Nelle quattro partite che vanno in scena nel ritorno dei quarti di finale di Champions c’è una curiosa gamma di scarti da gestire dopo l’andata, margini di uno, due, tre e quattro gol, dal minimo dell’Inter sul Bayern fino al massimo del Barcellona sul Borussia Dortmund.
Se tutt’e quattro le squadre che hanno vinto la settimana scorsa dovessero conservare il loro vantaggio, avremmo delle semifinali con quattro paesi diversi coinvolti. Alla maniera dell’antichissima Coppa dei Campioni. Negli ultimi quindici anni è successo solo nel 2018, con la presenza di Barcellona, Roma, Liverpool e Bayern.
Il PSG sta nel mezzo. I gol di vantaggio da gestire nello stadio del Birmingham – contro la squadra che sta nel cuore del futuro re d’Inghilterra – sono due. L’obiettivo è la quarta semifinale in sei stagioni, secondo Vincent Duluc alla portata della squadra di Luis Enrique.
“Sarebbe stupido e francamente incomprensibile – scrive – aver suscitato speranze fino a tal punto, aver fatto una tale impressione, aver distrutto Liverpool e poi fermarsi qui, in un Villa Park maestoso, dalla facciata in mattoni rossi piena di storia e di atmosfera, ma dall’impronta europea superficiale. Soprattutto non sarebbe coerente con la crescita di questo PSG, forse un po’ meno feroce e meno fluido dopo la sosta per le nazionali, ma mentalmente abbastanza forte da riprendersi dal gol iniziale di Morgan Rogers nella gara di andata e costringere ora l’Aston Villa a fare un’impresa”.
Insomma, la France ci crede, nonostante il PSG sia stato fatto fuori già tre volte nelle sette precedenti occasioni in cui aveva vinto all’andata una partita con almeno due gol di scarto. Se non accadesse lo stesso contro l’Aston Villa, avrebbe il più alto numero di eliminazioni di questo genere in Coppa dei Campioni. L’Aston Villa è imbattuto in casa da 15 partite. Unai Emery va predicando che il possesso palla è il modo migliore per controllare l’intensità, ma a Parigi gli hanno rubato la idea. Il PSG ha contato 569 passaggi in più, con 29 tiri contro sette e nove calci d’angolo a uno.
“La verità – scrive L’Équipe – è che il PSG dovrebbe calare drasticamente nelle prestazioni affinché tutto posso andare male. Non accade da mesi e nulla lo lascia presagire, soprattutto l’inaspettata e magnifica condizione di Ousmane Dembélé, che gioca per il PSG e per il Pallone d’Oro” [ehm sì, in effetti la France non manca neppure un’occasione per far sapere che proverà a pilotare il trofeo nella cameretta del nuovo idolo post-Mbappé]
CHI VEDERE Désiré Doué
Tutto succede troppo velocemente per lui, scrive El Mundo dalla Spagna riconoscendo che da metà dicembre ha segnato 12 gol e servito 12 assist. “Continua a giocare con una sfacciataggine che insulta”.
È passato solo un mese da quando ha segnato il rigore decisivo ad Anfield, due settimane dopo ha fatto il suo esordio con la Francia, mercoledì scorso è stato decisivo con quel gol bellissimo contro l’Aston Villa.
“Parigi era la città che idolatrava Kylian Mbappé, Neymar e Leo Messi. Ora si arrende alla sua nuova stella” scrive Miguel Herguedas. Nell’ultima settimana la sua maglia è stata la più venduta nello store ufficiale del club, davanti a quelle di Ousmane Dembélé e Kvitcha Kvaratskhelia. “L’entusiasmo che circonda il suo calcio versatile e travolgente è cresciuto a tal punto che Luis Enrique fa fatica a reprimere l’euforia in ogni conferenza stampa. La brillantezza di Doué rivaleggia con quella di Lamine Yamal, di due anni più giovane. Tuttavia, a differenza del giocatore del Barcellona, Doué dimostra una maggiore versatilità su tutti e tre i fronti d’attacco”.
Seguono considerazioni nerd sull’uso che ne fa Luis Enrique. Lo ha alternato come ala destra per il 38% dei minuti, ala sinistra per il 21% e attaccante centrale per il 9%. Ma lo ha persino schierato da mezzala [28%] perchè dribbla bene, è tecnico, è fisico, difende. Ha stracciato Bradley Barcola nella concorrenza a un posto. Tra agosto e dicembre Doué era stato titolare solo in tre partite di Ligue 1 e in una di Champions League. Verso la fine dell’anno qualcosa è cambiato. È successo quando quando Luis Campos ha deciso di separarsi da Xavi Simons. Forse le cose sono collegate o forse è solo il nostro bisogno di cercare cause e motivi per ogni cosa. Oggi Barcola fatica a trovare un posto da titolare con la stessa cadenza regolare di prima e rischia pure il suo status in Nazionale.
Doué ha qualcosa di Neymar, quella postura di sfida prima di una finta, il tocco all’indietro con il collo del piede o l’esultanza. Solo che difende meglio. E questo conta. Ha un contratto firmato fino al 2029 o fino al giorno in cui il Real Madrid non gli dirà di farsi venire il mal di pancia per andare al Bernabéu. D’altra parte anche il PSG fa venire il mal di pancia ai calciatori che stanno più sotto nella catena alimentare.
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