solito: la SF-25 sembra afflitta da un qualche male oscuro, pur tra deboli progressi. Ogni scelta delle gomme vale un patema d’animo, dei piloti, figuriamoci di chi guarda

▥  EPPUR SI MUOVE  Jacopo D’Orsi, la Stampa: Nell’universo tutto è relativo, lo sappiamo dai tempi di Einstein, figuriamoci in Formula 1 dove si campa di millesimi in più o in meno rispetto alla concorrenza. Così si spiega perché la Ferrari, al netto della faccia al solito scura di Charles Leclerc, consideri questo spettacolare Gp del Bahrein che la vede ancora giù dal podio – non accadeva dal 2021 nelle prime quattro gare della stagione – come un passo avanti.

▥  L’HOLLYWOOD PARTY DI GEORGE RUSSELL  Alessandra Retico, la Repubblica: Secondo e assolto dall’accusa di avere azionato l’ala mobile di proposito quando non avrebbe dovuto: «Volevo spingere il bottone della radio, si è aperto invece il drs».

▥  CANTAMI O DIVA LA MONTEZEMOLEIDE  Benny Casadei Lucchi, Il Giornale: Nostalgia. Nel vedere quella giacca di sartoria blu, la camicia bianca con il colletto aperto, i capelli al vento e la passione di sempre farsi largo tra le rughe mentre sventolava la bandiera, sì, ai piloti in pista ma, idealmente, a questa F1 che in fondo altro non è che la sua Ferrari allargata e sparsa nel Circus.

▥  CHI C’È OGGI ALLA PRIMA ORA  Umberto Zapelloni, Il Giornale: Fuori dai punti per la prima volta Kimi Antonelli che pure aveva realizzato un grande sorpasso su Max. Con lui la Mercedes ha sbagliato strategia. Non va dimenticato che è solo alla sua quarta gara e tra un gran premio e l’altro va ancora a scuola.

   

Non è facile essere sempre Alcaraz

Sono state due le finali giocate a Monte-Carlo. Nella prima Carlos Alcaraz è stato dominato da uno scintillante Musetti, nella seconda lo spagnolo ha ribaltato la partita proprio come Lorenzo aveva fatto per quattro volte in settimana. Eurosport France trova che nessuno sappia rimontare meglio di Alcaraz – capace di far la differenza con la dimensione fisica. Era successo con Cerundolo al primo turno e con Fils nei quarti di finale. Justine Henin si è detta stupita da questo modo di reagire.

La curiosità è biforcuta. Da un lato non sapremo mai come sarebbe andata a finire la partita se Musetti non avesse avuto i problemi fisici che lo hanno prosciugato [un solo game raccolto tra secondo e terzo set], dall’altro esiste la certezza che la gestione delle energie e dei problemi fisici faccia parte del gioco e della costruzione di un percorso. 

Laurent Vergne dice che alcuni sognano di trasformare il tennis in ciò che il blitz è per gli scacchi: un formato breve e ultraveloce. Se questo sport fosse così, Lorenzo Musetti avrebbe sollevato il primo trofeo della sua carriera in un Masters 1000. Purtroppo per lui è ancora una disciplina in cui bisogna saper resistere. In una partita, certo, ma ancora di più in un intero torneo. La dimensione fisica resta essenziale, a maggior ragione sulla terra rossa, soprattutto nel finale di settimana. Finché il suo corpo glielo ha permesso, è stato all’altezza della situazione, nettamente superiore ad Alcaraz nel corso del primo set, mostrando un tennis di qualità davvero formidabile. Quando gioca a questo livello, Musetti è uno dei migliori giocatori al mondo, non c’è dubbio. Ma nel tennis non esistono se. Esiste solo la realtà sul campo.

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Ho accolto le difficoltà, le ho affrontate, sono cresciuto

CARLITOS ALCARAZ

 

Secondo Eurosport France non abbiamo comunque visto il miglior Alcaraz perché è difficile essere sempre un Alcaraz. Sebbene non sia un grande tennista da terra battuta, il suo record negli ultimi tre tornei giocati su questa superficie è sbalorditivo: titolo al Roland-Garros, finale alle Olimpiadi, titolo a Monte-Carlo. È un messaggio alla concorrenza in difficoltà. Zverev è alla deriva, Djokovic si è scusato per la sua scarsa prestazione a Monte-Carlo, Tsitsipas non riesce più a combinare nulla di buono nemmeno nel torneo di cui è diventato re, Ruud non fa più paura nemmeno sul rosso, gli altri non sono terraioli. Rimane il grande assente: Jannik Sinner. Il numero uno al mondo dev’essere furioso e pensieroso. In sua assenza ci aspettavamo un Alcaraz trionfante. Non lo abbiamo visto.

Sono persone, a volte lo dimentichiamo ha scritto El Confidencial. Ora, quando manca un mese scarso al ritorno in campo di Jannik, Adriano Panatta dice che Alcaraz è il più forte tennista in circolazione e Alessandro Mastroluca su Supertennis ha scritto che si riconferma il più forte di tennis e fisico, si distrae ancora troppo e regala punti e cali, anche nella ricerca del divertimento suo e del pubblico. Ma nei momenti importanti, sulla madre terra, impone la sua legge

     

Quando un talento se ne va: storia di Sarr che cerca l’America

Cinque mesi dopo il debutto in Nazionale, Dame Sarr è andato in America per partecipare al Nike Hoop Summit, da trent’anni l’appuntamento per i migliori Under-19 del basket non solo americano. A Barcellona non l’hanno presa bene perché è più facile vedere le posizioni dominanti che si subiscono rispetto alle posizioni dominanti che si infliggono. 

Sarr è un ragazzo veneto di genitori senegalesi. Gioca in Spagna dal 2022, da quando cioè gli osservatori catalani sono andati a prenderselo a Bassano portandolo via all’Orange. Ora che l’America fa altrettanto con Barcellona, la realtà sembra meno accettabile. Il volo per Portland non era concordato con il club. 

Ne ha scritto Piti Hurtado su El Mundo parlando di giovane italiano scappato dal Barcellona. Sarr ha segnato 17 punti nella prima partita tra studenti degli istituti americani contro resto del mondo. Ma El Mundo con amarezza dice che in questo momento, economicamente, ecco cosa siamo: un residuo degli USA

[El Mu’: nel basket ‘sta storia da mo’ che è cominciata]

Sia in termini di dazi – continua Hurtado – che in termini di economia del basket. Ecco come ci vedono. Venerdì Sarr aveva segnato gli stessi 17 punti contro la Virtus in una partita dove la vittoria contava di più, assicurando alla squadra in difficoltà un posto nei playoff di Eurolega. Nell’immediato futuro, Sarr sarebbe potuto diventare un eroe contro il Monaco o addirittura giocare una Final Four. Invece va negli USA senza permesso. Gli agenti dei giovani giocatori cercano di preservare le future opzioni finanziarie e sportive. Sono consiglieri in un campo che si occupa di argomenti delicati e talvolta esplosivi: gli adolescenti. Il confine tra un consiglio giusto e uno intriso di economia è più sottile di una linea da tre punti. Vuoi essere felice nello sport o vuoi diventare milionario?.

[Ehm]

El Mundo mummuléa e dice che il Barcellona ha dato a Sarr l’opportunità di giocare molti minuti e di ricoprire un ruolo da protagonista in Eurolega e in campionato a soli 19 anni. Di obiettivi comuni, di restare uniti quando si cade, di questi valori comuni, a Sarr non importerà niente. Firmerà per una cifra compresa tra 750.000 e un milione di dollari con l’Università dell’Illinois o con un’altra migliore. La mia impressione è che crescendo nei prossimi tre mesi a Barcellona avrebbe potuto essere idoneo per il Draft NBA. Sarr ha dimostrato molta cecità a medio termine. I club europei sono offuscati dal NIL e dalla condivisione dei ricavi tra i college e i giocatori: un’altra minaccia a breve termine. Qui non si parla di generare fatturato, di come diventare un prodotto migliore per ottenere più risorse, di investire nei giovani pagandoli meglio. Né si discute sulla necessità di promuovere pagamenti compensativi, come si fa in campo FIFA. La NBA e la FIBA ​​hanno un ottimo rapporto. Oltre a mettere in piedi il progetto NBA Europe, la grande rivoluzione sarebbe riuscire a ridistribuire più ricchezza agli allenatori delle accademie, più di quanta ne ricevano nel tirar su questi grandi giocatori che un tempo erano solo innocenti promesse.

Posto che tra i club interessati a entrare dentro il sistema americano di NBA Europe c’è proprio il Barcellona, non risulta che degli allenatori del Basket Oderzo e dell’Orange Bassano si fosse occupato qualcuno nel 2022. Sempre che il discorso sia davvero questo. 

 

     

 Guida allo sport in tv di oggi

Virtus Bologna vs Brescia per il primato del basket

20.00  Basket, serie A maschile: Virtus Bologna vs Brescia – EUROSPORT

La Virtus ha chiuso la sua campagna in Eurolega al penultimo posto ma con una partita dignitosa a Barcellona, dove era in vantaggio a circa 90 secondi dalla fine. Stasera si gioca il primato in serie A, rimasto il grande obiettivo di una stagione euro-naufragata, come a Milano. All’andata ha vinto Brescia [98-97] con un tiro libero segnato da Jason Burnell e una palla persa da Daniel Hackett. Bologna dovrà trovare una risposta alle prestazioni di Miro Bilan. Ante Zizic e Mohamed Diouf saranno chiamati a giocare aggressivi per logorare il croato e rischiare di metterlo in difficoltà con il monte falli. La Virtus trarrebbe beneficio da uno stile di gioco più lento e controllato, nelle previsioni di Basketball Sphere. Brescia è reduce da vittorie su Trento in trasferta e Venezia in casa. Ha scelto di competere su un solo fronte, un vantaggio per il suo roster non particolarmente ricco, pieno di giocatori esperti e dall’età avanzata. Brescia vanta uno dei tre migliori attacchi della serie A e il secondo maggior numero di punti a partita, oltre che in Miro Bilan un centro alla Jokic, miglior uomo assist della squadra. Chi vince appaia Trapani in testa alla classifica.

Walter Fuochi su Repubblica Bologna: Stasera dirigerà la terna Giovannetti, Rossi e Perciavalle, declinato l’incarico dall’arbitro designato Andrea Valzani. Una rinuncia volontaria, figurando il suo nome nell’inchiesta sulle scommesse dei calciatori, accostato a Fagioli per diecimila euro prestati all’azzurro nel giro degli orologi presi davvero o per finta alla gioielleria milanese Elysium, centrale del gioco clandestino. Scelta opportuna e doverosa, per chi amministra la giustizia e non può permettersi neppure lo sfioramento di un sospetto

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