Più Olanda, meno Germania: il cambio di gerarchie nell’atletica europea

prima di tutto

Gli Europei indoor di atletica

Sette volte è suonato l’inno olandese nel palazzo di Apeldoorn. È il più antico al mondo tra quelli in circolazione. Risale alla fine del Cinquecento, sebbene solo negli anni Trenta del Novecento sia stato riconosciuto in via ufficiale. Ha la melodia di un vecchio canto cattolico francese e dice addoloratevi, miei sudditi, gente onesta di natura, Dio non vi abbandonerà, anche se ora disperate.

Disperati non sembravano, così vestiti d’arancione, così dominanti agli Europei indoor. L’ultimo paese che ha chiuso un’edizione con più dei 7 ori olandesi è stata la Russia nel 2009. Correre e saltare in casa porta un’energia ulteriore anche nei mesi che precedono l’evento, così ha spiegato Baldini durante la diretta su Sky ricordando Roma 2024 per l’Italia. Di diverso c’è che l’Olanda dell’atletica era stata prima nel medagliere anche a Torun 2021 e seconda due anni fa, con 4 ori di meno e 7 podi anziché nove. 

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Arretra l’Europa del Mediterraneo. Regge solo l’Italia seconda, con 3 ori, 1 argento, 2 bronzi, le stesse sei medaglie del 2023 ma con un successo in più. La Spagna con le maggiori aspettative di sempre ha preso un paio di bronzi in più rispetto all’ultima edizione. Per la terza volta negli ultimi 4 campionati la Francia non è andata oltre un singolo oro, ma si è piazzata terza nella classifica a punti che tiene conto pure dei piazzamenti. Pure lì ha vinto l’Olanda, segno di una profondità del movimento. La Gran Bretagna è stata seconda a punti, ma con il peggior medagliere degli ultimi trent’anni. La Norvegia è stata terza nel medagliere ma 12esima nella classifica a punti perché quel medagliere si poggia per buona parte sulle spalle di Jakob Ingebrigtsen. Un caso è la Germania, zero ori, 2 argenti e 2 bronzi, il peggiore Europeo indoor di sempre perché la scena è mutata: dal 2013 non sono meno di 14 i paesi che tornano a casa con almeno una medaglia d’oro, stavolta sono stati 15 e in 23 sono saliti sul podio, due in più rispetto al 2023.

L’Italia aveva vinto la classifica a punti a Istanbul, se ad Apeldoorn non si è ripetuta è sostanzialmente per le aspettative deluse dal getto del peso. Le liste dell’inverno davano a Fabbri e Weir un primo e un secondo posto. Fabbri non è entrato neppure in finale, Weir si è piazzato ottavo. Furlani poteva essere oro, e lo dice lui stesso, ma l’oro di Iapichino doveva essere un argento e quello meraviglioso di Zaynab Dosso sembrava in partenza un bronzo.

Gaia Piccardi scrive sul Corriere della sera che le due donne d’oro, Iapichino e Dosso, erano le atlete uscite scontente dall’Olimpiade di Parigi. Hanno saputo ricostruirsi, e prendersi il continente. Ecco perché entrambe parlano di resilienza, di sogni infranti e rimessi insieme con il bostik del lavoro. Zaynab è arrivata a Roma dalla Costa d’Avorio, dove è nata 25 anni fa, passando da Rubiera, luogo di ricongiunzione con i genitori emigrati in Italia nel 2002. Ieri non ha sentito la sveglia, si è alzata con il torcicollo, aveva male a un piede, si è detta, alla maniera di Larissa: «Basta con i pensieri negativi, corri e divertiti»

Giulia Zonca su La Stampa definisce i dettagli della giornata cupa a cui Dosso si è ribellata. I suoi 60 metri durano 7″01, il tempo in cui la scienza ha stabilito che un essere umano riesca a crearsi la prima impressione. A guardare il risultato, ci si fa quella sbagliata. Avvicinamento perfetto e data di grazia, solo che se si aggiungono le ore precedenti a quei sette secondi appena abbondanti la percezione è diversa. Il gatto le scappa giusto alla partenza per l’Olanda (recuperato dalla sorella), al primo risveglio ad Apeldoorn le si irrigidisce un piede, ferma in sala di fisioterapia e il giorno della gara, tre turni consecutivi nel giro di qualche ora, si sveglia con il torcicollo. Si presenta allo start foderata di tape scuri e in questa sequenza da «autosabotaggio tanto assurdo da far ridere» non la sfiora l’idea che questo non sia il suo momento. Ha smesso di rincorrerlo, ha deciso di aspettarlo e ora se lo trova tra le mani”. 

L’ultima giornata di Apeldoorn si è chiusa con 2 primati mondiali stagionali, 13 primati nazionali e 24 primati personali. 

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