Cosa succedeva tra Milva e Rummenigge

  Cosa succedeva tra Milva e Rummenigge

E poi nel giro di dieci anni tutto è cambiato. Il 20 aprile del 1985 è una domenica. Il Verona sta andando a vincere il campionato. Mancano poco pià di una ventina di giorni. Quel giorno è in trasferta a San Siro contro il Milan e sembra l’ultimo grande ostacolo per la squadra di Osvaldo Bagnoli. In quegli anni la Gazzetta dello sport dedicava un’intervista di una pagina a cura di Enrico Parodi a un personaggio del mondo della cultura o dello spettacolo. Dieci anni dopo la depressione per la Nazionale di Fulvio Bernardini, l’Italia è campione del mondo in carica e sta aspettando la Juventus in semifinale di Coppa dei Campioni contro il Bordeaux, l’Inter in semifinale di Coppa UEFA contro il Real Madrid. La Gazzetta ne parla con Milva. Di questo e altro. 

 

➣  Milva, lei ha litigato con Rummenigge

«Dividiamo la stessa casa a Blevio, cinque chilometri da Como. La famiglia Rummenigge è a pianterreno, io sopra. È successo un fatto banale. Volevo parlare con Martina, moglie del campione nerazzurro, per chiarire alcuni aspetti di questa nostra coabitazione. Non la trovavo mai, così le ho fatto scrive dall’amministratore dello stabile. Hanno pensato fosse un’offesa, se la sono presa». 

➣  Lei si è lamentata per i comportamenti dei figli di Rummenigge

«Bugie. Mai visti ragazzi tanto tranquilli»

➣  Ma avete fatto pace?

«È venuto a trovarmi: un leggero toc-toc alla porta, era lui. Abbiamo parlato a lungo. Si sentiva in crisi, si è confidato un po’. M’ha detto: “non riesco a recuperare tra un partita e l’altra, sono stanco, la gente pretende l’impossibile”. Aveva l’angoscia del gol. L’ho rincuorato. In fondo il mio mestiere è simile al suo, conquistare il successo significa tenere in pugno lo spettacolo, avvincere il pubblico. La tecnica non basta, serve forza morale, intelligenza, sensibilità»

➣  Allo stadio ci va?

«La prima volta è stato il 2 novembre 1984. Ad Amburgo, ottavi di finale della coppa Uefa. L’Inter perse 2-1 m Rummenigge segnò. E che lotta là in tribuna. Tifavo Inter con l’amica Rosa Pepe. La gente ci urlava “mafiose!” noi rispondevamo “nazisti!’. Vicino a me c’era Netzer, campione tedesco degli ann Settanta. Fu un tale divertimento che il 17 marzo sono andata a San Siro per il derby. All’inizio il Milan sembra va avere più idee. Poi Kalle ha inventato quello splendido gol: stavo per cadere, salvata da due infermieri. Alla sera una telefonata: “Quando ci sei tu – diceva – segno sempre. Vieni più spesso”». 

➣  Com’e che si sbraccia per l’Inter? 

«Non potevo restare tutta la vita tifosa della Spal! M’incuriosì Helenio Herrera. Con il suo genio».

➣  È nata a Goro, provincia di Ferrara…

«Mio padre, commerciante di pesce, lavorava per mercati all’ingrosso. Una povertà dignitosissima. Da bambina ero magra e alta: sognavo il salto in alto, ma non c’era nessuno che me l’insegnasse, dovetti accontentarmi dei balzi con la cordicella». 

➣  La sua famiglia si trasferì a Firenze …

«Là c’era un mercato del pesce più importante. Ormai avevo 19 anni e lavoravo durante la settimana. Sveglia alle 4 del mattino per cucire sottogonne che mi venivano pagate in più. Una vita tremenda. Decisi: farò la cantante. Avevo studiato musica da Maestri, panettiere di Goro che aveva un pianoforte e due figli concertisti, poi con le suore canossiane, al collegio di Bassano del Grappa. Andai a Bologna da Salvino Prampolini, un impresario che si faceva chiamare Savino’s. Erano in voga le maggiorate: scollature e sederi. Io invece, cosi dimessa, scheletrica. Mi guarda e dice: non fa per te, però stasera a Riccione c’e un concorso di voci nuove, prova. Vinsi: diventai Sabrina, incisi un disco e cominciai a cantare nelle sale da ballo». 

➣  Esibirsi in quelle balere non le piaceva …

«Capivo di non essere attraente: capelli cortissimi, bocca larga, un mostriciattolo. Poi l’ossessione delle gambe magre. Fin da bambina mi deridevano: “gambe di sedano, gambe di sedano”. E prima di salire sul palco mi gonfiavo: tre paia di mutande, due pantaloni. Ma la paura restava. Il pubblico fischiava, inveiva. Poi, dopo le prime note, la calma: “però…” dicevano. 

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➣  L’accompagnava un complesso: i GG5…

«Con gli orchestrali non correvo rischi. Non mi importunavano, ero fuori da ogni tentazione. E piangevo, piangevo. Insieme con mia sorella. Soffrivo talmente che ottenni di cantare solo sabato e domenica»

➣  È vero che ha dormito nel letto con sua madre fino all’età di 17 anni? 

«Le ombre e i silenzi della notte mi angustiavano. Aspettavo l’alba per sentire la vita che riprendeva». 

➣  Quel primo impresario, Savino Prampolini, l’ha definita arrogante, ingrata, ambiziosa … «Arrogante, forse. Ma per timidezza: una ragazzina che doveva difendersi. Ingrata mai: ho onorato tutti i miei debiti. Ambiziosa? Nemmeno. Sognavo di lasciare al più presto quel mestiere. Sposando Maurizio Corgnati pensavo d’aver trovato posto tra le casalinghe. Fu lui a insistere perche continuassi: non nelle balere però» 

➣  Nel 1961 esordi al Festival di Sanremo… 

«Terzo posto con Il mare nel cassetto. Vinse Al di là, cantata da Betty Curtis e Luciano Tajoli. Allora il festival era un evento eccezionale. Orchestre, compositori, cantanti: si sfidavano le stelle della musica leggera. Oggi è una monotona presentazione di dischi. Mancano l’imprevisto, il sapore della rivalità, il clima della gara»

➣  Giorgio Strehler l’ha avvicinata al teatro…

«Là ho imparato a pensare con la mia testa. Si lavorava e isi studiava tutti insieme: recitazione, mimica, costumi. Mi svelavano i segreti del palcoscenico, scoprivo la letteratura e un nuovo amore per il canto, che odiavo, oramai»

➣  Nell’era della televisione che destino attende il teatro?

«Piacere di guardarsi in faccia, parlarsi senza schermi. Come il gusto di una gita in bicicletta nel- l’epoca dei viaggi interplanetari».

➣  Ciclista appassionata lo è davvero … 

«Il traffico di Milano non fa paura. Pedalo in sella alla mia Bianchi. E ho firmato perché vietino alle vetture di transitare in centro: avvelenano, esasperano, non ci si muove più».

➣  Ha detto: Roma non è una città, è un caos… 

«Impossibile viverci: manca la puntualità, si rimanda sempre. Percepisci i colori del disfacimento, ma in quell’atmosfera un po’ fatiscente t’abbagliano lampi di straordinaria bellezza». 

➣  Nel 1982 debuttò alla Scala in La vera storia di Luciano Berio… 

«Qualcuno non accettava che potessi cantare cosi, senza microfono. Inventarono che l’avessi nascosto nel reggiseno. Invece la mia voce al “naturale” si sentì fino alle poltrone dell’ultima fila». 

➣  Le esibizioni nelle sale da ballo sono servite per conquistare il teatro dell’Opera di Berlino o l’Olympia di Parigi? 

«Per carità! In quelle balere sforzavo la voce: fumo, urla, situazioni terribili. Hanno dovuto operarmi sette volte per lesioni alle corde vocali. Certo, resistere là tempra il carattere. Ma resti grezzo. Che avrei fatto senza Strehler?» 

➣  Ha trionfato in tutta Europa. Giudichi le avversarie delle squadre italiane nel mercoledì di coppe …

«I francesi del Bordeaux sanno correre. La Juve soffrirà. Ma Platini sembra avere un cervello per gamba. Il Real Madrid? Ormai siamo in tempo di democrazia. All’Inter bastera un po’ di coraggio» .

➣  Un campione che l’affascina?

«Schumacher, portiere della nazionale tedesca. Quel suo sguardo feroce, come l’ho odiato al Mundial! E quanto l’ho ammirato!».

➣  Ha un debole per la Germania…

«Un popolo che ci assomiglia più di quanto supponiamo. Al contrario di ciò che accade con gli inglesi».

➣  Vasco Rossi?

«Più personaggio che talento musicale. Non lo si può paragonare a Lucio Dalla, Franco Battiato, Francesco De Gregori».

➣  Ornella Vanoni?

«Lusinga il pubblico con la sua sensualità. Ogni suo movimento, ogni fotografia, ogni intervista è un ammiccamento. un anelito» 

➣  Adriano Celentano?

«Quando cantava Il ragazo della via Gluk allora sì. Oggi nulla m’accomuna a lui. È musica che non fa pensare, non dà nulla. I suoi film poi, peggio che andar di notte! E quel fervore religioso: perché ostentarlo cosi?» 

➣  La chiamavano Pantera di Goro…

«Un soprannome che tratteggia con ironia il mio modo di cantare: mi diverte ancora, mi ci ritrovo» 

➣  Mina era la Tigre di Cremona….

«Allora s’inasprivano queste rivalità. Mina ha sempre rappresentato la borghesia: piccola e media. E diceva d’apprezzare Giovanni Malagodi, liberale».

➣  E lei?

«Preferisco Napoleone Colajanni, Lucio Magri, Rossana Rossanda: comunisti».

➣   A giugno il Parlamento eleggerà il presidente della Repubblica …

«Sandro Pertini s’è fatto amare per il suo impeto, la sua spontaneità. Ha diritto di riposare: altri sette anni al Quirinale sarebbero troppo lunghi» .

➣  E la corsa allo scudetto?

«Il Verona è squadra. L’Inter non ancora».

➣  Il Torino?

«Si agita, ma non dà affidamento» 

➣  Oggi si gioca Milan-Verona

«L’orgoglio dei veneti spegnerà le illusioni dei potenti».

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