Storia di Joey Pidcock e della sua voglia di vedere il Velodromo a Roubaix

Storia di Joey e della sua voglia di vedere il Velodromo

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Lui si chiama Joey. È arrivato per ultimo nel Velodromo. Buona parte del pubblico era già tornato a casa e Mathieu Van der Poel aveva passato il traguardo quasi un’ora prima [53 minuti e 40]. Fra i cinquantatré corridori che strada facendo hanno rinunciato a guidare la bici fino a Roubaix ci sono due vincitori di Sanremo [Démare e Mohoric] e di tappe al Giro, al Tour, alla Vuelta; un vincitore del Fiandre [Kristoff], un campione europeo a cronometro [Affini]. Joey no. Joey ha tirato dritto pure sapendo che sarebbe giunto fuori tempo massimo, fissato dalla giuria in 5 ore 57 minuti e 58 secondi, vale a dire l’8% oltre quello impiegato da Van der Poel. Per essere classificati bisognava restare entro i 26 minuti e mezzo di ritardo. In cinque non ce l’hanno fatta e Joey ha sforato più di tutti. Gli altri erano sotto la doccia. Chissene frega, tiriamo avanti lo stesso.

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Joey ha 23 anni, di cognome fa Pidcock ed è il fratello minore di Tom, uno dei pochi avversari credibili di Van der Poel nelle gare di ciclocross. 

L’anno scorso Joey ha vinto una tappa alla Ronde de l’Isard, si andava da Pamiers e Saint-Girons scavalcando il Pas du Portel. Nel mese di gennaio ha scritto un lungo post sui social per dire quanto la sua vita sia cambiata con la scoperta di soffrire del disturbo da deficit di attenzione, iperattività e impulsività. 

Nel novembre 2023 – ha scritto – ho iniziato a prendere i farmaci per l’ADHD, subito dopo la diagnosi, e questo ha cambiato completamente la mia vita. È stato come se all’improvviso avessi smesso di camminare in acque profonde un metro e mezzo come avevo fatto fino a quel momento. Nel giro di 4 mesi ho vinto la mia prima gara dopo oltre 3 anni. Un mese dopo ancora ho vinto la mia prima gara UCI. Non è che i farmaci siano magici, non sono riusciti a risolvere la mia commozione cerebrale o a curare il Covid che mi hanno rovinato il resto della stagione, ho ancora bisogno di vedere un fisiatra ogni settimana e non sto dicendo che non devo lavorare per ottenere ciò che voglio. Ma prima mi sentivo sempre depresso e demotivato. Avevo difficoltà a socializzare, a fare e soprattutto a mantenere amicizie. E non si tratta solo della motivazione per il ciclismo, ma di tutto. Come vedere gli amici, cucinare la cena, mandare messaggi a mia madre, andare a dormire, alzarmi dal letto. Credo che la parte più difficile sia stata l’incapacità di farmi aiutarmi. È stato come dover imparare tutto nella vita a 21 anni. È molto probabile che io abbia l’Asperger e l’ADHD, ma non credo che l’etichetta sia importante. Non voglio compassione per nulla, penso solo che il mondo pensi che l’ADHD significhi solo che non riesci a stare fermo a scuola, ma per la mia esperienza soffrirne è molto più sinistro di così

Sotto il post il cuore di suo fratello Tom e di Tao Geoghegan Hart. 

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