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Domani la maratona di Boston
Comunque sia. Domani una maratona si corre a Boston, ed è una delle sei grandi maratone dell’anno, quella che secondo Let’s Run sfugge ai pronostici per “l’assenza di pacemaker, le salite e le discese, il meteo imprevedibile”. L’anno scorso vinse Sisay Lemma che aveva partecipato tre volte in precedenza: ritiro nel 2017, 30esimo nel 2019, ritiro nel 2022. Il miglior americano al via è Conner Mantz, ottavo ai Giochi di Parigi. Avrà per avversari di nuovo Lemma, il campione di Chicago 2024 John Korir, il due volte vincitore Evans Chebet, il keniano da 10.000 in pista Daniel Mateiko e il campione del mondo 2023 Victor Kiplangat. La trama della corsa femminile ruota tutta intorno a Hellen Obiri e alla sua ambizione di provare a diventare la prima donna a vincere tre volte dopo l’etiope Fatuma Roba [1997-1999].
Ma Boston sconta la vicinanza con la maratona di domenica prossima a Londra, dove il cast sarà sensazionale [, la folla pure [vacilla il record di 55.646 partecipanti di New York] e dove chi ne sa dice da tempo che potremmo vedere il primo uomo sotto la barriera delle due ore. Le iscrizioni sono aumentate del 105% nella fascia d’età fra i 20 e i 29 anni.
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La maratona mi ha migliorato nella vita di tutti i giorni, diventi quasi un mentore di te stesso tra concentrazione, auto incoraggiamento, anche molta attenzione perché con tanti chilometri da correre aumenta il rischio di infortunarsi, mandando in malora l’intera preparazione. Ho imparato una miriade di cose, ad avere pazienza, a non innervosirmi. Credo di essere diventato una persona migliore.
YEMAN CRIPPA [intervista di Lia Capizzi, Domani]
Nella sua newsletter S-Print, Emanuela Audisio ha raccontato la storia della maratona di San Quintino, “l’unica al mondo che non dà medaglie. Non ci sono strade, né alberi a San Quintino. Solo 105 giri da fare nel cortile su terra battuta, ghiaia e cemento. Dentro le mura, non fuori. È la prigione più vecchia della California, fu aperta nel luglio del 1852 ai tempi della febbre dell’oro e non deve il suo nome al santo, ma a un guerriero della tribù Miwok che lì venne fatto prigioniero. Un penitenziario vero con codice postale (94964) e braccio della morte”. Ci rinchiusero Charles Manson e là finì Markelle Taylor n detenuto che stava attraversando un momento difficile della vita, il suo più caro amico dietro le sbarre si era suicidato dopo che per la quinta volta gli era stata negata la libertà vigilata. Taylor nel 2002 era stato condannato a 15 anni di carcere per omicidio. Ne aveva 27”.
Audisio racconta la sua storia e di quando sette anni fa si presentò al via della corsa a Boston, “sei settimane dopo essere stato rilasciato da San Quintino. Il suo viaggio a Boston non era affatto scontato, ai detenuti in libertà vigilata in California è vietato viaggiare oltre un raggio di 80 chilometri. Ma i suoi sostenitori chiesero al Dipartimento di Correzione e Riabilitazione di fare un’eccezione e garantirono che l’ex prigioniero sarebbe rimasto incollato al suo coach. Il permesso fu accordato perché la sottosegretaria ai servizi sanitari, che aveva voce in capitolo, era anche lei una runner. E a Boston, l’uomo che non metteva piede su una collina da più di 18 anni, fece il salto: dal detenuto Taylor a Taylor Markelle, Usa, numero di matricola 29739”.
La maratona di Boston su Slalom
Il maratoneta falegnama che Obama promosse simbolo dell’America
21 GENNAIO 2024 L’uomo con la canottiera arancione era stato un discreto alpinista, era il presidente di un club di arrampicata. Non aveva mai corso una maratona fino all’età di 42 anni. Quel giorno a Boston finì dentro una foto e dentro una storia più grande di lui. Segue qui
La donna che ha incassato il premio con 10 anni di ritardo
26 MAGGIO 2024 Buzunesh Deba aveva vinto la maratona di Boston nel 2014, ma nessuno le aveva spedito l’assegno. Aspetta oggi, aspetta domani, aveva ormai smesso di pensare che le sarebbe mai arrivato. Settantacinquemila dollari per il primo posto, altri 25mila per aver fatto il primato del percorso. I soldi si erano incagliati perché Deba al traguardo in Boylston Street era arrivata seconda, alle spalle di Rita Jeptoo, la cui vittoria sarebbe stata però cancellata dagli organizzatori nel 2016 per un test antidoping fallito Segue qui
Quelli che tornano a Boston dopo l’attentato
16 APRILE 2023 Dieci anni fa due bombe piazzate nei pressi del traguardo della maratona di Boston, in Boylston Street vicino a Copley Square, causarono la morte di 3 persone, tra cui un bambino di 8 anni, e il ferimento di altre 264. Dopo le edizioni tenute con le restrizioni per la pandemia, domani si torna su quelle strade nel ricordo dell’attentato, attribuito ai fratelli ceceni Tsarnaev. Segue qui