Gli effetti dei dazi automobilistici sulla F.1

 

L’impatto su Haas, Cadillac e Ford

I dazi imposti dall’amministrazione degli Stati Uniti al resto del mondo potrebbero avere un impatto anche nell’industria della F.1. Mercoledì la Casa Bianca ha rivisto la sua decisione ma resta in vigore la tariffa del 25% sulle importazioni di automobili. Haas Automation ha dichiarato in una nota all’inizio di questa settimana di essere in procinto di studiare l’impatto sulle operazioni della casa. Un portavoce del team di F1 si è affrettato a ridurre il perimetro dell’allarme, no, no, per noi è tutto come prima, sul serio, stiamo bene, non vi preoccupate per noi, guardate altrove, per favore, guardate altrove. 

A The Athletic però sono degli impiccioni e pensano che ci sono dei dubbi su cosa questi dazi potrebbero significare a lungo termine per la F1.  Vale la pena ricordare che Liberty Media è un’azienda americana e possiede la F1. Un team americano è sulla griglia [appunto la Haas], un altro è in arrivo il prossimo anno con sede in Indiana [Cadillac] e tre gare si tengono negli Stati Uniti: a Miami, in Texas e a Las Vegas.

Non è pubblicamente noto quali materiali e quali componenti vengano fabbricati negli USA e quali arrivano da fuori per le monoposto di F1. Ma i dazi potrebbero rendere Cadillac e Haas più vulnerabili rispetto ad altri team che fanno base in Europa. Così come potrebbe essere toccata dalla manovra anche la Ford, che dal 2026 fornisce i motori alla Red Bull. 

Lo stabilimento di Oxnard della Haas impiega 1.700 persone e dispone di punti vendita in tutto il paese. Ma le preoccupazioni vanno oltre il mercato statunitense. Haas Automation ammette di essere particolarmente in ansia per la potenziale riduzione delle forniture di pezzi da Giappone, Taiwan e Corea. Uno scenario del genere, hanno fatto sapere, sarebbe catastrofico per l’industria statunitense delle macchine utensili che vale 5 miliardi di dollari. 

Haas Automation ha anche un significativo mercato in Cina e sentire dal team di F.1 che no, no, qui va tutto bene, stride con l’allarme della casa madre. 

I team di F1 – fa notare The Athletic – sono generalmente veicoli di marketing per aziende come Aston Martin o Red Bull. Accrescono la visibilità di aziende e case automobilistiche a livello globale. È la ragione principale per cui Gene Haas ha deciso di entrare in F1 nel 2016. Questa è la prima stagione in cui il team principal Ayao Komatsu potrà autofinanziarsi ed è la ragione che spinge il team all’ottimismo. 

Quanto alla Ford, la sua partnership strategica con Red Bull per la produzione di motori conformi alle nuove normative va dal 2026 al 2030. La produzione potrebbe essere concentrata tutta negli stabilimenti di Milton Keynes in Inghilterra. Intervenendo a Sky Sports UK durante il Gran Premio del Bahrain, il team principal della Red Bull Christian Horner ha detto che gli acquisti dagli USA sono molto contenuti. Ma Horner non ha nascosto la sua preoccupazione per l’impatto generale dei dazi sugli affari. Nel frattempo, la General Motors entrerà nel mondo della F1 con il marchio Cadillac, l’undicesimo team sulla griglia di partenza del 2026. Opera in tre sedi: Silverstone in Inghilterra, Fishers nell’Indiana e Charlotte nella Carolina del Nord. Operare nella Motorsport Valley nel Regno Unito e utilizzare un motore Ferrari potrebbe offrire alla Cadillac un paracadute. Ford e Cadillac non hanno ancora risposto alla richiesta di un commento da parte di The Athletic.

In alcuni ambiti specifici, l’industria automobilistica della F.1 stava già soffrendo significativamente. La Germania è iscritta al Mondiale con la Mercedes e vedrà l’ingresso di Audi nel 2026. Ma Volkswagen, proprietaria di Audi, ha raggiunto un accordo solo alla fine del 2024 per evitare chiusure di stabilimenti e licenziamenti forzati in Germania, dopo un enorme calo degli utili, attraverso un accordo per tagliare oltre 35.000 posti di lavoro fino al 2030. La Ferrari si è impegnata ad assorbire i costi legati ai dazi per tre dei suoi modelli venduti negli Stati Uniti [la Ferrari 296, la SF90 e la Roma] ma ha avvertito che per rimanere in linea con i suoi obiettivi finanziari del 2025 i prezzi delle altre auto aumenteranno del 10%.

Questi numeri – scrive The Athletic – illustrano i problemi che la scuderia italiana e quasi tutte le altre stanno affrontando in questo momento, con i margini a rischio. Il crollo dei prezzi delle azioni è stato rilevante anche per Liberty Media, che detiene i diritti commerciali della F1, e per la società di gestione della Formula One che gestisce il campionato. Entrambe sono quotate al Nasdaq con i nomi FWONA e FWONK. Come per gran parte di questa vicenda tariffaria in evoluzione, le implicazioni complete non possono ancora essere conosciute.

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